Mamma, chi me l'ha fatto fare!

6 Ottobre Ott 2017 1637 06 ottobre 2017

Stupro: la legge italiana tutela i minori, quella francese no

Lui 28 anni, lei 11: per un giudice di Parigi non si tratta di abuso, ma di rapporto consensuale. Nel nostro Paese il problema non si porrebbe: sotto i 14 è violenza aggravata.

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Martello Giudice

La prima cosa che mi è venuta in mente, leggendo di Sarah, 11 anni, e della sentenza sul rapporto che ha avuto con un 28enne, è stata «il giudice è matto». Mi riferisco alla ragazzina di Montmagny, periferia di Parigi, approcciata fuori dalla scuola da un giovane che l'ha convinta a seguirlo e a fare sesso con lui. Tornando a casa la piccola si è confidata con la madre, che ha denunciato» l'uomo per stupro. Un giudice, però, visto che non c'erano state «violenza, coercizione o minacce», in base al codice penale ha incriminato l'uomo non per stupro, ma per un generico reato sessuale, punibile con un massimo di cinque anni di reclusione. Oddio, per come la vedo io, se il magistrato non è folle, è sbagliato il cavillo legale, l'articolo 227-25, che gli ha permesso di pronunciarsi, stabilendo che per Sarah il rapporto sarebbe stato «consensuale».

Una volta tanto, per fortuna, funziona meglio la legge italiana, che tutela di più i minori: nel nostro Paese, i 14 anni segnano il limite per dare il consenso a un'attività sessuale. Al di sotto, scatta comunque il reato di violenza aggravata, anche se la giovane, o il giovane, è consenziente, come stabilito dall'articolo 609 del codice penale. E da mamma, con un sospiro di sollievo, penso sia giusto.

Quella di Sarah è una fascia d'età che conosco bene, perché mia figlia, che è in quinta elementare, ha dieci anni e mio figlio 12.
La settimana scorsa nella classe della mia Clara c'è stata una giornata di agitazione, a tratti di panico, sia fra i maschi che fra le femmine, perché una compagna «indossa l'assorbente». E questo per dire quanto siano immaturi. Perché dai ragazzini magari te l'aspetti, ma dalle piccole un po' meno: a diverse, compresa la mia cucciola, è stato spiegato dalle mamme che a breve, magari già durante quest'anno scolastico, potrebbe arrivare il ciclo, con tutto quello che comporta. Clara, quando ne abbiamo parlato fra donne, mi ha detto che va bene, per carità, se è un processo della natura sarà anche perfetto, ma che se il ciclo è quella roba che mi fa urlare «quando vado in menopausa darò una grande festa» forse non deve essere bellissimo. E del resto, la sua prima preoccupazione, era di poter continuare a nuotare, o a giocare a calcio, anche in «quei giorni». Insomma, una priorità da grande, no?

Nella classe di Ettore, invece, le ragazzine stanno sbocciando: brufoli, capelli da lavare quotidianamente, statura che fa sembrare i compagni dei nanetti da giardino. Ma per molti versi sono bambine, nel legame a doppio filo con l'amica del cuore, nella scelta dei film, nell'acquisto dei peluche. Di recente, per la visita all'Acquario di Genova, la classe ha fatto sosta nel bookshop: avranno preso pubblicazioni, quaderni, segnalibri, biro? Ovviamente no, la scelta della maggioranza è caduta su delfini, tartarughe e cuccioli, rigorosamente di peluche, come se in casa non avessero letti ricoperti da montagne di mostriciattoli, personaggi e animali in versione morbida.

Io a questa età, per le fanciulle brufolose, che qualche volta cambiano l'abito alla Barbie, e per i ragazzi che nonostante l'accenno di baffetti sono ricurvi sulle carte Pokemon, provo un senso di tenerezza. E li vedo come dei boccioli delicatissimi, che vanno protetti, curati, coccolati. Mi tornano in mente le parole di Ivano Zoppi, dell'Associazione Pepita Onlus. L'esperienza dell'educare, che in una serata sul bullismo aveva raccomandato a noi genitori di guardare i nostri figli come «opere d'arte uniche, speciali, con potenzialità straordinarie ma anche fragilità». Sottoscrivo, anche se, da mamma innamorata, è sempre dietro l'angolo il rischio di scadere nel patetico, nel romanzo d'appendice. Ma io i ragazzini li vedo così: vanno accompagnati in un percorso verso la consapevolezza, che richiede ancora tanto cammino. Il punto è proprio la consapevolezza, che in un rapporto sessuale, secondo me, a 11 anni non ci può essere. Stavolta teniamoci la legge italiana, via.

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