14 Settembre Set 2017 1600 14 settembre 2017

La mamma che si è infiltrata in un gruppo Facebook di pedofili

Risrona Simorangkir, di Singapore, è incappata in un gruppo Facebook dove venivano pubblicate foto rubate di bambini, con tanto di consigli su come violentarli. Lei vi si è iscritta in incognito. E qualche risultato l'ha ottenuto.

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Facebook Privacy Flaw Exposes Private Photos

La pedofilia corre sui social. E non solo in Italia, dove ormai da tempo si discute sull'opportunità di postare le foto dei propri figli su Facebook e affini, ma in tutto il mondo. Anche in Indonesia, dove grazie all'azione di un gruppo di mamme in incognito sono stati smantellati una serie di gruppi chiusi i cui iscritti postavano scatti rubati di bambini all'interno di discussioni pornografiche.

COME CARAMELLE

La prima mamma a incappare per caso in un gruppo pedofilo, racconta la Bbc, è stata Risrona Simorangkir. Quello che ha scoperto fa accapponare la pelle: «Questo gruppo aveva migliaia di iscritti che condividevano video e foto. Alcuni di loro dicevano di produrre loro stessi il materiale, scattando foto ai bambini dei vicini di casa o addirittura dei parenti». Tra i dettagli che più fanno rabbrividire, il nomignolo che i pedofili affibbiavano alle piccole vittime: lollys, ossia caramelle. Come se si trattasse di prelibatezze da scartare e consumare.

Risrona Simorangkir

UN GRUPPO INTERNAZIONALE

Insieme alle sue amiche, Risrona ha deciso di iscriversi a questi gruppi per i pochi minuti necessari a fare qualche screenshot da consegnare alla polizia. Pochi minuti, ma durissimi da sopportare: perché tra una foto e l'altra, i topic del gruppo pullulavano di discussioni dove gli utenti si davano consigli sul modo migliore per avvicinare le giovani vittime e costringerle a fare sesso con loro. Nel frattempo, altri genitori si erano attivati per denunciare e far chiudere altri gruppi simili, cosa che poi è avvenuta e ha portato all'arresto di cinque persone da parte della polizia indonesiana. Il problema, però, è che gruppi del genere hanno spesso migliaia di utenti sparsi in tutto il mondo. Quello individuato da Risrona, ad esempio, ne contava ben 7 mila provenienti da 11 Paesi diversi.

IL RISCHIO DI FARE LA COSA GIUSTA

Quanto fatto da Risrona e dalle madri come lei, però, potrebbe avere degli effetti collaterali sulle loro stesse vite. Come hanno fatto notare alcuni attivisti che si occupano professionalmente di questi temi, infatti, i genitori-eroi, per difendere i bambini, si sono esposti in prima persona, con le loro vere identità e mettendo quindi a rischio la propria incolumità per scalfire appena la punta dell'iceberg di un fenomeno molto più diffuso e nascosto di quanto si possa pensare. Risrona, però, da parte sua non nutre nessun rimpianto: per convincersi di aver fatto la scelta giusta, le basta ripensare al senso di disgusto provato mentre osservava l'orrore sullo schermo del suo pc.

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