18 Maggio Mag 2018 1051 18 maggio 2018

La storia di Farah, portata via da Verona e costretta ad abortire in Pakistan

La sua famiglia, che vive a Verona, l'ha riportata nel Paese d'origine e le ha fatto interrompere la gravidanza. I messaggi disperati alle compagne di classe: «Mi hanno legata a un letto e sedata».

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Una storia terribile. Che ricorda quella di Sana Cheema, la ragazza pakistana uccisa dai familiari per aver rifiutato un matrimonio combinato.
In questo caso, quello di Farah, 19 anni, la trama è simile: di diverso c'è che di mezzo non c'è un femminicidio ma un aborto. La sua famiglia ha detto di no all'amore occidentale nato tra i banchi di una scuola di Verona, dove vivevano da anni, con un compagno di classe. Poi l'hanno costretta a rinunciare al suo bambino. E con una una scusa, quella del matrimonio del fratello nel suo Paese d'origine, il Pakistan, l'hanno portata via da Verona.

LA RICHIESTA DI AIUTO ALLE COMPAGNE DI CLASSE

E anche questa volta, come nel caso di Sana, ad essere contrastato con la violenza è stato l'amore, nato in classe tra la ventenne e un suo compagno di studi una scuola superiore, e un bambino, che sarebbe dovuto nascere questa estate. Per facilitare il parto, i dirigenti scolastici avevano anche pensato di anticipare per la ragazza gli esami di maturità, per permetterle di portare a termine la gravidanza in modo sereno. Ma Farah è stata portata in Pakistan. E da lì ha lanciato una disperata richiesta di aiuto inviando messaggi via WhatsApp alle compagne di classe per descrivere l'incubo che stava vivendo, poi il silenzio e le indagini della Polizia.

LEGATA E SEDATA, COSTRETTA AD ABORTIRE

La famiglia di Farah vive a Verona dal 2008. Suo padre, proprietario di un negozio in città, era stato denunciato per maltrattamenti e a settembre la ragazza si era rivolta ai servizi sociali del Comune, che per un periodo l'hanno ospitata in una struttura protetta nell'ambito del 'Progetto Petra' contro le violenze di genere. Il 9 gennaio, però la ragazza lascia la casa protetta dicendo di essersi riconciliata con i parenti. Poco dopo la sua famiglia organizza la partenza per il Pakistan, giustificata dal matrimonio del fratello. Da quel viaggio, l'inizio dell'incubo: Farah non è più tornata, e alle amiche della classe sono cominciati ad arrivare messaggi scritti e vocali in cui la ragazza descriveva l'inferno: chiusa in camera, legata a un letto, sedata con pillole fino all'intervento di una dottoressa che le avrebbe procurato l'aborto, la paura. Poi, il silenzio. La rete scolastica si è attivata, a partire dalle compagne fino alla dirigenza, e da qui alla Digos della Questura scaligera, che ha anche attivato il consolato pakistano in Italia. Anche il fidanzato veronese aveva lanciato l'allarme al progetto Petra.

L'ALLARME DELLA FARNESINA, POI LA LIBERAZIONE

L'incubo vissuto da Farah è stato condannato nel nostro Paese in modo netto da tutte le forze politiche. Per il senatore dl Pd, Vincenzo D'Arienzo «nessuna propaganda, ma la richiesta di certezze e di giustizia. Con un'interrogazione parlamentare ho chiesto al ministro degli Esteri di fare la propria parte affinché sia accertata la verità, i responsabili vengano puniti e la ragazza sia riportata al più presto al sicuro a Verona». Chiarezza è stata chiesta anche da Paolo Grimoldi, deputato della Lega e segretario della Lega Lombarda: «Anche questa vicenda», ha detto, «su cui invitiamo la Farnesina ad attivarsi subito per fare luce su quanto sta accadendo, conferma che un certo Islam radicale ed estremista non è in alcun modo compatibile con il nostro modo di vivere e con il nostro ordinamento e con i suoi valori».
E la Farnesina si è attivata, chiedendo all'ambasciata d'Italia ad Islamabad di verificare con urgenza, con le autorità locali, le notizie relative a una studentessa pakistana, residente a Verona, che - rientrata in patria - sarebbe stata costretta dalla famiglia a interrompere la gravidanza. «Se così fosse si tratterebbe di un gravissimo episodio. L'Italia difende con forza e in ogni circostanza il rispetto dei diritti umani e delle libertà e i diritti fondamentali sulla base della parità di uomini e donne». Nel pomeriggio del 18 maggio l'Ansa ha fatto sapere che Farah è stata liberata da chi la stava trattenendo ed è ora al sicuro, in compagnia di rappresentanti delle autorità italiane. Sarebbe accaduto nella zona di Islamabad grazie a un intervento delle forze di polizia pakistane.

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