16 Maggio Mag 2018 1943 16 maggio 2018

UltraViolet, Spotify e i casi Steven Tyler e Red Hot Chili Peppers

Alcuni gruppi contro le molestie sessuali e il sessismo stanno accusando altri artisti. La pena? L'eliminazione dalle playlist dai servizi di streaming.

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Ultraviolet Spotify Steven Tyler Red Hot Chili Peppers

In principio fu R. Kelly. Poi è toccato pure a Steven Tyler, Red Hot Chili Peppers, Ted Nugent e altri artisti. Vi starete chiedendo (giustamente): a fare cosa? A essere vicini dall'eliminazione parziale da Spotify per comportamenti che, secondo alcuni gruppi contro il sessismo e le molestie sessuali, non possono essere considerati accettabili. Un'associazione, UltraViolet, ha chiesto al servizio di straming musicale di cancellare le canzoni di alcuni cantanti e di alcune band dalle playlist perché i proprio membri hanno avuto dei rapporti sessuali con minorenni.

LE ACCUSE DI ULTRAVIOLET

Secondo le accuse del gruppo anti sessista, gli artisti coinvolti sono Steven Tyler, il cantante dei Red Hot Chili Pepper Anthony Kiedis, il batterista degli Eagles Don Henley e Ted Nugent. Secondo un dossier pubblicato da Consequence of Sound nel 2017, il frontman degli Aerosmith, quando aveva 27 anni, ebbe una relazione con Julia Holcomb, 16 anni. Successivamente, la madre di lei accordò al musicista anche la tutela legale della minore. Per quanto riguarda il leader dei Rhcp, invece, ebbe dei rapporti sessuali con una ragazzina di 13 anni che frequentava una scuola cattolica di Los Angeles. Il fatto, comunque, era di dominio pubblico, visto che lo stesso Kiedis lo ha raccontato nella sua autobiografia Scar Tissue (fu anche d'ispirazione per la canzone Catholic School Girls).

IL COMUNICATO DI ULTRAVIOLET

Vi ringraziamo per aver tolto dalle vostre playlist ufficiali i noti violentatori R. Kelly e XXXTentacion. Questi due uomini non solo gli unici due ad aver commesso atti del genere presenti sulla vostra piattaforma: vi preghiamo, pertanto, di approfondire il tema presso gli artisti che promuovete. Tutte le volte che un individuo viene glorificato nonostante le accuse di abusi sessuali, erroneamente perpetuiamo la convinzione che non esistano conseguenze a certe condotte. Vi inviamo questa lettera aperta nella speranza che altri servizi come iTunes, Google Play Music e Pandora possano seguire il vostro esempio.

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