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Diritti

15 Maggio Mag 2018 1447 15 maggio 2018

La prima causa di femminicidio non è l'aborto ma il patriarcato

La prima forma di controllo maschile sulla vita delle donne passa attraverso il controllo della loro salute riproduttiva. L'opinione sui cartelloni affissi a Roma.

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Dopo l’appello della Rete Rebel Network alla sindaca Virginia Raggi si sta valutando la rimozione dei cartelloni giganti esposti a Roma con la scritta «L’aborto è la prima causa di femminicidio» con cui il gruppo integralista conservatore CitizenGo ha strumentalizzato senza pudore il femminicidio per i propri fini propagandistici.
Impegnati da anni in campagne contro le donne che negano il diritto di interrompere una gravidanza in sicurezza, nel rispetto del diritto alla salute sancito dalla legge 194, hanno agito senza rispetto per le donne morte di femminicidio, per i loro figli orfani e i loro cari.

Nelle loro ‘spiegazioni’ hanno accomunato l’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) all’aborto selettivo, pratica violenta e discriminatoria diffusa prevalentemente in Cina, in India, ma anche in alcuni stati dell’ Est Europa.

Mentre l’Ivg è un intervento sanitario che rispetta la volontà della donna e ne tutela la salute, il secondo è sì una forma di femminicidio poiché rientra nelle tante forme di violenza contro le donne essendo la ‘selezione’ volta a non far nascere figlie femmine poiché considerate di poco valore.

Confondere i piani è fuorviante, ma non è stato certo fatto con ingenuità.

Stiamo parlando di gruppi che possono permettersi esperti di marketing, le loro campagne costosissime (come quelle degli altri gruppi ad essi correlati) sono finanziate, si legge da varie fonti che ne monitorano le attività, da ricche organizzazioni di estrema destra sparse nel pianeta, dall’America alla Russia, Italia compresa.

Il loro interesse morboso verso l’embrione dov’è se gli embrioni diventano bambini e subiscono abusi e violenze anche in quella famiglia di cui tanto si fanno paladini? Perché non scendendo in piazza né espongono cartelloni contro la pedofilia? Perchè non fanno campagne sulla contraccezione per prevenire gli aborti soprattuto tra le giovanissime?

La loro attività si concentra con perseveranza sul limitare la libertà delle donne, strumentalizzando la fede religiosa esattamente come fatto gli integralisti islamici.

«Il patriarcato è la prima causa di femminicidio» ha risposto la rete Non una di meno modificando con photoshop il cartello esposto a Roma. Ed è vero, queste organizzazioni si stanno mobilitando più che mai in questi ultimi anni proprio in coincidenza del maggior spazio pubblico acquisito dalle donne in tutto il mondo.

E la prima forma di controllo maschile sulla vita delle donne passa attraverso il controllo della loro salute riproduttiva.

La campagna di CitizenGo coincide con i 40 anni della legge 194, in vigore dal 22 maggio 1978 (Non una di meno ha organizzato cortei a Roma, Bologna, Milano il 26 maggio).

Va ricordato che la legge è stata voluta e votata con un referendum da tanti cittadine e cittadini anche cattolici; si riconosceva alle donne il diritto di scegliere se diventare o meno madri, di quanto figli e in che momento della loro vita, si voleva dire basta alle tante morti procurate dagli aborti clandestini che in questo nuovo millennio sono in crescita proprio a causa dell’aumento dell’obiezione di coscienza in molte strutture sanitarie pubblche.

L’obiezione, riconosciuta come un diritto proprio dalla legge 194, viene purtroppo usata come forma di ricatto in molti ospedali dove la dirigenza costringe a sottoscriverla anche chi obiettore o obiettrice non sarebbe, ma lo diventa di fatto per non rischiare ostacoli alla propria carriera o addirittura mobbing.

Talvolta i medici sono obiettori nelle strutture pubbliche e praticano le interruzioni privatamente, consolidando anche una discriminazione di classe che la legge 194 invece contrasta. O meglio contrasterebbe, perchè con l’obiezione media al 70% (in alcuni ospedali al 100%) in Italia ormai è quasi una certezza dover investire dei soldi per un servizio che solo in teoria è garantito dal servizio sanitario nazionale.

In Italia c’è un’associazione di ginecologi e ginecologhe che si battono per il rispetto della legge 194, si chiama Laiga e il 25 e 26 maggio ci sarà a Roma il loro convegno nazionale (info su laiga.it). La tutela della salute delle donne non dovrebbe essere prioritaria per ogni medico nello svolgimento della sua professione?

I gruppi integralisti si spacciano per difensori della vita ma in realtà seminano odio e avversità verso la vita stessa delle donne, la loro libertà di scelta. Le loro campagne ci pongono una domanda: ignorarli sapendo che numericamente rappresentano una minoranza o contestarli pubblicamente dando però risalto alle loro iniziative?

Forse sarebbe il caso che la risposta arrivasse dalle istituzioni, che invece sembrano lasciare all’attivismo, in ogni ambito, l’onere di difendere i diritti delle persone.

E dal mondo cattolico, quello per bene, che tacendo e non dissociandosi pubblicamente dal fanatismo catto-integralista di fatto permette che si esprimano anche in loro nome senza essere smentiti.

L’appello della rete Rebel Network ha raccolto migliaia di sottoscrizioni.

Questo ci dice che esiste un Paese che non sta più zitto, che sta smettendo di minimizzare e dice basta pubblicamente, con nome e cognome, ai tentativi di riportare le donne a casa ad occuparsi di casa e figli, perchè questo è di fatto l’obiettivo di queste organizzazioni. Utilizzano una comunicazione efficace, che confonde un’opinione pubblica che non ha sempre il tempo per approfondire, basti pensare al successo della campagna sul gender che ha spaventato non pochi genitori ostacolando tanti percorsi di educazione al rispetto nelle scuole.

Anche il mio libro per l'infanzia W i nonni è stato definito un libro «gender» perchè nella famiglia che racconto è il papà che rientra a casa prima con la spesa. Perchè è la figlia femmina quella che gioca a calcio e sogna di diventare presidente. Eppure in quella famiglia sono tutti etero, mamma e papà, nonno e nonna. Ma le campagne sul gender, i family day, i cartelloni, i camper, le marce, le veglie, sono figlie della stessa propaganda, sono rivolte contro chiunque si sottragga all’ordine patriarcale, appunto.

CitizenGo annuncia una massiccia azione in tante città italiane per riproporre l'orribile immagine che associa gravidanza, aborto e femminicidio, che non rispetta le donne, che non riconosce loro i diritti fondamentali della persona.

La caccia alle streghe non è mai finita, la risposta dovrà essere sempre più forte e collettiva.

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