14 Maggio Mag 2018 1155 14 maggio 2018

Secondo Federica Pellegrini #MeToo è stato inefficace nello sport

La campionessa ha fatto un bilancio sul movimento in Italia: «Non ha insegnato nulla agli uomini».

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Federica Pellegrini Metoo Sport

Di solito, si sente o si legge di #MeToo per casi che riguardano esclusivamente il mondo del cinema e della tv. Ma non tutti i casi di molestie e violenze sessuali riguardano lo star system: nei vari scandali sono stati coinvolti imprenditori, politici, Ong, l'Onu e il mondo dello sport. Non molto tempo fa, infatti, c'è stato un caso di abusi all'interno della Nazionale americana di ginnastica artistica che si è concluso con la condanna di Larry Nassar, il medico sportivo accusato. Il 12 maggio 2018, La Stampa ha pubblicato un'intervista a Federica Pellegrini, nella quale si torna sulla questione #MeToo nello sport. La campionessa non ha semplicemente parlato degli scandali di molestie sessuali ma ha anche fatto una riflessione sul ruolo della donna in un settore piuttosto maschilista.

LO SPORT AI TEMPI DI #METOO

Uno dei passaggi più interessanti dell'intervista di Giulia Zonca riguarda il cambiamento dello sport, una volta che sono usciti tutti i casi e tutte le denunce per molestie sessuali. Alla domanda se ci fosse stato o meno un cambio di passo, Federica Pellegrini ha risposto: «Direi proprio di no. Per fortuna nel nostro movimento non sono emersi casi di abusi, spero che non succeda mai, ma sono anche sicura che così si sentono tutti a posto. Senza bisogno di fare ragionamenti sulla figura femminile in questo contesto». Poi è arrivata una domanda più personale: «Hai mai avuto attenzioni indesiderate in piscina?». Anche in questo caso, risposta negativa: «No. Mi piace pensare che se qualcuno mi avesse messa anche solo a disagio lo avrei denunciato subito, ma capisco che i traumi facciano danni. E che ci possono volere anni». Anche se non c'entra apparentemente niente, la giornalista ha chiesto alla campionessa di commentare il caso delle ombrelline: «Ci sono talmente tanti ruoli che somigliano a quelli. Le ombrelline sceglievano di porsi in quel modo e c’era un che di dichiaratamente goliardico. Alla fine è giusto che una donna possa scegliersi il mestiere che creda. Così è un ulteriore giudizio. E sempre a senso unico».

LE DONNE E LO SPORT

Accanto a #MeToo, c'è un altro tema centrale nell'intervista: le donne e lo sport, un rapporto molto spesso considerato inferiore rispetto a quello tra uomini e sport. Ma è davvero così? «Sì, sempre. È un problema culturale. Un uomo è campione dopo una vittoria importante, una donna deve costruire una carriera intera di successi per avere lo stesso peso». Ma è un comportamento che si pò cambiare? Sì, «con il tempo. E con le vittorie. I tre ori delle donne alle Olimpiadi invernali per esempio hanno lasciato il segno».

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