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Diritti

14 Maggio Mag 2018 1644 14 maggio 2018

La campagna di CitizenGO dice che «l'aborto è la prima causa di femminicidio»

A Roma sono stati affissi cartelloni contro la 194. Che se ne fregano della legge e del diritto di scegliere di ogni donna. La Cgil ne chiede la rimozione.

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Ad aprile aveva indignato mezza Italia. E dopo due giorni di polemiche, il manifesto di Pro Vita contro l'aborto affisso a Roma era stato rimosso. Dopo poco più di un mese ci risiamo: cambia lo slogan, anche se sempre crudo e di nuovo fa leva sul senso di colpa, ma non il concetto.
«L'aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo», recita un nuovo cartellone affisso nella Capitale col quale è partita la campagna di CitizenGO #stopaborto in preparazione della Marcia per la Vita di sabato 19 maggio a Roma. «È in atto il tentativo di censurare e silenziare chi afferma la verità sull'aborto, che sopprime la vita di un bambino e ferisce gravemente quella della donna. Rivendichiamo il diritto di opinione ed espressione tutelato dalla Costituzione», hanno spiegato i promotori della campagna. Dimenticando che la legge 194 da 40 anni lo tutela. E che ogni donna è libera di scegliere.

MANIFESTI OFFENSIVI PER TUTTE LE DONNE

Campagna che sta suscitando una bufera di polemiche, per la quale in molti sul web stanno chiedendo uno stop alla sindaca Virginia Raggi. «Chiediamo alla sindaca di intervenire immediatamente per far rimuovere questo vergognoso manifesto da uno dei gruppi a nostra parere pro-odio e contrari alla libertà di scelta delle donne. Chiediamo a tutte le associazioni e a tutte le persone che intendono sostenere le nostre azioni a sostegno della Legge 194 e della libertà femminile (questa inclusa), di sottoscrivere questo post il proprio nome e cognome», scrive sui suoi canali social Rebel Network, la rete femminista per i diritti. L'intervento del Campidoglio è sollecitato anche dalla presidente del II municipio Francesca Del Bello: «Questa mattina Roma si è svegliata nuovamente invasa da manifesti offensivi per tutte le donne, soprattutto per quelle che hanno conosciuto l'esperienza difficile dell'aborto o della violenza. Chiediamo al Campidoglio e all'assessora Marzano di intervenire tempestivamente».

«PARAGONARLO AL FEMMINICIDIO È DISGUSTOSO»

Dello stesso parere è Monica Cirinnà: «È iniziata oggi una nuova orribile campagna di disinformazione contro le donne da parte di organizzazioni estremiste che associa l'aborto al femminicidio. È necessario un immediato intervento delle istituzioni, a partire dall'Autorità delle Comunicazioni, per rimuovere subito i manifesti e per fermare la diffusione di false informazioni», ha dichiarato la senatrice del Pd che ha protestato anche su Twitter. «Tale campagna si basa su assunti completamente infondati. Le interruzioni di gravidanza in Italia sono tra le più basse in Europa e in costante calo da dieci anni. Accostare, poi, un diritto delle donne a una violenza come il femminicidio è quanto di più disgustoso possa essere fatto».

«LA 194 VA APPLICATA CORRETTAMENTE»

Non è rimasta in silenzio neanche la Cgil di Roma e del Lazoi, che ha fatto sapere che il manifesto «comparso oggi in diversi municipi romani rappresenta l'ennesimo attacco contro la libertà di scelta delle donne», perché «difendere il diritto all'aborto e garantire la corretta applicazione della legge 194, che tra pochi giorni compirà 40 anni, deve rimanere una priorità per la nostra regione e per il Paese intero affinché nessuna donna debba più ricorrere a metodi alternativi, spesso privi di igiene e tutele sanitarie». Tina Bali, segretaria della Cgil di Roma e del Lazio, ha chiesto che il cartellone sia rimosso tempestivamente.

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