12 Maggio Mag 2018 0800 12 maggio 2018

In Iraq per le donne è molto difficile partecipare alle elezioni politiche

Il 12 maggio si va alle urne. La legge tutela le candidate, ma si fa di tutto per delegittimarle a suon di scandali sessuali.

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La costituzione dell'Iraq garantisce alle donne il 25% dei 329 seggi in Parlamento, ma per le irachene la strada che porta al Consiglio dei Rappresentanti è lunga, difficoltosa e, manco a dirlo, irta di misoginia e sessismo. Sono quasi 2600 le candidate alle elezioni in programma per il 12 maggio, e molte di loro, nei precedenti mesi di campagna elettorale, sono state oggetto di violente campagne diffamatorie che hanno spinto addirittura un portavoce dell'Onu a esprimere una dura condanna: «I responsabili delle diffamazioni, del cyberbullismo e delle molestie stanno cercando di spaventarvi, perché temono le candidate donne che sono istruite, dinamiche, coraggiose e con una mentalità aperta».

SCANDALI SESSUALI AD HOC

Anche perché quel 25% garantito, stando alle accuse mosse da un'attivista dalle pagine del sito Rudaw, non è affatto ripartito equamente tra le donne delle diverse fasce sociali: «Scommetto che non si riesce a trovare una singola persona che non sia la figlia o la parente di qualche tizio potente», dice Hezha Khan. Che aggiunge: «Ci si approfitta spesso delle donne, o le si tiene sullo sfondo. Se ti fai notare e lavori duro ma non fai parte delle famiglie reali dell'Iraq, allora creeranno uno scandalo sessuale per rovinare la tua reputazione». E, effettivamente, casi del genere non mancano: una donna è stata sospesa dal suo partito dopo la diffusione di un video che la vedeva fare sesso (anche se probabilmente si tratta di un falso), mentre una candidata del Partito Democratico del Kurdistan ha sporto denuncia perché sui social è stato diffuso un video che la ritrae in pantaloncini durante la festa di compleanno del marito.

UN PAESE CHE È TORNATO INDIETRO

Il commento di Khan è amarissimo: «Nel momento stesso in cui parliamo di potere, le nostre reputazioni e vite sono in pericolo». Eppure, a guardare i dati demografici, se il parlamento iracheno dovesse rispecchiare la composizione della popolazione le donne dovrebbero essere molte di più degli uomini, ben il 57%, altro che il 25. E pensare che, come ricorda il Washington Post, negli Anni '50 la situazione era ben diversa: l'Iraq già allora aveva un ministro donna, la prima in tutto il mondo arabo, e promulgava leggi a favore delle donne e dei bambini. Con l'arrivo di Saddam prima, e il successo degli estremismi e delle istituzioni religiose dopo, la situazione è gradualmente, ma inesorabilmente peggiorata.

L'ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Basta fare un giro per le strade delle città, tappezzate dai manifesti elettorali. Le candidate donne sono ritratte con il velo o senza velo, truccate o al naturale: eppure, quasi tutti sono vandalizzati allo stesso modo. Qualcuno è stato preso a palle di fango, altri sono stati scarabocchiati, magari disegnando una barba alle donne, altri strappati. Non è una questione politica: tutte le donne di tutti gli schieramenti sono vittime di questa rabbia che può essere definita solo come misogina. Ma c'è anche chi, come riporta il quotidiano israeliano Haaretz, interpreta il tutto come un segnale tutto sommato positivo: quello di un Paese dove le donne cominciano finalmente a fare paura agli uomini.

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