11 Maggio Mag 2018 1937 11 maggio 2018

Cinque motivi per cui 'Girls' non mi è piaciuto

Non spacciate il nuovo brano di Rita Ora, Cardi B, Charli Xcx e Bebe Rexha come il nuovo inno delle donne.

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Girls Rita Ora

Rossetti, occhiali a forma di cuore, labbra e cerniere che si abbassano. Sono solo alcune immagini del video lyric ufficiale di Girls, il nuovo brano di Rita Ora con Cardi B, Charli Xcx e Bebe Rexha, uscito venerdì 11 maggio 2018. Come ha rivelato la stessa cantante in un'intervista a People, la canzone vuole essere il nuovo inno delle donne: «Riguarda la libertà e la possibilità di vivere la vita come si vuole, senza essere giudicati. Questa è ciò che per me rappresenta questa canzone ogni volta che l'ascolto». Evviva la collaborazione femminile e l'unione fa la forza tra donne, ma c'è ancora molta strada da fare prima che sia un capolavoro. Ed ecco quali sono i cinque motivi per cui il singolo non può essere il nuovo manifesto femminista.

IL VIDEO LYRICS

È il biglietto da visita di qualsiasi brano. E la prima volta che me ne hanno parlato la curiosità è stata tanta. A poche ore dall'uscita, il video ufficiale non c'è ancora ma non ho molte pretese, mi accontento anche della versione lyrics. Ma ecco la prima (triste) scoperta: il rosa, ovvero il colore tipico dei cliché femminili. Io non ho niente contro, ma stupiteci visto che avete la possibilità di arrivare alle orecchie e, soprattutto, alla pancia di milioni di fan. Non parto prevenuta, io ci voglio credere che ci sia finalmente un degno erede per Lady Marmalade, il brano del 1974 di Christina Aguilera, Lil' Kim, Mya e Pink. Ma ci pensano rossetti stilizzati e occhiali a forma di cuore a farmi ricredere. Vi prego, lo stereotipo della ragazza frivola tutto trucchi e divertimento non lo vogliamo. E nemmeno la cerniera che si abbassa. Quanti modi c'erano per esprimere la libertà individuale e l'indipendenza di fronte agli schemi imposti dalla società? Nell'epoca del #MeToo io mi sento sinceramente insultata da queste prime (e si spera provvisorie) immagini, che alimentano i luoghi comuni sul mondo delle donne.

IL TESTO

Se le cantanti avevano paura che non ci fosse chiaro il titolo della canzone, si sbagliavano. La parola Girls è ripetuta ben 52 volte. Talmente tante che alla fine ti viene voglia di andare a risentire Lady Marmalade con quella nostalgia del passato e continuare a ripetere «ai miei tempi si stava meglio». Ma noi la riformuliamo in «ai miei tempi si cantava meglio». E non si tratta di intonazione, ma di parole. Pensavano di cavarsela con qualche frase ad effetto piazzata lì, per ricordare che la canzone difende le donne. Da «Now I could be your lipstick just for one night»( Adesso potrei essere il tuo rossetto solo per una notte) a «Tonight, I don’t want a dog, I want a kitten (meow)» (Stanotte non voglio un cane, ma voglio un gattino- miao), io sinceramente non l'ho sentita la rivendicazione di valori e diritti. Nessuna presa di posizione chiara o elemento wow, niente di tutto ciò. Il nulla cosmico di fronte agli scandali, alle lotte e agli scontri. Solo le solite quattro frasi ripetute, quasi a voler giustificare il perché il brano venga spacciato come il nuovo manifesto femminista.

LA COPERTINA

Pensavo che almeno questa non mi avrebbe delusa, ma mi sono sbagliata ancora. Mi aspettavo qualcosa di irriverente, provocatorio, alternativo: ed ecco che mi appaiono quattro bamboline impeccabili stile Bratz. Truccate alla perfezione, piega fatta, gioielli vistosi e bocca a papera in stile selfie. Ancora una volta, a far da padrone è il colore rosa. Quasi a voler indirettamente ricordare che questa è una canzone per le donne. E qui si apre un'altra grande questione. Sì perché il brano deve essere per tutti. Deve parlare al mondo femminile, ma anche a quello maschile senza esclusioni. Ma la canzone assomiglia più a una macchina con il freno a mano tirato, incapace di partire per davvero

L'ARRANGIAMENTO

Non ho competenza musicale, sono stonata e non ho mai suonato uno strumento. La musica però mi piace, mi rilassa e distrae. Quando mi sono infilata le cuffiette pensavo di aver sbagliato canzone. Io non volevo ascoltare il nuovo brano di Louis Fonsi o di un suo qualsiasi erede americano. Ho ricaricato la pagina più volte, ma niente. Ero di fronte al nuovo tormentone estivo, orecchiabile da ascoltare in spiaggia, ma talmente ripetitivo da farti spegnere la radio se l'ascolti tre volte di seguito. Una melodia piatta e banale, una di quelle musichette da sigla televisiva che puoi fischiettare sotto la doccia, ma che finirà nel dimenticatoio appena smetteranno di trasmetterla. Insomma, una di quelle canzoni che di certo non faranno la storia.

IL POTENZIALE (SPRECATO)

Ecco, questa è la cosa che più mi fa incazzare. Questo brano poteva dar voce alle donne vere che lavorano, crescono figli da sole, subiscono violenze, hanno paura a denunciare i loro aguzzini o a prendere un treno da sole alla sera. Quelle che non si mettono la gonna per evitare un «te la sei cercata» o devono combattere perché amano qualcuno del loro stesso sesso. E voi ora starete pensando che in tanti già ne parlano e che la musica serve per staccare la mente, non per opprimerci. Ebbene, vi sbagliate. Perché se c'è un potere che solo la musica ha è quello di unire la 'testa' con la 'pancia', la razionalità con l'istintività, E io mi sento ben oltre il rosa, il ripetermi fiera che sono una 'girls' o quanto debba credere in me stessa. Sono anche questo, ma non solo e vorrei aver avuto una canzone che mi celebrasse per i miei pregi e per i miei difetti. Non il solito incoraggiamento motivazionale. Ma non è stato così e, anche stavolta, il potenziale è stato sprecato. E questo non mi è mai piaciuto, soprattutto quando c'entrano le donne.

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