Femminicidio

Femminicidio

10 Maggio Mag 2018 1215 10 maggio 2018 Aggiornato il 11 maggio 2018

Il femminicidio di Sana Cheema è solo la punta dell'iceberg

Quante donne sono costrette ai matrimoni forzati, venendo così costrette così a uno stupro quotidiano? Una piaga a cui si può porre fine solo con un dibattito incisivo.

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Sana Cheema Femminicidio

Il padre di Sana Cheema ha confessato. L’ha strangolata facendosi aiutare da uno zio e da uno dei fratelli della ragazza. Con l’aiuto di un cugino e di un amico medico l’hanno poi sepolta in tutta fretta e hanno presentato un falso certificato di morte indicante come causa un infarto.

L'ODIO E LA RABBIA DI QUELLE MANI

È morta così dunque questa ragazza di 25 anni che stava per rientrare in Italia, dove era cresciuta, e che aveva rifiutato di sposare un uomo in Pakistan scelto dalla sua famiglia. Possiamo immaginare le mani che stringono, il suo sgomento, perchè mai puoi pensare che tuo padre e tuo fratello ti uccidano. Possiamo immaginare l’odio, la rabbia di quelle mani che immobilizzano, che stringono sempre più forte esercitando un potere che cancella ogni affetto, se mai ci sia stato, che riduce una figlia e una sorella a un insopportabile insulto alla propria autorità.

IL FEMMINICIDIO È LO STESSO IN TUTTO IL MONDO

Sana che non esiste, che non vale nulla se non in funzione della sua obbedienza. Sana che va eliminata, cancellata dalla faccia della terra, affinché il proprio ego smisurato permetta a questi uomini di camminare a testa alta nella loro comunità. Questo è il femminicidio, in ogni sua forma. L’esercizio del controllo sulla vita di una donna affinché appaghi un progetto maschile che non è concesso ostacolare. Il denominatore comune di ogni femminicidio è lo stesso, in tutto il mondo. Se non sposi chi diciamo noi, se mi lasci, se non mi vuoi, se ti sottrai a quel dominio millenario di cui ognuno e ognuna di noi porta su di sé testimonianza, esperienza, solchi profondi o tracce più o meno lievi ma ancora indelebili.

LA PUNTA DELL'ICEBERG

La pratica dei matrimoni forzati è certamente una delle forme di femminicidio che miete più vittime nel mondo, anche nel nostro Paese. Sana è morta e la polizia ha indagato su quella sepoltura troppo veloce, su quell’infarto sospetto. Quante sono i certificati di morte che non vengono contestati? Quante sono le ragazze che cedono e si sposano con degli uomini che non hanno scelto, riducendosi di fatto a subire uno stupro ogni giorno della propria vita? Quante sono le ragazze che non tornano dai viaggi nei loro paesi di origine? Quante quelle che come K. devono scappare anche dall’Italia nascondersi per tutta la vita?
Sana è stata uccisa da un padre, uno zio, un fratello.
Ma tutto ciò avviene spesso con la complicità delle madri, perchè la cultura patriarcale non fa distinzioni. Il potere degli uomini non viene discusso nemmeno da tantissime donne.

IL DESTINO DELLE DONNE NEGLI INTEGRALISMI

Amani El Nasif, di cui ho raccontato la storia nel libro Siria mon amour, era stata portata nel Paese d'origine per un matrimonio combinato dalla madre, una madre complice della violenza che subiva la figlia, una madre che lasciava fosse picchiata, molestata, annientata giorno dopo giorno nella propria identità. Una madre che a sua volta si era sposata a 14 anni e che pensava che il bene della figlia fosse lasciare l’Italia in cui era cresciuta e vivere svolgendo i suoi doveri di cura, di un marito al quale si sarebbe abituata, di una casa da pulire e dei figli da crescere. Perchè questo è il destino delle donne per tutti gli integralismi, nell’Islam come nel cattolicesimo, dove è in corso una campagna massiccia che tende a limitare sempre di più i diritti e le libertà femminili che la nostra cultura ha acquisito durante il secolo scorso.

L'INDIGNAZIONE NON BASTA, MANCA IL DIBATTITO

Sana è morta e mi piacerebbe sentire l’indignazione e il dissenso delle donne pakistane in Italia, di tutta la comunità pakistana.
I referenti (tutti maschi ovviamente) delle comunità pakistane territoriali e nazionali hanno in questi giorni espresso la loro indignazione di fronte all' orrore dei fatti manifestando solidarietà per Sana.
Il loro dissenso è importante ma è necessario aprire un percorso di dibattito pubblico, di iniziative continuate nel tempo volte ad affrontare la cultura dei matrimoni forzati in tutte le comunità presenti nel nostro paese con grande incisività e responsabilità affinchè nelle famiglie le cose cambino e le bambine non crescano tra la rassegnazione e la paura, non debbano più faticare e soffrire per la propria affermazione, non debbano più scegliere tra una vita ribelle o la morte.

Aggiornamento 11 maggio: Per l'omicidio di Sana Cheema sarebbero indagate anche la mamma e la zia. Lo riporta il Giornale di Brescia spiegando che il capo della polizia locale, quando ha riferito della confessione del padre, ha comunicato che tra gli indagati ci sono la mamma e la zia. Anche per questo, gli inquirenti hanno chiesto una proroga di 15 giorni delle indagini, in attesa del risultato di tutti gli esami sul corpo della donna.

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