8 Maggio Mag 2018 1804 08 maggio 2018 Aggiornato il 11 maggio 2018

Femminicidio di Sara Di Pietrantonio, Vincenzo Paduano: «Sono un mostro»

All'inizio del processo d'appello il pentimento del ragazzo che aveva ucciso e dato alle fiamme il corpo della fidanzata: «Da due anni non ho pace».

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Sara Di Pietrantonio Vincenzo Paduano

Era l'alba di una domenica, quella del 29 maggio 2016 quando il corpo di una ragazza di 22 anni, Sara di Pietrantonio, fu trovato carbonizzato sulla Magliana a Roma. Il colpevole di quel reato atroce è Vincenzo Paduano, l'ex fidanzato che ha deciso di punirla dopo che lei aveva scelto non volere più quella relazione.
Due anni dopo, all'inizio del processo di appello per l'omicidio di Sara, ha rotto il silenzio rilasciando dichiarazioni spontanee: «Mi vergogno profondamente di quello che ho fatto. Come faccio a chiedere perdono se io stesso non mi perdono? Sarò sempre consapevole di essere l'unica causa di tanto dolore». In primo grado Paduano era stato condannato all'ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi, stalking, distruzione di cadavere, danneggiamento e incendio dell'automobile a bordo della quale viaggiava la fidanzata.

«DUE ANNI SENZA PACE»

«Sono passati quasi due anni e anche io non posso darmi pace», ha detto Paduano, «mi sono macchiato della peggiore azione che un uomo possa fare e per questo mi definisco un mostro». L'assassinio di Sara ha continuato dicendo che più volte ha cercato di «dare un senso a un gesto che un senso non ha. Vorrei poter dare risposte precise a tutti, anche a me stesso, ma di quella notte non mi rimangono ricordi». La conclusione è stata dettata dalla richiesta di scuse a Sara e alla sua famiglia, ma anche dalle «enormi sofferenze che sta passando anche la mia famiglia» che non meritava «di finire in tanto dolore».

DALL'ERGASTOLO A 30 ANNI

Nonostante il pentimento, per i rappresentanti dell'accusa non meritava nessuno sconto: Vincenzo Paduano avrebbe dovuto vedersi confermata la condanna all'ergastolo inflittagli dal gup dopo il rito abbreviato. «Non ci troviamo in un processo indiziario; quello che emerge dal fascicolo processuale è che Paduano è colpevole di tutti i reati contestati, e la pena dell'ergastolo inflitta in primo grado è adeguata», erano state le parole dell'avvocato Stefania Iasonna, nel suo intervento come parte civile per la madre di Sara. La condanna, comunque, non è stata confermata: la prima Corte d'Assise d'Appello l'ha condannato a 30 anni.

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