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8 Maggio Mag 2018 1136 08 maggio 2018 Aggiornato il 09 maggio 2018

Il procuratore che accusò Weinstein si è dimesso per molestie sessuali

Quattro donne hanno detto al New Yorker di aver subito abusi da Eric Schneiderman che sposò fin da subito la causa di #MeToo.

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Procuratore new york Eric Schneiderman Weinstein Molestie Sessuali

Lo scandalo Weinstein e #MeToo hanno dimostrato come nel mondo dello spettacolo (e non solo) le molestie e le violenze sessuali fossero un problema quasi quotidiano. I casi di abusi, però, non limitano esclusivamente allo showbusiness: ci sono stati casi anche in politica, nelle Ong, all'Onu e nella Silicon Valley. E tutto ha un inizio: le inchieste del New York Times e del New Yorker su Harvey Weinstein, il produttore cinematografico. Proprio sul settimanale, il 7 maggio 2018 è uscito un articolo firmato da Ronan Farrow, figlio di Woody Allen e Mia Farrow che si è occupato dell'intera vicenda #MeToo fin da ottobre 2018, e Jane Meyer che riguarda un uomo molto vicino all'ex Miramax: il procuratore generale di New York Eric Schneiderman, uno dei primi ad aderire al movimento contro le molestie e le violenze sessuali, nonché il primo a fare causa alla Weinstein Company per non aver difeso le proprie dipendenti. Secondo il giornale, quattro donne hanno denunciato Schneiderman per abusi sessuali. Sembra un paradosso o uno scherzo di cattivo gusto e, invece, in attesa di scoprire la verità, il procuratore della Grande Mela si è dimesso dopo la richiesta del governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo.

LA VERSIONE DI MICHELLE MANNING BARISH E TANYA SELVARATNAM

Due delle donne che si sono definite vittime di Schneiderman, ovvero l'attivista e scrittrice Michelle Manning Barish e l'autrice Tanya Selvaratnam, hanno raccontato al New Yorker la loro esperienza: l'ex procuratore le avrebbe picchiate più volte, in molte occasioni dopo aver bevuto e senza il loro consenso. Nel caso specifico della Selvaratnam, che avrebbe avuto una relazione con Schneiderman tra il 2016 e il 2017, lui l'avrebbe avvertita che avrebbe potuto farla seguire o far intercettare i suoi telefoni. Avrebbe anche minacciato di ucciderla se lo avesse lasciato. L'autrice ha anche detto: «A un certo punto iniziò a chiamarmi schiava nera, e voleva che ripetessi che ero una sua proprietà». Una storia simile a quella della Manning Barish. La donna, oggi 63enne, avrebbe avuto una relazione con il procuratore tra il 2013 e il 2015. Secondo la sua versione, Schneiderman l'avrebbe presa a schiaffi durante alcuni rapporti sessuali senza il suo consenso e l'avrebbe minacciata di morte se solo lei avesse provato a lasciarlo. Ma non finisce qui. La scrittrice, infatti, ha detto anche che l'ex procuratore le avrebbe chiesto di farsi prescrivere una doppia dose di Xanax, in modo da poterne usufruire anche lui.

LA DIFESA DI ERIC SCHNEIDERMAN

Ma l'ex procuratore di New York nega. Secondo quanto riportato da un suo portavoce, Schneiderman avrebbe partecipato a «giochi di ruolo e altre attività sessuali consenzienti», ma non ha mai parlato di aggressioni. Ma non è da solo a difendersi: l'ex moglie Jennifer Cunningham ha dichiarato pubblicamente: «Lo conosco da 35 anni, come marito, padre e amico. Quelle accuse sono totalmente inconsistenti, l'uomo che conosco ha dei valori eccezionali, è un padre amorevole. Trovo impossibile che queste accuse siano vere».

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