3 Maggio Mag 2018 1210 03 maggio 2018

Il World Press Freedom Day, le giornaliste e il gender gap

La stampa mondiale non sta bene, e le reporter donne tantomeno: colpa del sessismo che pervade il mondo dei media.

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La stampa mondiale non gode di buona salute. Fuori dalle redazioni, online e offline, ci sono ancora giornalisti che vengono uccisi. L'annuale bilancio del World Press Freedom Day anche nel 2018 non lascia scampo: tra il 2012 e il 2016 530 reporter hanno perso la vita per il loro mestiere, mentre nel mondo si moltiplicano le censure e i blocchi all'accesso a Internet. Unica nota positiva: sempre più persone vengono raggiunte dall'informazione (la qualità della stessa è un altro discorso). Per le giornaliste donne, invece, le difficoltà sono ancora maggiori, proprio in quanto donne. Lo spiega il report dell'Unesco sulla libertà di stampa nel biennio 2017/18, che racconta di un mestiere dove il gender gap è ancora ben presente, non tanto nei numeri quanto piuttosto nei ruoli assegnati.

LE INVISIBILI

In generale, il mondo dei media parla ancora la lingua degli uomini. Tra manager e dirigenti, solo una su quattro è donna; tra i giornalisti, il tasso è di una su tre, mentre tra gli esperti che vengono intervistati si scende a una donna su cinque. Siamo ancora in un contesto che negli Anni '70 veniva descritto come «annientamento simbolico», e dove la voce delle donne deve faticare molto per farsi sentire. Negli ultimi 20 anni, la visibilità delle donne nei giornali, in televisione e nelle radio è aumentata di appena sette punti percentuali, dal 17 al 24%. Con questi ritmi, si prevede che la parità non potrà essere raggiunta prima di 40 anni.

SESSISMO IN PRIMA PAGINA

I numeri cambiano se si va a guardare la composizione della forza lavoro, dove le donne in realtà quasi eguagliano i numeri maschili. Il problema principale, però, è che le donne vengono spesso relegate a occuparsi di argomenti percepiti come più femminili (e meno prestigiosi) e a non trattare invece di cronaca nera e politica. Il fattore sessismo si fa sentire anche nelle radio, dove l'aspetto fisico è meno importante e quindi vengono assunte meno donne, a differenza della televisione. Non è un caso che al crescere dell'età dei presentatori, aumenta il numero di uomini e diminuisce quello delle donne, che invece sono più presenti in giovane età. Nei media online la situazione non è migliore, perché gli stereotipi si reiterano anche in questo settore. Anche ai piani alti la situazione è critica. Il soffitto di cristallo non ne vuol sapere di crollare, e non più del 25% del top management o delle aree di governance è composto da donne.

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