2 Maggio Mag 2018 1700 02 maggio 2018

È vero che le donne amano i thriller perché hanno fantasie di stupro?

Lo sostiene la femminista Germaine Greer. Ma la questione è complessa, e le risposte che diamo spesso dipendono da come vediamo le donne.

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Violenza Sessuale Serie Tv Fiction

Secondo Germaine Greer, femminista australiana di lungo corso nota soprattutto per il suo saggio L'eunuco femmina, c'è un motivo se le più grandi fruitrici di fiction thriller e crime sono le donne: e questo motivo sono le fantasie di stupro, ampiamente diffuse tra la popolazione femminile. Almeno secondo la ricerca di un'università del Texas citata dalla stessa Greer, che stima che il 30% delle donne siano solite fantasticare sull'essere violentate. E qui entra in gioco la fiction, dove spesso le vittime sono donne abusate (e poi uccise). Scatterebbe insomma, secondo Greer, una sorta di immedesimazione, una messa in scena in terza persona di quella fantasia.

BRAMA DI PERDONO

Inutile dire che le parole di Greer hanno suscitato molte polemiche e scatenato un dibattito che il Guardian ha voluto approfondire intervistando quelle donne che la fiction la scrivono. Secondo la giallista Denise Mina, che in Italia è stata pubblicata tempo fa da Guanda, le fantasie di stupro riguardano «le donne che vogliono essere perdonate per le loro responsabilità. Non si tratta di donne che vogliono essere colpite in testa con un mattone per essere lasciate di fianco ai binari».

UNA CATARSI MEDIATA

Ma è anche vero che spesso chi legge o guarda prodotti gialli, di solito non ha nessun interesse nella vittima: il piacere della fruizione è dato solitamente dalle indagini, dalla sottesa competizione con il detective e dalla sfida di poter arrivare a scoprire il colpevole prima che venga rivelato. Ne è consapevole la scrittrice Val McDermid, secondo cui anzi la poveretta di turno funge un po' da parafulmine per la spettatrice: «Penso che le donne siano inclini a fruire di fiction gialla perché siamo state spinte a considerarci come delle vittime potenziali, e vogliamo capire come possa avverarsi questa predizione. C'è anche un senso quasi catartico [...] 'Grazie a dio non sono io'». Il vecchio meccanismo per cui ci piacciono gli horror, in altri termini: perché ci danno la possibilità di imbrigliare la paura e non subirla.

DIMENTICARSI DELLE VITTIME

Joan Smith, anch'essa autrice, non la pensa così: «Ho il sospetto che gli spettatori guardino queste serie nonostante la violenza sessuale e la vittimizzazione, e non perché sono presenti. È un brivido facilotto, un modo di catturare l'attenzione». E l'efferatezza del delitto muore lì: l'interesse passa subito su chi è stato e perché l'ha fatto. Insomma, i meccanismi di base del giallo. A tal proposito Smith non nasconde una certa preoccupazione, data dal timore che gli spettatori possano diventare insensibili nei confronti delle vittime. Quelle di finzione prima, e forse quelle reali dopo. In tutto questo, c'è anche chi si spinge addirittura a proporre una moratoria: basta violenza nei confronti delle donne in tv, almeno per un anno.

UNA CERTA IDEA DI DONNA

La faccenda rimane in sospeso, perché è complessa: è complesso il tema delle fantasie di stupro (che non c'entrano niente col subire un vero stupro) e sui punti di vista antitetici interni al femminismo sul tema; sono complesse le modalità di fruizione della produzione giallistica, che appassiona più le donne che gli uomini. Risposte certe non ce ne sono: ma, come fa notare il Guardian, quelle incerte sembrano spesso essere influenzate dall'idea di donna che ci siamo fatti: che per certi versi è ancora ferma a quella delle casalinghe Anni '50, allergiche alla cronaca nera e dedite a hobby innocui come il cucito e lo shopping. E, invece, guarda un po', ci sono anche le donne che si appassionano a storie di efferati omicidi e torbidi assassinii. O che fantasticano di stupri, senza voler essere violentate, e rimanendo comunque femministe convinte.

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