23 Aprile Apr 2018 1712 23 aprile 2018

Cinque storie di donne coraggiose a nove anni dal terremoto dell’Aquila

Sono appassionate. Ci mettono l’anima e la faccia. Nonostante il pasticcio della restituzione delle tasse. Il 40 % delle aziende della provincia è «in rosa».

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Maria Fidanza Terremoto L'aquila

«Reduci dal terremoto, vittime dello Stato»: si leggeva su uno dei cartelli preparati per la manifestazione che si è tenuta il 16 aprile a L’Aquila per protestare contro la restituzione delle tasse sospese a imprese e professionisti nel cratere del sisma. Una restituzione chiesta dalla Commissione europea, che considera le somme in questione aiuti di Stato.

«UNA FOLLIA BUROCRATICA»

Sono circa 350 le attività imprenditoriali e le partite Iva a cui sono state notificate cartelle esattoriali nel corso delle ultime settimane; il totale supera i 100 milioni di euro, ma bisogna aggiungere sanzioni e interessi. La questione è parecchio complessa, per comprenderla meglio bisogna fare un piccolo passo indietro. Nel 2009, anno della tragedia, le tasse furono sospese per aiutare il territorio aquilano. L’Europa, dopo qualche tempo, chiese la restituzione ma in seguito a una massiccia mobilitazione fu ottenuta una proroga di sei mesi. Successivamente la Commissione Ue concesse ai cittadini una restituzione dilazionata in dieci anni con l’abbattimento del 60 per cento, come previsto dalla normativa vigente. Perché, dunque, ora si pretende il pagamento per intero di somme dovute all’erario?
«È una vicenda paradossale», risponde Celso Cioni, direttore regionale di Confcommercio Abruzzo. Il Governo ha dimenticato di inviare una nota all’Europa per far presente che non si trattava di aiuti di Stato ma di un intervento necessario in un contesto economico e sociale colpito da una catastrofe che non ha eguali nella storia d’Italia». Da una parte, quindi, il Governo è stato solerte nell’intervenire; dall’altra si è reso protagonista «di una follia burocratica».
Fra mille difficoltà, che vanno anche oltre le tasse e le ricostruzioni, il territorio è nel pieno di una rinascita: «Questa stangata potrebbe però indurre molte aziende a gettare la spugna, ad arrendersi dinanzi alla fine di un futuro possibile», commenta Cioni.

L'ENERGIA POSITIVA CHE ATTRAVERSA LE MACERIE

La commissaria Ue alla concorrenza Margrethe Vestager ha inviato una lettera al sindaco Pierluigi Biondi specificando che l’Europa non chiede che gli aiuti fiscali per il terremoto tornino indietro ma che chi ha beneficiato di grandi somme non dovute o maggiori rispetto al necessario, adesso le renda. In altre parole, alcune imprese avrebbero ricevuto compensazioni senza aver subìto danni o a fronte di danni non gravi rispetto agli importi in questione. Un meccanismo che minaccia, tra l’altro, di falsare la concorrenza. «L’intervento della Vestager», dice Cioni, «è senza dubbio un segnale di apertura; forse l’Europa sta cominciando a rendersi conto della situazione e dell’assurdità di quando fatto. Può essere giusto che chiedano di dimostrare i danni, ma dopo dieci anni è un po’ tardi. Oggettivamente difficile».
Diverse associazioni di categoria e aziende pubbliche e private hanno presentato ricorso al Tar ma il 20 aprile è arrivata la risposta: la sospensiva non è stata concessa. I giudici amministrativi ritengono che non ci sia urgenza in quanto è in corso di pubblicazione un decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri che proroga di 120 giorni l’efficacia di cartelle esattoriali. Ecco: non ancora pubblicato, sottolineano e denunciano i ricorrenti.
L'udienza di merito è stata fissata per il 6 giugno, di certo nel frattempo gli aquilani studieranno tutte le azioni possibili. Perché la cosa bella, in mezzo a tutti gli innegabili ed enormi ostacoli, è questa: la loro tempra. La determinazione, la voglia di farcela. Di restare, ricominciare a respirare, riprendersi quella normalità portata via da una natura incattivita. È un’energia positiva che attraversa le macerie e corre sul filo di una speranza che, invece, non crolla. Un’energia che arriva anche dalle donne, e basti pensare che ben il 40 per cento delle aziende della provincia dell’Aquila è «in rosa». Sono donne appassionate, coraggiose, solide. Che ci mettono l’anima e la faccia. Ecco alcune delle loro storie.

ANTONELLA, LABORATORIO DI MAGLIERIA-SARTORIA CAMPI DI MAIS

Antonella Marinelli ha lavorato per diverso tempo come impiegata. Poi, nel 2011, ha deciso di tramutare la sua passione in un mestiere e ha aperto il laboratorio di maglieria Campi di mais. Lavora la lana delle pecore autoctone e si occupa di ogni fase del processo: dalla cardatura alla filatura passando per la tintura. Non è fra le persone che devono restituire delle tasse perché «sono iscritta all’albo degli artigiani – spiega – che si basa su altre regolamentazioni. E non ho dipendenti». Proprio perché sola, non ha mai usufruito di alcuna agevolazione. Ma se l’è sempre cavata ugualmente. C’è una cosa che però non le va giù: «Mi occupo di artigianato artistico ma sono considerata alla stregua di artigiani specializzati in settori del tutto diversi, per esempio elettricisti e meccanici. Non credo sia giusto, non siamo tutti nelle stesse condizioni: io opero in un mercato di nicchia. Inoltre lo Stato non fa alcuna differenza fra chi vive in un contesto come quello aquilano e chi vive invece, per esempio, a Venezia; non ci sono le stesse movimentazioni, non c’è lo stesso flusso turistico». All’albo sono iscritte soltanto in tre, ma «questo non significa che siamo le uniche a fare artigianato artistico: molti lavorano in nero». Si combatte contro un mercato sommerso e, a quanto pare, anche contro le associazioni di categoria, che «non fanno nulla, nemmeno a livello nazionale, perché tendono a privilegiare le realtà più grandi. Eppure siamo noi, i ‘piccoli’, a smuovere l’economia locale». Antonella collabora con fattorie didattiche e, nonostante la sua amarezza, va avanti: «mettendo in campo l’ingegno, i risultati arrivano. Così come arrivano persone che hanno voglia di conoscere L’Aquila di ieri e di oggi. C’è voglia di sentire e io sono sempre disposta a raccontare». Tiene molto a mettere una cosa in chiaro: «sono passati nove anni dal terremoto. Un’infinità di tempo per chi non vive qua; ieri sera, per noi. Il centro è ancora un cantiere aperto, nel senso letterale del termine. Ci sono soprattutto operai. Alcuni paesini devono ancora entrare nel vivo della ricostruzione perché i regolamenti vengono cambiati di continui e la legislazione si è trovata oggettivamente impreparata a tutto questo. Mezza popolazione è andata via. E molto non torneranno più, soprattutto quelli che nel 2009 avevano figli piccoli. Perché non si tiene conto di tutto questo?».

CRISTINA, AZIENDA AGRICOLA INFATTORIA

Cristina Caselli è nata e cresciuta a Roma, ma ha sempre nutrito un grande amore per l’Abruzzo: «Ci venivo in villeggiatura e ho fatto la tesi di laurea sulle sculture abruzzesi». Diciotto anni fa ha deciso di lasciare la Capitale per trasferirsi: «Mi piacciono questi luoghi, volevo vivere a contatto con la natura e gli animali». Cristina, per fortuna, non è stata danneggiata gravemente dal terremoto e quindi non ha usufruito della sospensione delle tasse. Fin dall’inizio della sua attività, però, si è scontrata con «una burocrazia micidiale che ti porta via moltissimo tempo fra uffici, pratiche e via dicendo; tempo che inevitabilmente viene sottratto all’attività lavorativa». Non ha agevolazioni e aiuti: «C’è il Psr, il Piano di sviluppo rurale, ma negli ultimi anni sono state privilegiate le grosse strutture. Il piccolo deve fare salti mortali per accedere. Ci riescono i grandi o chi si consorzia e crea rete». Creare rete è però tutt’altro che facile perché, nonostante il territorio non sia molto esteso, ci sono le montagne. E «la montagna divide - spiega Cristina – rende difficili gli spostamenti e le collaborazioni». Chi parte da zero, come lei, incontra molte più difficoltà rispetto a chi prende in mano un’azienda di famiglia. E c’è un altro grosso, grossissimo problema: «I cinghiali. Che non sono nemmeno autoctoni, sono stati importati dall’Ungheria negli Anni '80. Continuano a moltiplicarsi e il lupo dell’Appenino non ce la fa a fronteggiarli. Quando ho cominciato la coltivazione delle lenticchie, al massimo ne vedevo uno in tutta la stagione. Adesso arrivano a frotte, in 20-30, sfondano le recinzioni e distruggono tutto. E il Parco naturale non fa assolutamente nulla. Anzi, li difende».
Per tutti questi motivi, Cristina è convinta che l’agricoltura intesa in senso classico non basti più, che sia necessaria viverla a 360 gradi e reinventarla: «Io, per esempio, ho anche una fattoria didattica. Ma può essere d’aiuto anche recuperare le colture di una volta come i grani antichi». Ne vale la pena? «Dal punto di vista economico, dico di no. Ma per il resto, senza dubbio sì. È una scelta di vita. E non tornerei indietro per nulla al mondo».

MARIA, L'AQUILA DESIGN

La famiglia di Maria Fidanza era proprietaria di storici negozi di arredamento nel cuore dell’Aquila, che sono stati distrutti dal terremoto: «C’era la necessità di ripartire subito», spiega, «e così 15 giorni dopo il sisma abbiamo ricominciato con questa azienda, che si occupa di arredamento di interni, progettazione, ma anche trasloco e montaggio mobili. Allora c’era la necessità di svuotare le case e abbiamo provato a dare una risposta immediata». Un’idea che, in mezzo al disastro, s’è rivelata vincente. L’Aquila Design non è coinvolta direttamente nella vicenda relativa alla restituzione delle tasse perché questa riguarda soltanto le imprese attive prima del terremoto; il coinvolgimento si sente però in modo indiretto: «È una situazione che sta paralizzando l’indotto, le realtà più grandi e meno grandi. Noi qui ce la stiamo mettendo tutta, ci muoviamo in ogni modo possibile. Avevamo bisogno di qualcosa che incentivasse la ripresa, non che ci bloccasse. Chiedere tutti quei soldi significa costringere al fallimento; chiedere a distanza di 10 anni le prove dei danni è una cosa completamente priva di logica. Spero che si risolva tutto, sicuramente bisogna fare chiarezza e gli imprenditori, insieme al sindaco, si stanno battendo per questo». Maria è indubbiamente fra quelli che non hanno alcuna intenzione di mollare: «Se ne vale la pena? Tutta la vita. Noi ci crediamo, rivogliamo una vita normale. L’Aquila è una città in ricostruzione, anche l’indotto della ricostruzione stessa ha creato nuovi settori, nuove possibilità. C’è in corso uno sviluppo interessante. Certo, se l’Europa ribadisce le sue richieste, tutto sarà vanificato».

ADRIANA, AZIENDA AGRICOLA VIGNA DI MORE

Aquilana di origine, Adriana Tronca è cresciuta a Milano, poi si è trasferita in Franciacorta. Per 30 anni ha lavorato come odontotecnico, coltivando però al contempo la passione per i vini e lo spumante. Quando il richiamo delle origini si è fatto troppo forte per poterlo ignorare, Adriana è tornata a casa. Produce vino proprio dal 2009, ma «non ho mai avuto alcuna esenzione». Ha soltanto chiesto un fido qualche tempo fa e ottenuto un contributo in un’unica occasione; una cifra pressoché insignificante dinanzi a un investimento che ha superato il milione di euro: «Non riesco a rientrare. Come se non bastasse, la recente nevicata ha danneggiato le tettoie. Si è rotta la recinzione e si è rotto il trattore. La coltivazione ne ha risentito pesantemente ma nulla, non c’è supporto». Adriana nutre il sospetto che le agevolazioni siano strettamente legate alle conoscenze giuste: «Chi le ha, è riuscito ad avere la sospensione delle tasse. Io invece sono la ‘straniera’…». In più, è alle prese con un nodo che non riesce a sciogliere: «Continuano a mandarmi bollette dell’acqua con un consumo nettamente superiore a quello effettivo. Sono andata tre volte, l’ho detto, ho tutta la documentazione, ma di recente mi è arrivata un’altra bolletta non corretta. E mi è capitato che abbiano anche chiesto pagamenti già effettuati. Ho dovuto affidarmi a un avvocato». Adriana sta dando fondo a tutte le sue risorse, anche andando contro il marito e i figli. Però non si tira indietro: ha scelto di seguire il cuore. Per fortuna le soddisfazioni non mancano: nel 2013 Vigna di More è stata premiata come cantina rivelazione al Pescara Abruzzo Wine Festival, le sue bottiglie sono apprezzate anche dai più esperti e non di rado il passaparola diventa salvifico».

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