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Diritti

19 Aprile Apr 2018 1848 19 aprile 2018

Le femministe difendono la Convenzione di Istanbul dall'attacco delle destre

Numerose associazioni chiedono la modifica di due articoli che altererebbero il senso profondo del documento.

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Convenzione Istanbul Sotto Attacco

La Convenzione di Istanbul è sotto attacco. Sono 333 le associazioni provenienti da nove paesi dell'Unione Europea che, in maniera sottile ma potenzialmente pericolosa, hanno cercato di mettere in discussione due articoli particolarmente importanti, rivolgendosi direttamente al segretario generale del Consiglio d'Europa. A difesa della Convenzione si sono subito e prontamente sollevate le voci della rete femminista Wave (Women Against Violence Europe), che hanno inviato un accorato appello al segretario generale, chiedendogli di respingere le istanze delle 333 associazioni.

ATTACCO DA DESTRA

I gruppi interessati, secondo Wave, sono di destra, pro-life e di matrice cattolica. La loro richiesta è di cambiare i riferimenti all’uguaglianza di genere con «uguaglianza tra uomini e donne» e «la possibilità per i governi di apporre delle riserve sulle parti ideologiche e controverse». Sostanzialmente, la possibilità di fare un po' quello che gli pare, in barba ai diritti delle donne ma anche a quelli degli omosessuali. Secondo Wave, quello delle associazioni in questione è un «attacco lanciato contro il riconoscimento universale della discriminazione e della diseguaglianza di genere come cause e conseguenze della violenza contro donne e ragazze».

LA CROAZIA HA RATIFICATO LA CONVENZIONE

Wave afferma che «le raccomandazioni contenute in tale lettera abbiano un grave impatto sulla prevenzione delle diverse forme di violenza e sulla protezione delle donne e ragazze che ne sono vittima». Le 333 associazioni coinvolte sono soprattutto dell'Europa dell'est: Bulgaria, Croazia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Romania, Slovacchia, Ucraina. Va anche sottolineato che il 13 aprile il parlamento croato ha ratificato la Convenzione così com'è, nonostante qualche malumore all'interno del partito di maggioranza e le proteste di piazza contro la (inesistente) ideologia gender.

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