17 Aprile Apr 2018 1644 17 aprile 2018

Per la Cassazione usare app di dating è già tradimento

La sentenza arriva in merito a un caso di divorzio fra due coniugi bolognesi. Lui, che frequentava siti di incontri, dovrà continuare a versare l'assegno di mantenimento. 

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In amore vale il beneficio del dubbio? Forse sì, non abbandoniamoci al cinismo. E vale anche quando oltre che di amore si parla di app di dating? Ecco, forse qui no. Anzi, sicuramente no per la Cassazione, che ha respinto il ricorso di un ex marito bolognese che voleva addebitare le spese della separazione all’ormai fu compagna. In origine di questa storia, terminata con una sentenza che farà felici i più severi detrattori di Tinder, Badoo e simili, un divorzio arrivato dopo la scoperta che l’uomo si era iscritto a siti di appuntamenti online. La donna, che evidentemente (e giustamente) non voleva stare a guardare lui che sfogliava foto altrui, ha tirato le sue conclusioni e se n’è andata.

È LECITO LASCIARE UNA NAVE CHE AFFONDA

E mentre lui cercava di non andare del tutto a picco ricorrendo all'abbandono del tetto coniugale per evitare di versare l'assegno di mantenimento, lei ha tranquillamente remato fino a riva, avendo dalla sua la corrente favorevole del tribunale. Gli Ermellini hanno confermato quanto già detto dalla Corte di Appello di Bologna nel 2014, e cioè che navigare su siti di incontri è già un po' come tradire. E che quindi al bolognese toccava pagare. Perchè, ammettiamolo, se è umano apprezzare la bellezza altrui mentre camminiamo per strada (senza suscitare le ire del partner), installare sul proprio telefono simili applicazioni si avvicina pericolosamente alla famosa diabolica perseveranza. Un guardare involontario il primo, fin troppo intenzionale il secondo. Conta poco quindi che fra i due coniugi non ci fossero «tensioni pregresse», come ha cercato di gustificarsi lui, la sua scappatella virtuale era «circostanza oggettivamente idonea a compromettere la fiducia tra i coniugi e a provocare l’insorgere della crisi matrimoniale». Evidentemente in Cassazione hanno ben presente il concetto secondo cui la maggioranza degli iscritti a Tinder non lo usa per disquisire di geopolitica.

LA CARA VECCHIA «QUESTIONE DI PRINCIPIO»

Forse a qualcuno la decisione della Cassazione potrebbe sembrare un po' troppo severa, un impuntarsi esagerato là dove il tradimento era solo potenziale e non consumato. In realtà è, semmai, al passo coi propri tempi. Se sei fidanzato o fidanzata, iscriversi a Tinder è qualcosa di più che una semplice occhiata lanciata per strada, o di due chiacchere occasionali scambiate una serata in un bar, ed è qualcosa di diverso (non per forza 'di meno') che andare a letto con qualcuno che non sia il tuo partner. Cosa sia esattamente, e quanto sia grave, sta a ogni persona definirlo: evidentemente per questa ex moglie e per i giudici è una campana d'allarme sufficiente a battere in ritirata.

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