13 Aprile Apr 2018 1418 13 aprile 2018

World Press Photo 2018, le foto che raccontano le donne

Vince il racconto delle proteste in Venezuela, ma si distinguono anche alcuni scatti che mostrano la condizione femminile nel mondo.

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World Press Photo 2018 Donne Ronaldo Schemidt

di Ronaldo Schemidt

Un uomo in fiamme che corre via, coperto da una maschera antigas. È la foto vincitrice del World Press Photo 2018, scattata dal venezuelano Ronaldo Schemidt e che racconta uno dei momenti di tensione e rivolta che hanno scosso le strade di Caracas, in rivolta contro il presidente Maduro. Ma le foto che si sono distinte nelle diverse categorie sono numerose, e cinque di queste sono legate a doppio filo all'universo delle donne. Ve le raccontiamo.

Girls

di Tatiana Vinogradova

GIRLS

Il reportage di Tatiana Vinogradova racconta con una serie di ritratti le prostitute di San Pietroburgo, immortalate nei loro appartamenti. Vinogradova, dopo aver studiato giornalismo e aver lavorato nella pubblicità, dal 2014 ha deciso di dedicarsi alla fotografia, specializzandosi soprattutto nel raccontare le ingiustizie sociali del suo Paese, la Russia. Dopo aver fotografato prigionieri politici, esponenti della comunità Lgbt e pazienti con disordini mentali, con il progetto Girls ha vinto il terzo premio della sezione Persone del World Press Photo. In Russia si stima che lavorino tra uno e tre milioni di prostitute, 50mila delle quali a San Pietroburgo. La legislazione russa proibisce la prostituzione, ma le multe sono irrisorie. Le prostitute, però, sono vulnerabili ai ricatti e alle minacce, perché temono di essere denunciate e di vedere così macchiata la propria fedina penale, finendo così per essere marchiate a vita.

Banned Beauty

di Heba Khamis

BANNED BEAUTY

Il lavoro dell'egiziana Heba Khamis racconta la terribile pratica dello stiramento dei seni, in Camerun. Quando le bambine entrano nella fase della pubertà, le madri o comunque le donne più grandi della famiglia ne comprimono i seni per evitarne la crescita, fasciandoli o massaggiandoli o, a volte, usando anche metodi più cruenti. Lo scopo è far apparire meno adulte le adolescenti, in modo da renderle meno vulnerabili a stupri e gravidanze indesiderate. Le madri che eseguono tale pratica sono solitamente in buona fede. Il fenomeno dello stiramento dei seni non è limitato al Camerun, ma è diffuso anche in altri Paesi africani. La fotografa Heba Khamis, 29enne, sta lavorando anche a dei reportage sulla prostituzione omosessuale dei rifugiati in Germania e sui transgender egiziani.

More Than A Woman

di Giulio Di Sturco

MORE THAN A WOMAN

La foto scattata dall'italiano Giulio Di Sturco, che lavora tra Londra e Bangkok, mostra una donna trasngender che ha appena subito l'operazione di cambio di sesso. Il medico le sta mostrando i suoi nuovi genitali con l'aiuto di uno specchio. La foto testimonia come la Thailandia sia un Paese sempre più centrale nel cosiddetto turismo medicale, perché alcuni trattamenti sono molto più economici, e quelli di cambio di sesso ancora più degli altri. Di Sturco, finora, si è distinto soprattutto per la sua attenzione nei confronti delle avversità umane in climi di evoluzione tecnologica e ambientale.

Boko Haram Strapped Suicide Bombs to Them. Somehow These Teenage Girls Survived

di Adam Ferguson

BOKO HARAM STRAPPED SUICIDE BOMBS TO THEM. SOMEHOW THESE TEENAGE GIRLS SURVIVED

Ragazzine a malapena adolescenti bardate di esplosivo e mandate in luoghi affollati per farsi saltare in aria seminando morte e terrore. Così Boko Haram usava alcune delle giovani donne rapite, come testimonia un reportage commissionato dal New York Times e illustrato dagli scatti di Adam Ferguson. Dal 2014, si stima che Boko Haram abbia rapito più di 2 mila donne. Gli altri due lavori principali su cui sta lavorando Ferguson sono un diario della sua esperienza di fotografo di guerra in Afghanistan e una riflessione critica sull'identità australiana contemporanea, essendo lui stesso australiano.

Finding Freedom in the Water

di Anna Boyiazis

FINDING FREEDOM IN THE WATER

Le ragazze dell'isola di Zanzibar spesso sono scoraggiate dall'imparare a nuotare. Questo in stretta osservanza di una certa idea di Islam e anche a causa dell'assenza di costumi da bagno considerati idonei. Da qualche tempo, però, nella punta settentrionale dell'isola, ha preso piede il Panje Project, che insegna alle giovani studentesse, ma anche alle donne adulte, come nuotare indossando costumi coprenti. L'autrice del reportage è Anna Boyiazis, statunitense che lavora sopratto nella California meridionale e in Africa orientale. Tra i suoi lavori, ce n'è anche uno dedicato a una campagna contro la violenza sulle donne.

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