Fausto Brizzi

Caso Fausto Brizzi

6 Aprile Apr 2018 1700 06 aprile 2018 Aggiornato il 09 aprile 2018

Luca Barbareschi difende Fausto Brizzi: «#MeToo? Roba da mentecatti»

L'attore sembra non avere il minimo dubbio sull'innocenza del regista, accusato di molestie. «Non ha fatto niente. Con me è sotto contratto per tre anni».

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Luca Barbareschi

Qualche settimana dopo l'esplosione del Weinstein Gate negli Stati Uniti, in Italia è scoppiato il caso Fausto Brizzi dopo un servizio scottante delle Iene. Moglie a parte, erano state tante le star che lo avevano difeso da subito, da Cristiana Capotondi a Nancy Brilli. Il 6 aprile, anche l'attore Luca Barbareschi, oggi tra i protagonisti degli Screenings Rai, dove la fiction da lui prodotta La strada di casa è stata «prenotata» per farne un remake negli Stati Uniti, ha preso, in modo decisamente più netto, le parti del regista romano, nel corso di un'intervista all'Ansa.
«Ho sotto contratto Brizzi per tre anni. È a capo della sezione Eliseo Cinema, showrun di molte cose e a luglio iniziamo il suo nuovo film. Brizzi è un genio. Ha una testa meravigliosa». Per poi andarci giù pesante: «Questo branco del #metoo sono dei mentecatti».

DIFESA A SPADA TRATTA

«È una roba comica», continua Barbareschi riferendosi alle accuse di molestie rivolte da alcune attrici a Brizzi e raccolte dalle Iene. «Quando leggevo le notizie delle presunte molestie sessuali che hanno travolto il regista di Notte prima degli esami e lo hanno portato alla rottura con Warner ridevo: è da matti rinunciare a Brizzi». Ma la domanda da porsi, in questo caso è un'altra: irrinunciabile o no a livello cinematografico, nel caso in cui si provasse che le ragazze che lo accusano hanno detto il vero, non sarebbe normale licenziarlo?
Barbareschi si mostra convinto della sua innocenza: «Da quando lo abbiamo sotto contratto abbiamo triplicato il fatturato del cinema. Lavoriamo con Medusa, Rai Cinema, Sky. L'ho messo sotto contratto appena ho saputo che era libero. È pazzesco quello che è accaduto, non ha fatto niente», assicura senza il minimo beneficio del dubbio. «Quando ho letto che volevano togliere il suo nome dal suo film», aggiunge, «è stata la dimostrazione della insipienza della capacità manageriale di alcuni».

POI LA (MEZZA) MARCIA INDIETRO

Qualche ora dopo le dichiarazioni che hanno acceso parecchie polemiche (anche Asia Argento ha twittato attaccando l'attore), Barbareschi si è rivolto di nuovo all'Ansa, questa volta per correggere il tiro: «Non ho mai avuto interesse a commentare il movimento #metoo perchè non lo trovo rilevante e per questo stesso motivo non voglio assolutamente entrare nella polemica o essere oggetto di polemica su questo tema».
L'attore ha anche voluto precisare che «condanna chi maltratta le donne ma condanna pure il gossip e l'assalto mediatico fino a che non esiste una reale prova di colpevolezza»: «Non voglio essere usato per incrementare una polemica sul movimento. Sono sempre stato e continuo ad essere un difensore delle donne e lo dimostrano le tante iniziative concrete che ho fatto e che ho in programma per il futuro». Tornando a Brizzi e alle accuse di molestie sessuali durante i provini nei confronti di una decina di attrici ha dichiarato: «Sono un assoluto garantista e finchè non sarà giudicato per qualcosa non vedo perchè debba essere condannato». Un po' fuori tempo massimo, diciamolo.

IL BATTIBECCO CON ASIA ARGENTO

Le parole di Barbareschi non potevano non suscitare l'indignazione di Asia Argento, che su Twitter ha lanciato pesanti accusa: «Chissà quante donne potrebbero raccontare storie su Barbareschi!». Barbareschi ha voluto rispondere in prima persona all'attrice, sia su Twitter che con una lettera inviata a Dagospia: «La differenza tra me e Weinstein e che con lui Asia ci è andata a letto e non ha ottenuto nulla. Con me non ci è mai andata, anche perchè non mi interessava, e le ho offerto il ruolo della sua vita nel più bel teatro italiano. Ricordo come piangeva ringraziando me ed il regista Filippo Dini con cui ho dovuto faticare non poco per farla prendere. Se avesse avuto davvero rispetto per i suoi colleghi sarebbe in tournèe, ancora oggi ed invece di blaterare cazzate potrebbe raccontare la storia di una grande donna: Rosalind Franklin. PS. Per le calunnie ne parliamo in tribunale».

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