5 Aprile Apr 2018 0803 05 aprile 2018

'Fantasie di stupro' di Margaret Atwood torna in libreria

E, come Il racconto dell'Ancella, è più attuale che mai, pur essendo del 1977. In 14 racconti, l'autrice ci parla di una geografia femminile varia, sfaccettata e mai banale.

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Fantasie Di Stupro Margaret Atwood

Se anche non fossimo grandi fan delle serie tv e del recente femminismo d'Oltreoceano, bisognerebbe pur sempre riconoscere a entrambi il merito di aver rimesso sulle rotative alcune autrici che, almeno in Italia, si erano perse per strada. Prima che Hulu lo portasse sul piccolo schermo, per esempio, Il racconto dell'Ancella di Margaret Atwood era quasi impossibile da trovare in libreria (ci avevo provato, la soluzione fu ricorrere al caro vecchio sistema bibliotecario). E mentre si avvicina l'inizio della seconda stagione, previsto per fine mese, anche altre opere della scrittrice canadese sfruttano il momento fortunato per una riscoperta. Racconti Edizioni ha infatti presentato durante BookPride, la fiera dell'editoria indipendente di Milano, una nuova versione di Fantasie di Stupro. La raccolta di 14 racconti, uscita per la prima volta nel 1977, torna disponibile dal 5 aprile 2018.

FANTASIE DI STUPRO E GLI ALTRI RACCONTI

Il titolo, diverso da quello in lingua originale, Dancing Girls, riprende uno dei testi presenti, nel quale quattro colleghe condividono fantasticherie più o meno assurde di violenza sessuale. In un altro, la protagonista si ritrova tampinata e infastidata da uno stalker, per poi scoprire con delusione di non essere la sua unica vittima. In un altro ancora, una giovane ragazza occupa a oltranza il bagno condiviso con altri affituari. Situazioni che mettono in risalto luci e ombre dell'universo femminile, restituendocene un'immagine mai univoca o semplice. Il tutto, con un tono che oscilla fra il sarcastico, il cinico e il divertito. Un libro di 200 pagine che ci ricorda quanto la Atwood sia capace di anticipare, quasi prevedendo ogni volta, il dibattito pubblico circa i sessi, in cui si infila con una voce sempre originale e mai banale.

LA FAMOSA CATTIVA FEMMINISTA

Nelle manifestazioni del 2017 e per i movimenti femministi degli ultimi mesi, la Atwood è stata un importante punto di riferimento. Nominata nei discorsi di ringraziamento agli Emmy, ricordata negli striscioni e nei cartelloni dei vari cortei, ma anche oggetto di critiche, tra le altre cose, per alcune sue dichiarazioni riguardo il caso di Steven Galloway, professore della University of British Columbia accusato nel 2016 di molestie sessuali a danno di una studentessa. Dopo essere stata giudicata per aver firmato una petizione che chiedeva un equo processo per l’uomo, la scrittrice ha pubblicato nel gennaio 2018 un editoriale di cui si è molto discusso. In Am I a bad feminist?, pubblicato sul The Globe and the Mail, la Atwood definisce la sua posizione su femminismo e movimento #MeToo. Uno dei passaggi più interessanti, anche rispetto a un libro come Fantasie di stupro, è questo: «La mia posizione è che le donne sono esseri umani, con tutti i comportamenti positivi e negativi che ne conseguono, compresi quelli criminali. Non sono angeli, incapaci di sbagliare. Se lo fossero, non avremmo un sistema legale». Non uno schieramento ‘senza se e senza ma’, quindi, ma un approccio sfaccettato alla figura femminile che si vede anche nei personaggi di questi 14 racconti. E che rende la lettura interessante soprattutto se pensata in relazione a certi risvolti del dibattito pubblico degli ultimi mesi (ma anche rispetto alla data d'uscita originale, il 1977).

VITTIME MA NON SOLO

Con il procedere implacabile del movimento #MeToo, che nella sua variante hollywoodiana è stato accusato di cieco revisionismo, ipocrisia e tante altre cose, c'è stato anche chi ha iniziato a mettere sull'altro lato della bilancia il rischio di un eccessivo 'vittimismo' femminile, alimentato da attiviste in cerca di una rappresentazione di genere unica e univoca, quella della donna che deve sempre cedere il passo al maschio. Lo ha sostenuto, per esempio, Mette Leonard sullo Spectator: «La maggior parte delle persone coinvolte in questa recente campagna non riconoscerebbe una donna in una posizione di potere e superiorità neanche se ce l'avesse davanti; non ci riuscirebbe perché non stanno cercando figure femminili forti, ma solo esempi di sfruttamento maschile». Senza forzare vicinanze fra le posizioni della Leonard e della Atwood, ci sarebbe comunque da chiedersi se a qualche scrittore o scrittrice, nel clima attuale, sarebbe venuto in mente di pubblicare un racconto come Fantasie di stupro, dove le protagoniste non indossano solo le vesti delle donne penitenti e contrite, ma arrivano a confondere semplici fantasie sessuali con immagini di violenza.

NON SEMPLIFICHIAMO PER DIFENDERCI

Il paradosso che rischia di incontrare chi combatte le violenze sessuali è quello di portare avanti un'immagine standardizzata delle vittime, magari più empatica e semplificata. Del resto, l'dea per cui la sessualità femminile se c'è non può che essere provocatoria è stata usata per molto tempo come giustificazione da colpevoli e opinione pubblica: verrebbe da pensare che il modo migliore per non prestare il fianco a simili (assurde) posizioni sarebbe quello di mostrarsi inattaccabili. Il bello del lavoro della Atwood, invece, sta nel denunciare ingiustizie e semplificazioni sociali, senza caderci a sua volta.

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