3 Aprile Apr 2018 1936 03 aprile 2018

JobReference, come funziona il Tripadvisor dei posti di lavoro

Ci si scambiano recensioni su aziende, colloqui e stage. E vengono pubblicati annunci. Ce lo racconta l’ideatrice, startupper modenese volata a San Francisco.

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Job Reference

Tutti abbiamo avuto un'esperienza negativa sul posto di lavoro o, ancora prima, in fase di colloquio. Una domanda imbarazzante, una richiesta di disponibilità esagerata, salari ridicoli e pagamenti in visibilità o che non arrivano mai: alzi la mano chi non sa di cosa sto parlando, e si ritenga fortunato. Tralasciando gli stipendi bassi, praticamente rasoterra (sono toccati alla nostra generazione, che ci vogliamo fare?), personalmente posso vantare due esperienze in un call center, in cui le giornate sembravano settimane del Grande Fratello: ogni 24 ore veniva eliminato qualcuno, perché incapace di convincere la signora Maria, che nel frattempo stava scolando la pasta, a cambiare gestore telefonico. Ho partecipato anche a un colloquio di gruppo e al buio, in cui solo all'ultimo momento veniva svelato il prodotto da vendere, ma che prima era da comprare: citando Wikipedia, sarei entrato a far parte di «un'azienda globale che opera nel settore alimentare del controllo del peso e della cura della pelle». Per la precisione, sarei stato alla base della piramide. Ecco, se avessi avuto all'epoca a disposizione una sorta di Tripadvisor dei posti di lavoro, forse avrei risparmiato tempo e fatica.

SI RISPARMIANO TEMPO E FATICA

Per fortuna, oggi qualcosa del genere c'è e si chiama JobReference, sito in cui si possono scrivere (in modo anonimo) e leggere recensioni e commenti su aziende, colloqui e stage. E in cui le stesse aziende possono pubblicare annunci di lavoro: una terra di mezzo che mancava e che permette, appunto, di risparmiare tempo e fatica. A idearlo una startupper di Sassuolo, Franca Castelli, spinta dal desiderio di fornire a entrambi gli attori coinvolti nel processo di selezione, ovvero aziende e candidati, uno strumento utile ed efficace: «Durante precedenti esperienze lavorative mi è capitato di fare colloqui per assumere persone nel mio team. Per ogni posizione aperta, arrivavano centinaia e centinaia di curricula: il 70% di essi, però, non era in linea nè con la posizione nè con l’azienda, che perdeva molto tempo vagliando le varie candidature». Non solo: «JobReference nasce anche da una profonda analisi del mio percorso e da tante interviste ad amici e conoscenti, che avrebbero fatto scelte differenti se avessero avuto una maggiore conoscenza del contesto lavorativo».

SE A AL COLLOQUIO CI CAPITANO DOMANDE SESSISTE

Già, il contesto. In Italia ce ne sono diversi in cui regna il maschilismo e sessismo. Una cosa di cui sullo stesso JobReference, almeno per adesso, non si parla, «probabilmente perchè è un tema che da noi è ancora difficile esternare, malgrado il grande movimento mondiale che si sta generando». Franca Castelli si dice però certa che le donne, ormai abituate a dimostrare sempre di più, prima o poi riusciranno a conquistare la parità che spetta loro di diritto. Nel frattempo, come si deve muovere una candidata se durante un colloquio 'subisce' domande o commenti sessisti? «Se vuole davvero quel lavoro, credo debba sorvolare, mettendo in risalto professionalità e competenza. Nulla combatte il sessismo come dimostrare di non essere il sesso debole. Le donne sanno farsi valere e, a differenza di un tempo, sono diverse le figure femminili con incarichi di prestigio, anche se non sono ancora abbastanza. Ovvio però che se da domande o commenti sessisti si passa a molestie vere e proprie, allora l’unica strada è quella della denuncia».

QUANDO LE AZIENDE NON LASCIANO FEEDBACK

Allargando il discorso, come spiega Franca Castelli, le principali lamentele «riguardano la mancanza di feedback post colloquio da parte delle aziende», evidenziata in modo particolare dagli utenti tra i 18 e i 34 anni, che rappresentano il 60% del totale: proprio i più giovani, dotati di meno esperienza, avrebbero bisogno di sapere perché non hanno superato il colloquio, per potersi preparare meglio in futuro, eppure si devono accontentare del classico le faremo sapere. Ma se le aziende non sempre si comportano in modo impeccabile, nemmeno gli utenti sono al di sopra di ogni sospetto. In tanti, infatti, potrebbero vedere in JobReference un mezzo per vendicarsi per qualcosa andato storto, come a volte succede su Tripadvisor: come possiamo essere sicuri che tutto ciò che viene scritto sia vero? «Questo è un tema a cui teniamo molto, poichè vogliamo essere corretti e trasparenti. Innanzitutto, anche se la recensione è anonima, l'utente è comunque registrato. Questo proprio per assicurarci che ci sia un utente reale dietro una recensione», precisa Castelli, che continua: «A breve rilasceremo nuove modalità di registrazione, che ci permetteranno di dare maggiore garanzia sull’affidabilità delle recensioni, pur garantendo l'anonimato».

«SE FALLISCI NON SEI UN INCAPACE, SEI UNO CHE CI HA PROVATO»

Curioso che, a creare un sito del genere, sia una giovane professionista che non ha avuto problemi durante i colloqui e che non si è mai sentita a disagio in ambienti di lavoro sessisti: «Ho lavorato in importanti aziende (Bosch Group, Coca-Cola e Blumarine, ndr) in cui le donne hanno le stesse opportunità degli uomini. Ho ricoperto anche ruoli di rilievo senza che il mio essere donna potesse rappresentare un problema. Mi rendo però conto di aver assistito a casi fortunati poichè non tutte le realtà sono così». Conscia che in Italia tessuto aziendale italiano è fatto anche (e soprattutto) di realtà 'vecchio stampo' in cui le figure femminili hanno meno possibilità di fare carriera, la startupper torna per un attimo in America, dove è stata fisicamente nel giugno del 2017, in quanto vincitrice del bando Silicon Valley: Mindset Program, che ha premiato le dieci migliori start up della regione: «È una bellissima realtà, ben distante dall’ecosistema startup italiano. Negli Stati Uniti è più facile farsi finanziare e ci sono molte più occasioni di incontro, anche informali, con gli investitori. In Italia invece è come se si cercasse sempre la critica e il difetto». Per uno startupper, insomma, l'America è ancora... l'America: «Nel mio periodo a San Francisco ho imparato che se fallisci non sei un incapace: sei una persona che ha avuto il coraggio di provarci. Ho imparato che luoghi di lavoro in cui non ci sono diversità di razza, genere o sesso esistono davvero. Ho imparato che chi è all'inizio del proprio percorso ha comunque da insegnare qualcosa a chi è più avanti. Ho imparato che il networking ha un potere immenso e che grazie a questo puoi arrivare a conoscere chiunque, compreso chi sembrava irraggiungibile».

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