29 Marzo Mar 2018 1404 29 marzo 2018

La lettera della compagna di Marielle Franco: «Il nostro amore oltre i pregiudizi»

Monica Tereza Benicio e l'attivista di Rio uccisa il 15 marzo stavano insieme da 13 anni. Il racconto della loro storia a Vanity Fair.

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Marielle Franco Compagna

Donna, nera, ragazza madre, attivista e omosessuale dichiarata, Marielle Franco, 38 anni, era un simbolo della lotta per i diritti degli emarginati e si si batteva contro le diseguaglianze e la violenza nelle favelas di Rio De Janeiro, la sua città. Il 15 marzo è stata messa a tacere con quattro colpi di pistola alla testa.
A due settimane di distanza dalla morte a cui mezzo mondo ha risposto con manifestazioni di protesta nelle piazze, Monica Tereza Benicio, compagna di vita da 13 anni, ha raccontato tramite una lettera pubblicata su Vanity Fair Italia la loro storia d'amore, sopravvissuta a così tanti ostacoli e pregiudizi in una realtà difficile come quella di Rio.

"Potevano due donne, nate nelle favelas, vivere insieme?"

«TANTI ANNI INSIEME SENZA LIBERTÀ»

Scrive Monica all'inizio della lettera: «Per anni non abbiamo potuto vivere la nostra vita in libertà. Temevamo i pregiudizi sociali, temevamo la reazione dei nostri amici e delle nostre famiglie, temevamo soprattutto la nostra paura. Potevano due donne, nate nelle favelas, vivere insieme? C’erano molte ragioni per restare lontane e solo una ci ha spinte avanti: l’amore. Non potevamo vivere separate l’una dall’altra. Abbiamo affittato un piccolo appartamento nei dintorni di Maré, con i pochi soldi di cui disponevamo. Avevamo solo un divano letto e un armadio ma era abbastanza per noi perché era il nostro spazio, il nostro rifugio». Sono state insieme 13 anni, condividendo gioie e dolori, sopportando «forti e lunghe pressioni sociali» che le hanno portate a lasciarsi e riprendersi tante volte.

«LA DONNA PIÙ FORTE CHE ABBIA CONOSCIUTO»

«Gli ostacoli tra noi erano tanti», continua Monica: «Combattevamo per le stesse cause, avevamo gli stessi sogni e le stesse speranze di un mondo migliore. Avevamo la stesse origine, nate e cresciute entrambe nel Maré. Anni dopo abbiamo scoperto che i nostri genitori erano amici. Erano segnati i nostri destini, già dal giorno della nascita, come canta l’artista brasiliano Cazuza? Esagerato! Proprio com’era il nostro amore». Poi, finalmente, hanno iniziato a convivere, nonostante le tante differenze: «Lei era molto disorganizzata mentre io sono metodica e seguo la mia agenda di lavoro. Mi ha insegnato a rallentare un po’ e io ho aiutato lei a vivere meglio nel suo caos. A casa era dolce e tranquilla, mi permetteva di prendermi cura di lei. La donna più forte che abbia mai conosciuto».

«CI MANCAVAMO OGNI GIORNO»

La compagna di Marielle racconta che anche salutarsi la mattina era difficile, e ogni sera nin vedevano l'ora di riabbracciarsi: «Ci baciavamo e abbracciavamo come se fosse sempre il primo appuntamento. Mi diceva: 'È bello tornare e trovarti qui'. Non era un’abitudine, ci mancavamo davvero ogni giorno. Un bacio non era mai abbastanza. Lei arrivava alla porta, poi tornava indietro, ci baciavamo ancora due, tre volte, poi lei usciva. Dirci arrivederci non è mai stato semplice. Non lo è nemmeno adesso».

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