28 Marzo Mar 2018 1642 28 marzo 2018

Denunciò il superiore per molestie sessuali: carabiniera rischia provvedimento disciplinare

Angela Aparecida Rizzo che aveva raccontato la sua storia a Presa Diretta, senza autorizzazione. È accusata anche di aver screditato l'Arma.

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La storia di Angela Aparecida Rizzo, carabiniera di 35 anni, è semplice e complessa allo stesso tempo. Nel 2015, secondo quanto ha raccontato nella puntata di Presa Diretta del 10 marzo 2018, è stata molestata e minacciato da un suo superiore, il maresciallo Luigi Ruggero. Lo aveva denunciato e il tribunale militare di Roma lo aveva condannato in primo grado nel 2017, sentenza confermata anche in appello. Fin qui tutto lineare. Peccato che poi, l'Arma abbia avviato un procedimento disciplinare nei confronti della Rizzo perché ha parlato con i media senza autorizzazione e per aver screditato il prestigio dei Carabinieri.

COSA È SUCCESSO NEL 2015

Angela Aparecida Rizzo lavora al comando provinciale dei Carabinieri di Firenze, lo stesso, tra l'altro, in cui prestavano servizio i due carabinieri accusati di strupro da due studentesse americane a settembre 2017. Lavorava a nel laboratorio di analisi delle sostanze stupefacenti del nucleo investigativo e, nel 2015, era stata vittima di palpeggiamenti, di minacce di ritorsioni e di umiliazioni verbali. Decise quindi di rivolgersi a un collega di grado molto più alto del suo di denunciare tutto al tribunale militare, costituendosi parte civile.

COSA DICE L'ORDINAMENTO MILITARE SULLE MOLESTIE SESSUALI

La carabiniera vinse la causa e il maresciallo Luigi Ruggero venne condannato in primo grado a nove mesi di reclusione e al risarcimento danni per il reato militare di 'minaccia ad inferiore aggravata e continuativa'. Non vi suona strano? Un po' sì: non si parla di molestie sessuali. Il motivo è semplice: nell’ordinamento militare non sono previsti reati a sfondo sessuale, che non sono punibili perché non previsti nemmeno dal codice penale militare di pace. Neanche nella sentenza si fa accenno agli abusi in senso stretto: il giudice parla di 'morboso interessamento' e di 'esasperante invadenza'. La sentenza è stata confermata anche alla Corte militare d'appello di Roma e attualmente è pendente in Cassazione.

IL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE APERTO DALL'ARMA

L'ultimo tassello della vicenda di Angela Aparecida Rizzo è l'avvio del procedimento disciplinare dell'Arma. Il 24 marzo 2018, infatti, il Corpo dei Carabinieri ha ribaltato la situazione: la militare è passata da accusatrice ad accusata. Il motivo? Non avrebbe chiesto l’autorizzazione a rilasciare un’intervista alla stampa (in questo caso Presa Diretta) e avrebbe screditato il prestigio dell’Arma con alcune sue dichiarazioni, come questa: «Avevo paura che succedesse qualcosa di più grave. In un contesto come il nostro dovremmo tutelare, no? Con grande amarezza trovo invece che, ecco, anche nel mio caso, uno venga abbandonato». Queste accuse, scrive Il Post, potrebbero riguardare il Testo Unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare intitolate: contegno del militare, comunicazioni dei militari, doveri attinenti al grado, senso di responsabilità. Angela Aparecida Rizzo ha a disposizione due mesi (a partire dal 24 marzo 2018) per preparare la difesa.

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