22 Marzo Mar 2018 1747 22 marzo 2018

La crisi della mascolinità ha una storia lunga

Lo scrittore Pankaj Mishra, dal Guardian, riflette sul tema. Dietro le violenze politiche, le gare diplomatiche e la retorica della forza c'è l'uomo che deve ripensare la sua identità.

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Crisi Mascolinità Pankaj Mishra (2)

«Una non nasce donna, ma, piuttosto, lo diventa», scrisse Simone de Beauvoir. È una regola che dovrebbe valere anche per gli uomini, dice il romanziere e saggista indiano Pankaj Mishra, che in un lungo articolo pubblicato sul The Guardian riflette sulla crisi (più o meno moderna) del concetto di mascolinità. Le riflessioni di Mishra sul quotidiano inglese non sono che una piccola parte di quelle contenute nel suo libro Age of Anger, e spaziano dal legame tra capi di Stato e dimostrazioni di virilità, al lessico giornalistico chauvinista, sino all’invito a una ‘liberazione’ del cosiddetto ‘sesso forte’ dalle immagini e dagli stereotipi in cui si trova a sua volta. Ecco alcuni dei punti più interessanti toccati da Mishra.

QUALE LIBERTÀ FA PIÙ PAURA

Nel quadro di Mishra, Oriente e Occidente, Trump e Kim Jong Un, India e Europa, sono tutti vicini nel sostenere ancora il cliché della femminilità delicata e passiva, mentre la mascolinità deve essere attiva e pronta all’attacco. In questa visione delle cose, il terreno che conquista la prima è un perdita irrimediabile per la seconda. L’autore ricorda una serie di eventi storici che lo confermano. Nel 1948, Nathuram Godse, bramino indù, fu riconosciuto colpevole dell’omicidio di Gandhi. Durante il processo disse che si era sentito costretto a ucciderlo, perché con le sue idee politiche vicine alle donne stava ‘svirilizzando’ una Nazione. Con le sue campagne per l’indipendenza, il Mahatma stava anche cercando di sovvertire lo schema maschile del potere imperialista, secondo il cui la donna non era definita dalle sue qualità, ma connotata in negativo dalle mancanze rispetto all’altro genere. Un modello che non voleva una convivenza alla pari, ma una subordinazione. Prima ancora che fra popolazioni (dominanti e dominate), fra sessi. Il fatto che Gandhi cercasse libertà non solo per gli uomini indiani, ma anche per le donne, gli costò la vita. Eppure, fa notare Mishra, Godse è considerato ancora oggi un eroe da una certa percentuale di Indù conservatori.

ADDOMINALI, BOTTONI E SIMBOLI FALLICI

Buona parte della riflessione di Mishra si concentra sul dopo 11 settembre e su come si presentano oggi al mondo i leader politici. Come filo conduttore, l'autore identifica una certa narrativa esibizionista della mascolinità. Osama bin Laden , per esempio, vedeva nell'abbattimento delle Torri Gemelle un attacco alla virilità statunitense che avrebbe potuto risanare quella sotto minaccia dei popoli musulmani. Una retorica, quella dell'uomo occidentale reso debole e 'molle' dalla sua libertà che è stata usata spesso dagli estremismi islamici. Da lì, l'autore vede un'escalation di pubbliche dimostrazioni di forza. Ultime, in ordine di tempo, le (non casuali) fotografie di Vladimir Putin intento ad andare a cavallo a petto nudo e la preoccupante, seppur ridicola, gara fra Trump e Kim Jong Un su chi avesse il bottone nucleare fosse più grosso. La forza del corpo maschile, secondo Mishra, si sentirebbe sotto assedio ormai da più di un secolo, da quanto l'economia mondiale ha iniziato a lasciare fabbriche e officine per virare verso automazione e finanza.

CHI SONO OGGI I PRIGIONIERI?

Oggi, tutti i retaggi delle società passate e le divisioni di genere sono messi a dura prova. L’uomo rischia così di irrigidirsi davanti a un cambiamento che minaccia i suoi privilegi, sì, ma solamente per arrivare a un’equità di trattamento. La crisi della mascolinità ha come effetto collaterale un’ultima disperata ricerca di potere e controllo che fa vivere una parte della popolazione in una condizione di rabbia rancorosa verso il 'diverso'. Il mito della forza, dice Mishra, finisce per intrappolare gli uomini negli stessi stereotipi e prigioni costruiti in tempi lontani (per sensibilità) dai nostri. Un’arma a doppio taglio che ora sta rivelando la sua natura. Quello che si augura lo scrittore è che inizi una più profonda riflessione sui diversi modi che gli uomini hanno di essere tali, potendo sentirsi liberi di allontanarsi da una visione del proprio genere ormai morente.

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