20 Marzo Mar 2018 1542 20 marzo 2018

Perché non dobbiamo dimerticarci delle vittime dei femminicidi

Nel 2018 ci sono stati almeno 15 casi. Ma non vogliamo che restino numeri: vogliamo ricordare i loro volti e le loro storie.

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Vittime Femminicidi 2018

Il 2018 è iniziato da meno di tre mesi e l'allarme femminicidio è più preoccupante che mai: sono già almeno 15 le donne uccise dai loro compagni.
Gli ultimi due casi sono avvenuti il 18 e il 19 marzo: nel siracusano è stata uccisa la giovanissima Laura Petrolito, per mano del partner e nel napoletano, a Terzigno, Immacolata Villani, 31 anni, dopo aver accompagnato la figlia a scuola, è stata uccisa dal marito trovato suicida. Solo poche settimane fa erano state uccise Pamela Mastropietro, 18 anni e Jessica Faoro, 19. Antonietta Gargiulo invece, si è salvata ma il marito dal quale si stava separando le ha ucciso entrambe le figlie prima di suicidarsi, a Latina.

LE DENUNCE NON BASTANO, MANCANO I PROVVEDIMENTI

«È una vera mattanza a cui bisogna porre rimedio. La politica deve trovare una soluzione», dice all'Ansa Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente di Telefono Rosa. Due i punti sui quali bisognerebbe intervenire. Il primo riguarda i tempi troppo lunghi che intercorrono tra la denuncia della vittima e i provvedimenti che ne conseguono (es. protezione della vittima, allontanamento del coniuge ecc). Il secondo consiste invece nella «rete» che deve fare quadrato intorno alla donna: polizia, carabinieri, associazioni a cui le donne si rivolgono, tribunali. «Nel momento in cui una donna denuncia la rete va attivata, dando protezione, eventualmente valutando se la donna può rimanere dove abita o è meglio porla in una struttura protetta: spesso le vittime di violenza non percepiscono la gravità della propria situazione», afferma Moscatelli.
«C'è poi un vero e proprio 'buco' tra la denuncia e il momento in cui la magistratura assume un provvedimento: non viene valutato nella giusta misura il rischio a cui si espone la donna nel momento in cui presenta denuncia: il fascicolo che la riguarda andrebbe inoltrato nel giro di poche ore ad un magistrato 'dedicato'», spiega all'Ansa.

NEL 2017 UCCISE 121 DONNE: UNA SU DUE DAL PARTNER

I dati sul fenomeno sono agghiaccianti: nel 2017 i femminicidi sono stati 121, nel 46% dei casi per mano del partner. Negli ultimi dieci anni gli omicidi delle donne sono calati del 20%, passando da 150 a 121. Ma l'incidenza delle vittime di genere femminile sul numero totale degli omicidi è aumentata di ben dieci punti dal 2007 ad oggi: dal 24% del totale al 34%.
Secondo l'ultimo studio Eures sul femminicidio in Italia, in rapporto alla popolazione femminile residente, il maggior numero di omicidi, tra il 2012 e il 2016, è avvenuto in Umbria (7,8%), in Calabria (6,8) e in Campania (6,5). Più di una donna su tre, tra le vittime della violenza del partner, ha riportato ferite, lividi, contusioni o altre lesioni (37,6%). Circa il 20% è stata ricoverata in ospedale a seguito delle ferite riportate. Più di un quinto di chi è stata ricoverata ha riportato danni permanenti. Dai dati emerge anche che le donne straniere denunciano più di quelle italiane (il 17,1% contro l'11,4%).
Dal 2000 a marzo 2018, ci sono state 3 mila vittime di femminicidio: questo vuol dire che, in media, è stata uccisa una donna ogni 53 ore (facendo un conto, è il dato è molto più allarmante di quanto riportato da altri giornali: una vittima ogni 60 ore).
Non vogliamo che restino numeri, ma vogliamo ricordare i loro volti e le loro storie: quelle delle 15 donne assassinate in due mesi e mezzo da uomini incapaci e violenti.

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