28 Febbraio Feb 2018 0900 28 febbraio 2018

Dall'AllBright al Wing: i club per donne conquistano l’Europa

Promuovere il nostro talento facendoci sentire al sicuro: dagli Stati Uniti spopolano nel Regno Unito, ma rischiano di trasformarsi in sessismo al femminile.

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Wing Allbright Club Donne

Sessisti, misogini e retrogradi. È questa l'idea che si ha su tutti i luoghi, di lavoro e non solo, in cui le donne vengono tagliate fuori. Ma cosa succede se i ruoli si invertono? Gli esempi sono ancora limitati, ma ci sono. Bisogna però guardare, come sempre, agli Stati Uniti e al Regno Unito e a club femminili come The Wing e AllBright, raccontati dall'inglese The Guardian. Realtà che fanno sicuramente meno scalpore del Contenance club di Monaco (in cui le donne possono entrare solo con determinati requisiti fisici e possono parlare solo grazie al permesso degli uomini) o delle cene di gala per soli uomini. Approdati dall'America in Europa solo nel 2017, i club femminili sono nati con l'idea di creare uno 'spazio sicuro' per riunire le donne e metterle a proprio agio, facendo emergere le loro ambizioni. Nessun giudizio o nessuna competizione, solo supporto reciproco. Le iscritte svolgono qualsiasi professione: dalla blogger alla fotografa, fino alla giornalista freelance. Basta guardarsi intorno per capire l'effetto che questa comfort zone regala alle sue socie: dalla donna con l'hijab che si sente libera di toglierlo perchè non ci sono uomini alla mamma che allatta mentre è in conferenza telefonica.

UN OCCHIO AI NUMERI

Dati alla mano, le statistiche confermano la necessità di creare ambienti di questo tipo. Secondo Debbie Wosskow e Anna Jones, che hanno inaugurato l'AllBrightClub nel 2017 a Londra, i numeri sono tutt'altro che rassicuranti: nel 2016, solo una lavoratrice su sei rivestiva posizioni dirigenziali di alto livello. E a chi le accusa di sessismo, le due fondatrici rispondono coi numeri: nonostante siano più preparate, le donne sul posto di lavoro si scoraggiano a tal punto che l'ambizione iniziale si riduce dal 50% al 16% in due anni. Una perdita di fiducia nelle proprie capacità che le spinge a rinunciare al sogno di un'attività propria. Ad aggravare la situazione, come emerge in un rapporto del 2016 del Trades Union Congress (TUC) di Londra, la metà delle impiegate britanniche è stata molestata mentre era in servizio e una su quattro ha subito apprezzamenti per il suo aspetto fisico, rispetto a un collega su nove di sesso maschile.

GLI UOMINI ENTRANO SOLO SU INVITO

Accusati di discriminare gli uomini, in realtà, questi club vantano una serie di nomi maschili nelle loro squadre di lavoro: investitori e dipendenti, pronti a supportare talenti e imprese tutte al femminile. Ma attenzione, gli uomini possono entrare solo grazie all'invito delle iscritte.

UN SUCCESSO TRASVERSALE

L'idea è piaciuta a volti noti come Naomie Harris, Ruth Wilson, Kanya King, Martha Lane Fox e Sarah Brown, che hanno già aderito. Ma anche lavoratrici sconosciute al grande pubblico sono pronte a pagare 50 sterline al mese per far parte di AllBright. The Wing Club, fondato a Manhattan nel 2016 da Audrey Gelman, ex addetta stampa per Hillary Clinton, e Lauren Kassan, donna d'affari nonchè migliore amica di Lena Dunham, ha addirittura 8 mila richieste in lista d'attesa.

CE N'ERA DAVVERO BISOGNO?

Non è tutto oro quello che luccica, però. Perché, nonostante l'entusiasmo con cui possiamo accogliere progetti simili, non dimentichiamoci che, se da una parte gli ambienti per soli uomini ci trattano come oggetti, dall'altra i club femminili ci mettono nella condizione di sentirci come animali protetti da tutelare. È forse questa la normalità?

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