14 Febbraio Feb 2018 1137 14 febbraio 2018

Le domande alle due ragazze sul presunto stupro di Firenze

Gli avvocati dei due carabinieri hanno presentato 250 questiti durante l'incidente probatorio che il giudice ha in buona parte bocciato. Il motivo? Offensivi e fuori luogo.

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Ricordate le due studentesse americane che a settembre 2017 hanno raccontato di aver subito uno stupro da parte di due carabinieri dopo essere uscite da una discoteca a Firenze? Avevamo già parlato di come durante l'incidente probatorio, tra pianti e malori, le giovani siano state fatte passare in tutti i modi da vittime a colpevoli durante l'interrogatorio del 23 novembre, durato 12 ore e 22 minuti. Il 14 febbraio 2018 la giornalista Antonella Mollica del Corriere della Sera ha ottenuto il verbale e ne ha pubblicato una parte che riproponiamo, in cui si trovano passaggi agghiaccianti, come quello in cui viene chiesto loro se indossavano gli slip al momento dello stupro o se subissero il fascino della divisa. Domande talmente offensive e fuori luogo che il giudice ha interrotto un paio di volte l'avvocato dicendo: «Io non torno indietro di 50 anni».

Avvocato Cristina Menichetti (difensore del carabiniere Marco Camuffo): «Prima di arrivare al rapporto sessuale non si era scambiata nessuna effusione con Camuffo, effusioni consensuali e reciproche?». Avvocato: «Durante questo rapporto il carabiniere l'ha mai minacciata, ad esempio urlando o con le mani?».

Risposta: «Nessuna minaccia esplicita però mi sentivo minacciata dal fatto che lui porta un'arma».

Avvocato: «Quindi ha usato la forza per sottometterla?».

Giudice: «Cosa intende per forza avvocato?».

Avvocato: «Se ha dovuto forzarla, esercitare una certa pressione, se è un gesto violento con una certa vis impressa nel gesto». Domanda non ammessa.

Avvocato: «Non ha lottato fisicamente? Volevo sapere se Camuffo ha esercitato violenza...». (A questo punto il legale scende nei particolari della presunta violenza sessuale, ndr).

Giudice: «Che brutta domanda avvocato. Sono domande che si possono e si devono evitare nei limiti del possibile, perché c'è un accanimento che non è terapeutico in questo caso... Non bisogna mai andare oltre certi limiti. È l'inutilità a mettere in difficoltà le persone, non si può ledere il diritto delle persone».

Avvocato: «Lei trova affascinanti, sexy gli uomini che indossano una divisa?». Giudice: «Inammissibile, le abitudini personali, gli orientamenti sessuali non possono essere oggetto di deposizione».

Avvocato: «Lei indossava solo i pantaloni quella sera? Aveva la biancheria intima?». Domanda non ammessa.

Avvocato Giorgio Carta (difensore del carabiniere Pietro Costa): «In casa avevate bevande alcoliche? Lei ha bevuto dopo che i carabinieri sono andati via?». (L'avvocato cita nuovamente in modo esplicito la presunta violenza sessuale, ndr).

Giudice: «Non l'ammetto, non torno indietro di 50 anni».

Avvocato: «La ragazza si è sottoposta a una visita ginecologica sulle malattie virali. Possiamo sapere l'esito di questa visita?».

Giudice: «Sta scherzando avvocato? Questo attiene alla sfera intima non è ammesso questo genere di domande. Ripeto: non torno indietro di 50 anni, non lo consento a nessuno».

Avvocato: «Si può sapere se ha una cura in corso?».

Giudice: «No».

Avvocato: «È la prima volta che è stata violentata in vita sua?». Domanda non ammessa.

Avvocato: «È stata arrestata dalla polizia negli Stati Uniti? Ha precedenti penali?».

Giudice: «Domanda non ammessa. Non si può screditare un teste sul piano della reputazione, lo si può fare sul contenuto delle dichiarazioni. Se un teste non è una persona sincera lo dobbiamo rilevare dal contenuto delle dichiarazioni».

Avvocato: «A che titolo risiede negli Stati Uniti? (la ragazza è di origine peruviana, ndr). Era preoccupata per il suo titolo di permanenza negli Usa?». Domanda non ammessa.

Avvocato: «Ha mai visitato un negozio di divise a Firenze?».

Giudice: «Ma che ci interessa! Non è rilevante!».

Avvocato: «Ha mai fotografato il volantino di questo negozio?».

Giudice: «Non è rilevante».

Avvocato: «Il carabiniere si è accorto che lei era ubriaca?».

Giudice: «Non va bene avvocato, stiamo chiedendo a una persona ubriaca, affermazione senza offesa visto che l'ha detto lei, se avesse la capacità di rendersi conto del suo interlocutore».

Avvocato: «Il carabiniere ha insistito per avere contatti con lei? Ha insistito silenziosamente, con gesti e parole, perché uno insiste a un no...».

Giudice: «Ha manifestato questo non gradimento con comportamenti espliciti?».

Ragazza: «No, non avevo forza nel mio corpo».

Giudice: «E con questa risposta non accetto più domande così invadenti».

Avvocato: «Perché dobbiamo privarci di scoprire la verità, la ragazza muore dalla voglia di dire la verità, sentiamola se è salita a piedi...».

Giudice: «Che ironia fuori luogo, ora sta andando oltre il consentito. C'è una persona che secondo l'accusa ha subito una violazione così sgradevole e lei fa dell'ironia? Io credo che non sia la sede».

Avvocato: «Cosa diceva esattamente la sua amica quando urlava? Erano urla di parole o semplicemente urla di dolore?».

Giudice: «No, fermiamoci qui, il sadismo non è consentito».

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