13 Febbraio Feb 2018 1850 13 febbraio 2018

Cheerleader nordcoreane: l'ombra del regime sui loro sorrisi

Sembrano gioiose e divertite. Ma rimangono uno strumento della propaganda di Kim Jon-un.

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Cheerleader Nordcoreane

Il loro tifo sincronizzato alle Olimpiadi invernali 2018 in Corea del Sud le ha rese virali, ispirando simpatia in tutti gli spettatori. E facendoci dimenticare che le cheerleader nordcoreane sono, anche loro, espressione ufficiale della propaganda ufficiale del dittatore Kim Jong-un. Il gruppo di giovani donne è in breve diventato noto come «Esercito delle bellezze», ma dietro il loro entusiasmo si cela una realtà molto più complessa di quanto non traspaia.

Stealing the show at the #Olympics 2018! #NorthKorea Cheerleaders! 🇰🇵

Geplaatst door Korean Friendship Association USA op zaterdag 10 februari 2018

DISCIPLINA DI FERRO

Le cheerleader nordcoreane si sono messe in mostra durante la partita di hockey su ghiaccio che ha visto la squadra unificata delle due Coree sfidare la Svizzera, incitata a più non posso nonostante la partita sia poi finita con una sonora sconfitta per otto a zero. Non è tutto tifo quello che sventola, però: il perfetto sincronismo espresso dalle cheerleader, secondo Vice, è un esempio delle ferree regole e degli inflessibili requisiti che sarebbero costrette a soddisfare per poter essere ammesse nel gruppo. Il fatto che poi sia stato loro concesso di volare in Corea del Sud, suggerirebbe che farebbero tutte parte di famiglie benestanti, e quindi poco inclini a un'eventuale fuga prima del ritorno in patria.

IN FILA PER DUE

Nell'analisi del fenomeno, il New York Times è andato oltre, cercando di ricostruire la giornata tipo di una cheerleader nordcoreana. Spicca, prima di tutto, l'impossibilità di entrare in contatto con loro, protette come sono da guardie del corpo che impediscono qualsiasi interazione con l'ambiente circostante. Il quartier generale delle cheerleader in trasferta è situato a circa un'ora e mezza dalle principali arene sportive. Le 229 donne sono suddivise in 108 stanze, e pranzano nel salone dell'hotel adiacente, a gruppi di 30 e sempre rigorosamente accompagnate da almeno due uomini che sovrintendono a tutto. Arrivano lì in fila per due, mangiano e tornano nelle stanze sempre in fila per due.

UN SOLO COMPITO

Un'organizzazione quasi militare, insomma, che lascia presagire come dietro quei sorrisi si celi probabilmente una dose di stress non indifferente. Anche perché alle cheerleader non pare sia concesso distrarsi con quello che accade nei paraggi: le loro energie sono tutte rivolte ai cori e ai canti di incitamento rivolto alla loro squadra. Gli osservatori sostengono che, quando non sono impegnate nel tifo, sembrano astrarsi e rimanere impassibili di fronte a quant'altro succede intorno a loro.

STRUMENTI DI PROPAGANDA

Anche il New York Times ha confermato che le cheerleader vengono selezionate da tutte le città del Paese, e appartengono sempere a contesti socio-economici elevati. Una fuggitiva nordcoreana ha raccontato che le donne selezionate possono essere convocate da un momento all'altro in vista di grandi eventi come le Olimpiadi. I criteri di selezione sono rigidi: le famiglie devono essere leali nei confronti del regime, esempi di dedizione al lavoro collettivo. E, inoltre, devono essere rispettati criteri estetici particolari, in primis l'altezza e il peso: l'altezza minima prevsta è di 160 cm, e raramente vengono selezionate donne con più di 25 anni di età. Qualsiasi motivo, d'altro canto, può essere buono per essere scartate: ad esempio, dei famigliari in Giappone.
Non si sa molto di più sulle cheerleader nordcoreane: i media sudcoreani, come quelli di tutto il mondo, ne sono rimasti affascinati. Ma quasi nessuno è riuscito a scalfire quei sorrisi impenetrabile dietro cui, probabilmente, si nascondono scomode verità sul regime di Kim Jong-un.

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