6 Febbraio Feb 2018 1326 06 febbraio 2018

Diritto di voto: quando le donne inglesi erano contro il suffragio universale

Da una parte le suffragette, dall'altra le donne più tradizionaliste che volevano conservare lo status quo.

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Diritto Di Voto Suffragette Regno Unito

Cento anni di voto. È la ricorrenza che festeggiano le donne inglesi il 6 febbraio 2018, a un secolo di distanza esatto dall'approvazione in parlamento del Representation of the People Act, vale a dire la legge che garantiva per la prima volta, alle donne sopra i 30 anni che soddisfacessero alcuni requisiti, il diritto di voto. D'un tratto, 8 milioni e 400 mila donne potevano recarsi alle urne e far sentire il proprio peso politico nel Regno Unito. Ma sarebbe un errore madornale pensare che quel traguardo venne tagliato grazie all'appoggio di tutte le donne. Proprio come oggi tanti individui di sesso femminile propugnano le peggiori espressioni patriarcali e maschiliste (e Laura Boldrini ne sa qualcosa), anche allora furono molte le donne che avversarono con tenacia l'estensione del suffragio.

DIVISIONE DI GENERE

Se da una parte dunque c'erano Emmeline Pankhurst e Millicent Fawcett, dall'altra c'era Mary Humphrey Ward, romanziera e fondatrice della Lega nazionale femminile anti-suffragio. È curioso scoprire, come racconta la Bbc, che tra i primi argomenti per screditare le suffragette c'era quello di una loro supposta bruttezza, che è un po' la stessa cosa che si dice oggi per attaccare una femminista. La battaglia di Ward durò dieci anni, dal 1908 fino alla sconfitta. Già nel 1909, però, la Lega aveva raccolto 250 mila firme, tra donne e uomini, di persone che si opponevano al suffragio universale. Ward e la sua squadra di attiviste predicavano una netta divisione dei ruoli tra uomini e donne, magari ricorrendo a metafore bucoliche in cui si spiegava che ogni animale aveva il suo posto nella fattoria.

E L'INDIA?

Sembra difficile credere che le donne potessero condurre una campagna per non vedersi riconosciuto un proprio diritto, ma non era raro che le donne (oggi come allora) si adeguassero e interiorizzassero gli stereotipi dell'epoca: in particolare, quello che le vedeva come esseri inferiori agli uomini sia fisicamente che intellettualmente. Ma c'era anche chi nutriva preoccupazioni di carattere geopolitico, per così dire, preoccupandosi di ferire la sensibilità dei popoli colonizzati dagli Inglesi, in particolare l'India. Un Paese così tradizionalista avrebbe mai potuto accettare di far parte di un Impero dove le donne d'Inghilterra potevano permettersi di votare?

LE CATHERINE DENEUVE DI UNA VOLTA

Rimanendo al proprio focolare, però, le anti-suffragette sostenevano che il diritto di voto avrebbe acuito i contrasti famigliari interni, portando alla dissoluzione di molti nuclei famigliari. Guai a contraddire un uomo! E poco importava se le suffragette, giustamente, facevano notare che fino a pochi anni prima il Regno Unito aveva prosperato sotto la regina Vittoria, una donna. Le avversarie al diritto di voto, però, non demordevano, e usavano qualsiasi mezzo per screditare le attiviste 'nemiche': in particolare, dipingendole agli occhi degli uomini come delle vere e proprie sovversive, impazienti di schiacciare gli uomini sotto i loro tacchi. Nulla di così diverso, in fondo, da quello che dicono Catherine Deneuve e compagne.

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