4 Febbraio Feb 2018 1100 04 febbraio 2018

Chi era Renata Fonte, l'ambientalista uccisa dalla mafia

La storia della politica e attivista locale che Cristiana Capotondi la intepreta nella fiction Liberi sognatori.

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Renata Fonte

Voleva salvare la bellezza della sua terra dalla speculazione politica, e per questo la uccisero. È la storia di Renata Fonte, che Cristiana Capotondi interpreta in Una donna contro tutti, quarto episodio della fiction Mediaset Liberi sognatori. L'opera, diretta da Fabio Mollo, è stata molto apprezzata dalla figlia di Renata Fonte, Viviana Matrangola: «So che la fiction è uno strumento estremamente prezioso per far conoscere la vita di mia madre e l'esempio che rappresenta. Quando Pietro Valsecchi mi ha chiamato per informarmi di questo film, sono rimasta frastornata e felice».

L'IMPEGNO CIVILE E POLITICO

Nata, vissuta e uccisa a Nardò, in provincia di Lecce, Renata Fonte era un'insegnante di scuola elementare che si appassionò alla vita politica e decise di militare tra le fila del Partito Repubblicano, divenendo nel giro di pochi anni una figura di spicco. Dopo il matrimonio con un sottufficiale dell'aeronautica, avvenuto nel 1968, girò l'Italia al seguito del marito, fin quando, nel 1980, non si stabilirono di nuovo definitivamente a Nardò. Lì poté finalmente dedicarsi all'impegno civile che le stava tanto a cuore, e che si declinò anche nell'iscrizione attiva all'Unione Donne in Italia.

L'OMICIDIO

Nel giro di pochissimi mesi, Renata Fonte divenne una figura di spicco della politica locale. Venne nominata assessora, ed è proprio dai vertici che riuscì a scorgere quello che stava succedendo al territorio che amministrava. Illeciti ambientali e speculazioni edilizie attanavagliavano l'area di Porto Selvaggio, e non solo. Così Renata Fonte si mise a lottare, a dare fastidio, a puntare i piedi. Troppo fastidio, secondo qualcuno. Quel qualcuno, la cui identità come riporta Repubblica è rimasta ignota, assoldò Giuseppe Durante e Marcello My per ucciderla. L'agguato si svolse il 31 marzo 1984, a pochi passi dall'abitazione di Renata Fonte, che venne uccisa da tre colpi di pistola. Aveva 33 anni, e divenne la prima vittima di mafia nel Salento.
Il suo lascito non andò perduto: nel 1998 nacque il Centro Antiviolenza 'Renata Fonte', che da allora si occupa del fenomeno della violenza contro le donne e i minori.

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