31 Gennaio Gen 2018 1950 31 gennaio 2018

Hillary Clinton: «Il molestatore nello staff? Avrei dovuto licenziarlo»

La mancata Presidente Usa si pente di una decisione passata. Ma non è la prima volta che la sua condotta nei confronti delle donne desta qualche dubbio.

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Hillary Clinton Molestie Sessuali Staff

Si pente, Hillary Clinton. Si pente per non aver prestato attenzione alle parole di una sua giovane sostenitrice che aveva accusato di molestie sessuali, nel corso del 2008, un uomo dello staff della sua campagna elettorale, Burns Strider. Clinton non licenziò Strider, ma si limitò a cambiargli mansione, allontanandolo dalla vittima: «All'epoca preferii degradarlo, tagliare ogni ponte tra lui e la ragazza e gli consigliai di farsi curare. Gli dicemmo anche che, fosse stato recidivo, lo avremmo licenziato in tronco. Ma scaricarlo in quel momento non mi sembrò la scelta giusta». Dieci anni e un #MeToo dopo, la mancata Presidente fa ammenda. Ma il caso Strider, in realtà, non è che l'ultimo tassello del comportamento ambiguo che Hillary ha sempre tenuto nei confronti delle donne.

PALADINA DI CHI?

Un comportamento di cui persino Trump era a conoscenza, tanto che non esitò a sfruttarlo nel corso di uno dei dibattiti elettorali, con un coup de théâtre non da poco: tra il pubblico, infatti, portò quattro donne. Tre di loro accusavano Bill Clinton di abusi; una di loro, invece, ricordò di quando Hillary difese in tribunale l'uomo che, secondo la sua testimonianza, l'aveva stuprata. Quella donna si chiama Kathy Shelton, e il 10 ottobre 2016 twittò così: «Forse sono la prima donna rimasta vittima di Hillary Clinton. Ha rovinato la mia vita; ha difeso il mio stupratore e dato la colpa a me. Avevo 12 anni. Poi ha riso di me».

LA PROVA DEI FATTI

Lo stupratore venne poi condannato, ma la Clinton (da brava avvocata, va detto) non fece ammettere in tribunale alcune prove che avrebbero potuto peggiorare ulteriormente la pena del suo cliente. Anni dopo, al telefono venne intercettata mentre si vantava della propria perizia tecnica. Tornando al dibattito, vale la pena ricordare che Trump accusò la Clinton di aver tentato di screditare o infangare le donne che accusavano suo marito. Su queste accuse, la Cnn all'epoca condusse un fact checking, di cui vi riassumiamo gli esiti: le dichiarazioni di Juanita Broaddrick nel corso degli anni sono state altalenanti, a volte negando a volte confermando le accuse.
Gennifer Flowers, che da anni sostiene di avere avuto una lunga relazione con Bill, venne definita da Hillary come «una cantante da cabaret fallita». Secondo il New York Times, dalla famiglia Clinton venne dato il via libera ad alcuni investigatori per trovare delle storie scomode con cui screditarla. Non si sa se Hillary ebbe un ruolo in questa decisione.
Si sa invece con certezza che Hillary definì Monica Lewinsky una «lunatica narcisista», ma in una conversazione privata e non in pubblico. Paula Jones, invece, non è stata in grado di elaborare un'accusa precisa nei confronti di Hillary. Stesso discorso per Kathleen Willey.
Come conclude la Cnn, è difficile dire quale ruolo Hillary Clinton abbia avuto nelle disavventure del marito Bill. Ma è altrettanto vero che simili comportamenti ambigui mal si conciliano con l'immagine di paladina delle donne che ha sempre cercato di dipingersi addosso. Il caso Strider, però, rischia di far pendere il piatto della bilancia da una parte ben precisa.

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