29 Gennaio Gen 2018 1725 29 gennaio 2018

«Si cali le mutande»: le perquisizioni al concorso per magistrati

La denuncia di Cristiana Sani, che sarebbe stata costretta da delle agenti. Ma alcune fonti dicono che fosse in possesso di bigliettini. Lei smentisce.

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Concorso Magistratura Mutande

Non bastava il caso Bellomo, ci voleva anche lo scandalo esami. La denuncia arriva da una concorsista, Cristiana Sani, che su Facebook ha denunciato quanto le sarebbe accaduto nel bagno dell'edificio dove si stavano svolgendo gli esami per accedere alla magistratura. «Dottoressa, avanti! Si cali le mutande», le sarebbe stato intimato da alcune agenti della polizia penitenziaria che l'hanno perquisita.

Roma, 26 gennaio 2018 Titolo: “Dottoressa, si tiri giù le mutande”. Agli scritti del concorso di Magistratura succede...

Geplaatst door Cristiana Sani op vrijdag 26 januari 2018

«UNA VIOLENZA»

La perquisizione, evidentemente, mirava a individuare bigini o aiutini che potevano compromettere la validità dell'esame. Ma il post di Sani racconta una scena dove i limiti del rispetto della persona sembrano essere stati ampiamente travalicati. Anche perché, se il resoconto dell'aspirante magistrata dovesse rivelarsi veritiero, le agenti della polizia penitenziaria avrebbero usato un tono tutt'altro che conciliante: «Ancora più giù, faccia quasi per togliersele e si giri. Cos’è? Ha il ciclo, che non se le vuole tirare giù?!». Secondo Cristiana Sani, quanto accaduto sarebbe una vera e propria «violenza». La perquisizione, infatti, secondo il racconto prevedeva anche di «togliersi la maglia, allentare il reggiseno, calarsi i pantaloni».

L'ALTRA CAMPANA

Secondo quanto riporta Affaritaliani.it, però, le cose sarebbero andate in maniera diversa. Sani, infatti, non sarebbe stata perquisita per un capriccio, ma perché vista andare avanti e indietro più volte dal bagno all'aula. Perquisendola, le agenti avrebbero trovato dei bigliettini, e la Sani sarebbe stata espulsa dal concorso. Sani ha negato entrambe le accuse.

LO SPETTRO DI BELLOMO

Nelle ore precedenti, l'esame di magistratura era già stato funestato da una voce che aveva fatto indignare molti concorsisti, secondo cui tra le tracce d'esame ce n'era una basata su una sentenza di Bellomo. Il presidente della Commissione esaminatrice Luigi Agostinacchio ha poi precisato che la traccia «non può essere funzionalmente collegata ad alcuno specifico riferimento giurisprudenziale né ad alcuno specifico contributo dottrinario». E che Bellomo, dunque, non c'entrerebbe nulla.

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