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16 Gennaio Gen 2018 1952 16 gennaio 2018

Margaret Atwood: «Sono una cattiva femminista?»

L'autrice di The Handmaid's Tale pesantemente criticata dopo un editoriale in cui suggeriva di non stigmatizzare chi è accusato di molestie ma non ha ancora subito un processo.

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Margaret Atwood

«Sono una cattiva femminista?»: a chiederselo è Margaret Atwood, scrittrice canadese di successo, in un lungo editoriale su Globe and Mail, dove ha denunciato i limiti del movimento #MeToo e scatenato l'ira delle femministe che avevano adottato il suo romanzo distopico del 1985 The Handmaid's Tale (Il Racconto dell'Ancella).
«Ora, a quanto pare, sto conducendo una guerra alle donne, come una cattiva femminista misogina e favoreggiatrice dello stupro», scrive nell'articolo. «Come sarebbe una buona femminista agli occhi dei miei accusatori? La mia posizione fondamentale è che le donne sono esseri umani, con tutta la gamma di comportamenti santi e demoniaci che questo comporta, compresi quelli criminali. Non sono angeli, incapaci di commettere errori. Se lo fossero, non avremmo bisogno di un sistema legale».

IL CASO DEL PROFESSORE E LE MOLESTIE SESSUALI

Nell'editoriale pubblicato dal quotidiano canadese Atwood ha spiegato il motivo per cui nel 2016 ha firmato una petizione in cui si chiedeva un processo equo per un professore della University of British Columbia accusato di molestie sessuali nei confronti di un suo studente, ritenuto colpevole dall'opinione pubblica prima ancora che ci fosse un'indagine in corso. È per questo che la Atwood apre la lettera chiedendo se forse lei, al contrario delle persone che si sentono in diritto di accusarla per questa scelta, sia una cattiva femminista. «Ma poi, dopo un'inchiesta da parte di un giudice che è andata avanti per mesi, con molteplici testimoni e interviste», ha continuato, «il giudice ha detto che non c'è stata violenza sessuale. L'impiegato è stato licenziato comunque. Tutti furono sorpresi, inclusa me».

LE FEMMINISTE CONTRO

L'intervento della Atwood ha scatenato proteste in Rete e portato accuse alla scrittrice di voler trasformare il movimento #MeToo «in una forma di stalinismo o un regno del Terrore», mettendo in dubbio l'importanza di credere alle donne che hanno avuto il coraggio di rompere il silenzio. Atwood, il cui romanzo è stato trasposto in una pluripremiata serie tv in aprile alla seconda stagione (in Italia su TimVision), ha replicato con decisione su Twitter: «Difendere i diritti umani per tutti non significa dichiarare guerra alle donne. Perché le donne abbiano diritti, i diritti devono esistere. Punto e basta».

«UN MURO DI SILENZIO»

Ma la reazione all'articolo è stata dura e immediata: l’autrice è stata accusata di non comprendere il significato del movimento #MeToo. «La Atwood non ha la più pallida idea di cosa significhi avere a che fare con le molestie sessuali alla UBC, oppure confrontarsi col muro di silenzio delle amministrazioni e delle istituzioni, anche mentre si cerca di cambiare le cose. Chiedetemi come faccio a saperlo», ha scritto una donna su Twitter.

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