4 Gennaio Gen 2018 1900 04 gennaio 2018

Libri di testo, la parità di genere è così lontana

Le femmine sono quasi sempre madri. L'avventura e il lavoro è roba da uomini. Storie della Buonanotte per bambine ribelli è stato il libro più venduto su Amazon nel 2017. Un buon segno, certo, ma a scuola le cose vanno diversamente.

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Nel 2017 il libro più venduto su Amazon nel nostro Paese è stato Storie della buonanotte per bambine ribelli – 100 vite di donne straordinarie, segno che piace agli italiani l'idea che le nuove generazioni crescano con modelli di riferimento anche femminili, soprattutto le bambine. Eppure, secondo una ricerca pubblicata dalla rivista universitaria Ag-AboutGender, il nostro Paese deve ancora fare molto per ristabilire una reale parità di genere nei libri di testo della scuola primaria, nonostante già nel 1999 sia stato firmato un protocollo in questo senso, Polite, cui avevano aderito diverse case editrici.

Secondo la ricercatrice Irene Dora Maria Scierri, l'analisi dei testi dimostra come «i significati culturali connessi al genere maschile e femminile siano ancora intrisi di stereotipi sessisti e continuino a rinchiudere il genere femminile entro uno spazio minoritario, ed entrambi i generi entro modelli rappresentanti un solo modo di essere». Detto più banalmente: i testi dove sono presenti figure femminili sono meno numerosi di quelli in cui è presente un protagonista maschile. Le donne, inoltre, sono quasi totalmente assenti dalle storie di avventura e spesso vengono identificate come madri, raramente come professioniste affermate in un determinato settore. Escludendo, ovviamente, la maestra o altre figure tutte attinenti la sfera dell'accudimento e della cura.

Il lavoro di Irene Dora Maria Scierri si basa sull'analisi di 1084 brani: 561 riguardanti le edizioni dei libri di testo 2008-2010, 523 le edizioni del 2014. Se nel primo caso le protagoniste femminili erano il 40,2%, nel secondo erano addirittura scese al 34,7%. Otto case editrici su 11 analizzate hanno una rappresentazione squilibrata: sono Immedia, Raffaello, Del Borgo, Pearson, De Agostini, Mondadori, Ardea Tredieci e Il Capitello. Di queste, Raffaello, De Agostini e Il Capitello aderiscono a Polite.

Altri risultati dell'analisi, per sommi capi: circa una volta su due, una donna protagonista è identificata come madre, mentre solo nel 30% dei casi l'uomo è identificato come genitore. Nel 20% dei casi, la donna è identificata per la sua figura fisica – bellezza, magrezza etc – mentre per l'uomo questo vale solo nel 13% dei casi. Gli uomini sono definiti invece più spesso per il loro ruolo professionale: 23,3% dei casi contro solo il 7,6% delle donne.

Tutto ciò quanto è rilevante per l'educazione dei bambini e delle bambine? La ricerca sottolinea come «gli stereotipi sessisti all'interno di libri di testo assumono la forza di imperativi indiscutibili, dato che vengono presentati all'interno di contesti autorevoli che costituiscono spesso il primo approccio a una visione strutturata del mondo».

Questa tesi sarebbe confermata da una ricerca del 2015 di Lucisano e Rubat Du Merac condotta su 2041 studenti delle scuole superiori: mentre il 97% dei ragazzi sceglie come riferimento un personaggio maschile, solo il 28% ne sceglio uno femminile. Questo è doppiamente dannoso: significa infatti che le ragazze faticano a individuare modelli del loro sesso, mentre i maschi danno per scontato che alcuni ruoli siano riservati a loro in quanto uomini.

«La tendenza alla conservazione di un repertorio di brani 'tradizionali' nei testi scolastici» – scrive Irene Dora Maria Scierri – «può essere in parte spiegata con l'abitudine di molte case editrici di rieditare per decenni lo stesso libro senza alcuna modifica sostanziale» e, tuttavia, «è difficile non prendere in considerazione le pressioni di associazioni conservatrici verso quelle che vengono da queste stesse definite 'iniziative gender'».

Il riferimento è alle iniziative, intraprese da diverse amministrazioni comunali, per 'bandire' dalle scuole testi ritenuti scomodi o sbagliati perché descrivono famiglie diverse da quella tradizionale, come fatto dal Comune di Venezia diversi anni fa. Per le bambine ribelli, insomma, non è ancora il momento della buonanotte.

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