22 Dicembre Dic 2017 1304 22 dicembre 2017

Prostituzione: libera scelta o sfruttamento in ogni caso?

Esistono delle escort davvero indipendenti o sono sempre e comunque vittime della società e delle scarse possibilità economiche? I due punti di vista a confronto.

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Il mestiere più antico del mondo porta con sé la domanda più antica del mondo: la prostituzione può essere una libera scelta o è sempre e solo sfruttamento? Secondo il pg barese Emanuele De Maria, che segue il caso Tarantini (accusato di aver portato le escort a Berlusconi), vale il secondo caso: «È un lavoro che fa soffrire chi lo esercita. Per questo motivo, che la prostituzione si eserciti in locali di lusso o per strada la sostanza non cambia». Un parere che fa discutere, e che incontra tanti detrattori quanto sostenitori. Perché se da una parte c'è chi è convinto che nessuna donna al mondo sarebbe mai disposta a vendere il proprio corpo, potendo evitarlo, dall'altra c'è chi invece vede la prostituzione alla stregua di un lavoro come un altro. A patto, ovviamente, che si sia padrone di sé stesse.

PERCHÉ ESSERE A FAVORE

Nel 2014 era stato ad esempio l'Economist a scrivere che la crescita dell'online aveva reso le prostitute sempre più indipendenti e più sicure, e che quindi i governi avrebbero dovuto smettere di proibire o ostacolare il mercato del sesso a pagamento. Come riassunto da un articolo de il Post, secondo il settimanale inglese è difficile sostenere che tutte le prostitute siano vittime, in quanto moltissime di loro scelgono di pubblicizzare sul web i propri servizi, descritti con accuratezza e correlati da tariffari.
Questa posizione è sostenuta anche da alcune femministe, che vedono nella prostituzione la compravendita di un servizio che non ha nulla di diverso da qualsiasi altra transazione. Inoltre, permette alle donne di raggiungere facilmente l'indipendenza economica.
Spesso chi si batte a favore del diritto delle donne (e degli uomini) a prostituirsi, adduce anche motivazioni 'sociali': un sistema legale e sociale avverso alla prostituzione, infatti, finirebbe per diffondere un sentimento negativo nei confronti delle prostitute, viste come 'peccatrici' e 'poco di buono'; nel peggiore, a spingere il mercato della prostituzione nelle mani delle organizzazioni criminali, mettendo in pericolo la vita e l'indipendenza delle lavoratrici del sesso.

PERCHÉ ESSERE CONTRARI

D'altra parte, c'è chi invece considera sbagliato questo intero impianto di pensiero, e secondo cui la prostituzione, quando non è sfruttamento, è comunque una scelta dettata da una condizione di bisogno che ha le sue radici in un'impostazione patriarcale della società e nello squilibrio della distribuzione delle risorse economiche tra uomini e donne. In favore di questa tesi, si sostiene che la stragrande maggioranza delle prostitute venga solitamente dagli strati sociali economicamente più svantaggiati, mentre è difficile trovare prostitute 'ricche di famiglia'.
Secondo i detrattori della prostituzione, inoltre, si tratterebbe di un mestiere che alla lunga provocherebbe ricadute negative, fisiche e psicologiche, su chi lo esercita. A questo si aggiungerebbe il rinforzo della visione della donna come un oggetto sessuale che può essere comprato e non come un essere umano con i propri diritti.

PUNTI IN COMUNE

Nonostante si tratti di due punti di vista radicalmente differenti, è anche vero che esistono dei punti di contatto tra le due posizioni, come spiega il testo Women Power and Public Policy. Favorevoli e contrari, ad esempio, sono uniti nella condanna di quelle politiche che puniscono direttamente le prostitute, criminalizzandole. Tutte e due le parti, inoltre, pongono come condizione imprescindibile la consensualità dell'atto sessuale, che sia a pagamento o no. Infine, c'è un sostanziale riconoscimento comune del fatto che la maggioranza delle prostitute sono soggette a sfruttamento e che poco o nulla viene fatto per cambiare la situazione, sia dal punto di vista della regolamentazione sia dell'abolizione del fenomeno.

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