22 Dicembre Dic 2017 1326 22 dicembre 2017

In aumento i neo-papà che chiedono il congedo parentale

L'Inps dice che nel 2016 i numeri sono saliti al 27,4 %. Una crescita che rimane poca cosa, se si considerano le lacune ancora presenti nel sistema italiano. 

  • ...
congedo-paternità

Piuttosto che niente, meglio piuttosto si dice in certi casi. Dopo aver dato un occhio ai dati pubblicati dall'Inps sulle percentuali di neo-papà che chiedono il congedo parentale, e sono in aumento, verrebbe da pensare la stessa cosa. Il dato è piccolo, rispetto a quella che dovrebbe essere una distribuzione equa dei doveri genitorali, eppure c'è. Nel 2016 si è registrato un incremento del 27,4% dei permessi presi, il che farebbe intuire che c'è una maggiore voglia dei padri di contribuire alla crescita dei figli. Le preoccupazioni dei giovani genitori sono sempre più condivise, e alcuni casi di Millennials famosi lo mostrano bene. Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, ha più di una volta annunciato periodi di ferie per stare accanto alla moglie e alle figlie. Esempi 'virtuosi' che forse contribuiscono a sfatare il tabù della virilità maschile da difendere a tutti i costi, tenendola lontana dalla dimensione domestica e famigliare. Il dato italiano resta una soddisfazione solo parziale, soprattutto se lo si considera nel quadro più ampio in cui si inserisce, e cioè quello della legislazione vigente per i neo genitori. Le differenze rispetto agli Paesi d'Europa sono enormi, e non bisogna sorprendersi se gli oneri ricadano ancora in gran parte sulle spalle delle mamme.

I NEO PAPÀ ITALIANI E LE CONDIZIONI AVVERSE

Per farsi un'idea di come stiano le cose, basta ricordarsi che il congedo obbligatorio e retribuito per i papà fu introdotto nel nostro Paese solo nel 2013, e al tempo era di un giorno, mentre dal 2018 il numero si alza a quattro. Una volta superata questa quota, prendere ulteriori pause dal lavoro significa dover rinunciare al 70% del proprio stipendio. I genitori più tutelati sono quelli finlandesi e islandesi, che arrivano a periodi di nove e tredici settimane con maggiori tutele dal punto di vista finanziario. Le varie nazioni devono essere in grado di creare una legislazione che incentivi sia uomini che donne a rimanere a casa, al fianco dei neonati, non solo garantire il mantenimento del posto di lavoro. Per questo sono stati istituiti in diversi casi, e il più famoso è la Svezia, dei bonus che spingono i padri a sfruttare al 100% le possibilità che hanno. Per esempio, dal 1995 è stato creato il «daddy’s month», 30 giorni non cedibili alla moglie o alla compagna, e rimborsati per l'80%. Altre volte, invece, i Governi cercano di incentivare le coppie a prendere insieme il congedo, prolungando l'assenza dal lavoro se contemporanea. Le linee da seguire, e che l'Italia sta considerando solo in parte, furono formulate dal 2010 dall'Unione Europea con una risoluzione (non vincolante) che prevedeva per i padri un congedo, obbligatorio e retribuito, di almeno due settimane.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso