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20 Dicembre Dic 2017 1509 20 dicembre 2017

Molestie sessuali e grandi aziende: gli sforzi di Microsoft e Ford

Nelle grandi multinazionali per le donne è difficile far sentire la propria voce e denunciare. Qualcosa, però, sta cambiando.

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Aziende Molestie Sessuali

Se gli innumerevoli casi di molestie e violenze sessuali avvenuti a Hollywood hanno impiegato decenni per venire alla luce, la colpa è anche di quegli accordi privati con cui i colpevoli pagavano a peso d'oro il silenzio delle vittime (come accaduto, ad esempio, tra Rose McGowan e Harvey Weinstein). Si tratta di una pratica comune a diverse grandi aziende, ma la rinnovata attenzione dell'opinione pubblica sull'argomento potrebbe far cambiare una prassi che finora ha ridotto al silenzio le vittime e permesso ai molestatori di perpretrare i propri comportamenti su altre vittime. Un primo, importante segnale è arrivato dalla Microsoft, che martedì 19 dicembre non solo ha annunciato di aver bandito accordi simili dalla sua politica aziendale, ma anche l'intenzione di promuovere una legge che li renda del tutto illegali.

A RIMETTERCI ERANO SEMPRE I DIPENDENTI

Come ricorda il New York Times, tutti sanno che nel mondo dell'industria informatica le discriminazioni e gli abusi ai danni delle dipendenti donne non sono rari. E nemmeno la Microsoft è mai stata un porto sicuro, da questo punto di vista, che ha fatto più volte ricorso ad arbitrati il cui principale intento era, di fatto, evitare lo scandalo e la cattiva pubblicità connessi a un processo vero e proprio. I numeri, d'altra parte, parlano chiaro: a rimetterci sono sempre gli impiegati, e mai l'azienda. Almeno sul breve periodo, perché, alla lunga, il rischio di creare un ambiente lavorativo tossico è forte. Anche per questo motivo, la proposta di legge per vietare gli arbitrati nei casi di molestie è stata presa a cuore da un gruppo di senatori repubblicani e democratici, che stanno cercando di accelerare i tempi per l'approvazione di una legge che avrebbe una portata rivoluzionaria.

DONNE E MOTORI

Detto ciò, però, va ricordato che cambiare una cultura aziendale è un obiettivo tutt'altro che scontato. Specialmente quando l'azienda è colossale e un pezzo di storia americana. Come la Ford, dove le molestie sessuali sono state per decenni un problema endemico. Il New York Times, in un suo lungo servizio, è partito proprio da questa domanda: quanto è difficile cambiare una cultura di molestie? Risposta semplice: tanto. Quasi impossibile. Non sono bastati 25 anni di battaglie per sottrarre le donne della Ford a palpeggiamenti, insulti, allusioni, atti osceni. E quando osano far sentire la propria voce, vengono accusate di voler «stuprare l'azienda», o di essere delle opportuniste. E poco vale essere rappresentate da uno dei sindacati più potenti di tutti gli Stati Uniti: la Ford non è un posto per donne. Non ancora, almeno.

POTERE E ABUSI

La Ford ci ha provato, a eradicare il problema, ma senza mai mostrarsi inflessibile, e dando così ai molestatori il tempo e la possibilità di farla franca, spesso ricorrendo agli stessi arbitrati che Microsoft spinge per rendere illegali. D'altra parte, è dal secondo dopoguerra che la condizione femminile, man mano che entravano nelle fabbriche, è rimasta pressoché la stessa. Dagli inviti beceri a «tornare in cucina», passando alla visione delle colleghe come «carne fresca» o come un trofeo da conquistare (sessualmente) prima degli altri colleghi maschi. E, spesso, chi si trovava in posizioni di potere ne ha approfittato, chiedendo favori sessuali in cambio di promozioni o bonus: usando il proprio potere come una leva nei confronti di operaie, magari madri single con figli a carico.

A PICCOLI PASSI

Negli anni sempre più donne hanno cercato di far sentire la propria voce, imbarcandosi in cause legali dove però, alla fine, si sono ritrovate tradite sia dalla Ford che dai propri avvocati, lesti ad avventarsi rapacemente sui risarcimenti. Luci e ombre, dunque, anche se sembra che dal 2015 in poi l'azienda stia finalmente cambiando passo: in una parola, licenziando. Cinque manager sono stati cacciati, 27 impiegati sanzionati, altri ancora sospesi per lunghi periodi. Segnali positivi, smorzati da altri negativi: come, ad esempio, liste di nomi intoccabili che le stesse donne hanno stilato sulla base delle proprie esperienze personali. E con cui sono ancora costrette a lavorare fianco a fianco.

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