20 Dicembre Dic 2017 1316 20 dicembre 2017

Caso Weinstein, Meryl Streep replica a Rose McGowan: «Non sapevo»

Mentre risponde alle accuse di omertà - «Non sono stata deliberatamente in silenzio» - Los Angeles viene tappezzata di sue foto con la scritta 'She Knew'. Ma un'altra battaglia tra donne non ci serve.

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Weinstein Meryl Streep

«Io non sapevo». Meryl Streep si è difesa con una lettera aperta dalle pesanti accuse di Rose McGowan, che l'aveva attaccata su Twitter nei giorni scorsi dopo la proposta del tre volte premio Oscar e di altre attrici di mettere in atto una protesta silenziosa sul red carpet dei Golden Globe del 2018, invitando le donne a vestirsi di nero contro le molestie sessuali.
«Il vostro silenzio è il problema. Detesto la vostra ipocrisia», aveva scritto la McGowan, tra le prime accusatrici (e vittime) del produttore, alludendo al fatto di come, secondo lei, la Streep (vincitrice di un Oscar nel 2012 col film prodotto da Weinstein, The Iron Lady) fosse rimasta zitta nonostante le voci sull'ex produttore.
Ma Meryl Streep respinge ogni accusa di omertà: «Io non sono rimasta deliberatamente in silenzio, semplicemente non avevo idea del comportamento di Weinstein. Ferisce il fatto di essere attaccata da Rose, ma voglio che lei sappia che non sapevo dei crimini di Weinstein, del suo attacco a lei e ad altre donne. Non sono stata deliberatamente in silenzio».

Mi dispiace ora di essere vista come un avversario, perché noi combattiamo la stessa battaglia per le donne.

«NON SONO UN AVVERSARIO»

«Non so dove Harvey vive», prosegue Streep nella lettera aperta, «non è mai stato a casa mia nè mi ha invitato nella sua camera d'albergo. Sono stata nel suo ufficio una volta per un incontro con Wes Craven per La musica del cuore, nel 1998. Ha distribuito film che ho fatto con altre persone. Non era un regista ma un produttore. E Weinstein ha fatto di tutto perchè quello che ha fatto a Rose e alle altre non si sapesse», continua. «Aveva bisogno che noi non lo sapessimo, perché l'essere legato a noi gli dava credibilità, e la possibilità di attirare giovani aspiranti attrici in situazioni in cui sarebbero state ferite. Aveva più bisogno lui di me che io di lui. Rose ha tutto il mio rispetto, insieme alle altre donne che hanno avuto il coraggio di rivelare quale mostro vivesse tra noi. Mi dispiace ora di essere vista come un avversario, perché noi combattiamo la stessa battaglia per le donne».

LOS ANGELES CONTRO MERYL

Un paio di giorni dopo le accuse pubbliche di McGowan, a Los Angeles sono comparsi manifesti con la faccia di Meryl Streep accanto a Weinsein e sopra la scritta «She knew», «Lei sapeva».
Ora: è vero che il silenzio va combattuto, e speriamo che adesso che è stato - dolorosamente - rotto sia sempre più facile raccontare. Ma che senso ha iniziare una battaglia contro la Streep? Quelle di McGowan sono accuse senza fondamento, nessuno sa se lei sapeva o meno. E lei sostiene quanto scritto sopra, ovvero di non essere mai stata a conoscenza delle porcherie di Weinstein in questi anni, delle violenze che ingliggeva. Come possiamo dimostrare che ha detto il falso? Non dovremmo allora dubitare delle centinaia di persone che hanno lavorato con il «mostro», dalla fine degli Anni '90 in poi, come la Streep?
In un momento come questo l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è metterci contro altre donne accusandoci a vicenda: di aver denunciato troppo tardi, di non aver parlato, di non aver difeso qualcuna. Quello che dobbiamo fare, invece, è essere unite: noi, tutte, contro di loro, gli squallidi maiali che grazie al nostro impegno torneranno a essere nessuno. Per una volta, proviamo a farcela.

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