13 Dicembre Dic 2017 1620 13 dicembre 2017

Susan Fowler è la persona dell'anno per il Financial Times

A febbraio 2017 denunciò Uber sul proprio blog, accusando il colosso di molestie sessuali e di sessismo. Per molti fu l'inizio del movimento #MeToo.

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Dopo che il Time ha pubblicato la sua copertina di dicembre, quella dedicata al movimento #MeToo e ai suoi protagonisti, anche il Financial Times, il più autorevole giornale economico del Regno Unito, ha eletto la sua persona dell'anno, Susan Fowler. La sua storia, o per lo meno, quella pubblica, era iniziata nel febbraio 2017, quando sul proprio blog aveva scritto un post in cui faceva un bilancio dello «strano, strano anno trascorso da Uber». La donna, fisica e ingegnere, entrò a far parte della società nel 2015, appena 24enne. Il tempo trascorso presso l'app californiana, però, non è stato segnato solo da soddisfazioni professionali, ma anche da grosse delusioni. Come spiegò in quel pezzo, diventato presto virale, la compagnia non fece mai nulla per prendere provvedimenti in seguito ad alcune sue denunce di molestie sessuali e abusi di potere. Secondo molti, la sua testimonianza segnò l'inizio della forte presa di consapevolezza femminile sfociate nelle accuse a Weinstein, e tantissimi altri filoni, che hanno segnato la seconda parte dell'anno. Fowler, che a breve diventerà mamma, è diventata icona della lotta contro le violenze sessuali (concetto che non si limita all'idea di stupro) e gli abusi di potere in ambito lavorativo, per molte donne spesso legati in modo strettissimo. Una vicenda che ha visto fronteggiarsi due moderni Davide e Golia e che, alla fine, ha visto ancora vittorioso il primo. Per Uber questi sono stati mesi molto complicati: dopo le parole di Susan Fowler ci sono stati circa 20 licenziamenti e un forte rallentamento in termine di guadagni.

DALLE STALLE ALLE STELLE, LETTERALMENTE

La battaglia di Susan sembra ancora più iconica se si pensa alla sua infanzia e alla sua formazione. Come ha ricordato lei stessa più volte, crebbe con i suoi sei fratelli e i genitori in una piccola cittadina rurale dell'Arizona, che contava appena 600 abitanti, e che era dominata da un certo livello di povertà. Il padre era un predicatore, cappellano della prigione locale, e lei non frequentò mai il liceo: studiò da autodidatta, svolgendo qualche lavoretto salturario come babysitter e in campagna. La determinazione di frequentare l'università, però, non venne mai meno: non avendo un diploma da allegare alla sua richiesta di ammissione, spedì una lista completa di tutte le letture fatte da sola, durante gli anni. I libri (e per altro ne ha già di pubblicati alle spalle) sono il punto forte di Fowler: sul suo blog pubblica ancora adesso i titoli di ogni anno, cercando spunti e consigli. Il suo obiettivo, come specifica, è di arrivare a 52 volumi in 12 mesi: in media, uno a settimana. Dopo aver iniziato un corso di filosofia al college dell'Arizona, passò all'Università della Pennsylvania, dove si avvicinò alla fisica e alla matematica, sua vera passione. Qui si impose un fittissimo programma di recupero, per apprendere le nozioni mancanti dagli anni della scuola superiore.

UBER ALLO SCOPERTO

A 24 anni, arrivò così in quello che sembrava il sogno di qualsiasi neo laureato: Uber. Una società che nel 2015 era già grande, ma ancora aperta al cambiamento e al talento giovanile. Soprattutto, le si presentò come una compagnia woman-friendly, in un settore, quello della Silicon Valley, che non brilla per parità dei sessi e quote rosa. Come ha spiegato bene nel suo blog, però, la sensazione iniziale d'euforia lasciò presto spazio a una bella dose di delusione. Il manager del primo team in cui si trovò a lavorare non perse occasione di farle proposte sessuali esplicite: le disse che cercava donne con cui andare a letto. Era, a tutti gli effetti, una molestia sul luogo di lavoro. Le risorse umane, però, minimizzarono il fatto, non volendo prendere provvedimenti nei confronti di un dipendente dall'alto profilo e che, a loro dire, non aveva mai ricevuto accuse del genere. La cosa venne liquidata come un precedente su cui poter chiudere un occhio. La verità, che Fowler venne presto a sapere, era che di un precedente non si trattava: molte altre sue collegano avevano sporto reclami nei confronti dell'uomo. La soluzione che le diedero fu di cambiare team, e così lei fece. Da lì in poi, non mancò di annotare e segnalare all'ufficio HR ogni comportamento o atteggiamento sessista che rilevava all'interno dell'organizzazione, man mano che le donne veniva tagliate fuori dai quadri aziendali. Quando decise di andarsene, dopo circa un anno di lavoro, la componente femminile si era ridotta al 3%, su un totale di 150 ingegneri. Dal suo racconto, la reputazione di Uber ne è uscita molto compremessa: disparità, mobbing, cattiva gestione del personale hanno fatto perdere molta credibilità all'azienda. Per Fowler, invece, che con la sua voce ha rischiato di compromettere per sempre la sua carriera, una importantissima vittoria.

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