11 Dicembre Dic 2017 1118 11 dicembre 2017

Francesca del Rosso, la lettera di Alessandro Milan a un anno dalla morte

L'11 dicembre 2016 ci lasciava Wondy, da anni simbolo della lotta al tumore al seno. Il marito la ricorda così, 12 mesi dopo. 

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Francesca Del Rosso Wondy Alessandro Milan Lettera

È passato un anno da quando Alessandro Milan, giornalista di Radio 24, condivideva sul proprio profilo Facebook un lungo post per avvisare della morte di sua moglie, Francesca del Rosso, conosciuta da tutti come Wondy. Malata per sei anni di tumore al seno, l'11 dicembre 2016 Wondy aveva «perso la battaglia», ma prima, aveva trovato tanti modi per raccontarla, trasmettere entusiasmo, dare coraggio a chi fosse nella sua stessa situazione. Lo aveva fatto con un blog su Vanity Fair, Le chemio avventure di Wondy, e con un libro, Wondy, ovvero come si diventa supereroi per guarire dal cancro. Aveva reso partecipi tutti della sua lotta, ma soprattutto della sua voglia di vita. Dopo quel giorno, dopo il dolore della perdita e la tristezza, Alessandro Milan ha continuato sul percorso tracciata dalla moglie, un percorso fatto di sensibilizzazione, condivisione e affetto. Come aveva detto a LetteraDonna in un'intervista, la storia di Wondy «è diventata un punto di riferimento per chi soffre, non solo per chi soffre ma anche chi ha un caro malato: una moglie, un genitore, un figlio». E per questo ha voluto continuarla, fondando un'associazione e un premio letterario, «il Premio Wondy di letteratura resiliente», con a capo della giuria Roberto Saviano. E a 12 mesi esatti di distanza dalla sua scomparsa, l'ha ricordata ancora una volta insieme alle tante persone che hanno seguito Francesca fino alla fine. Qui il testo della lettera aperta.

Cara Franci,

Niente, è finita, inutile mentire oltre. Angelica e Mattia si sono fatti grandicelli. E’ toccato a Angie farsi avanti: “Papà, tanto lo sappiamo che Babbo Natale sei tu”. Ci hanno beccati.
Così quest’anno la loro lista dei desideri si è fatta più aggressiva: ‘un Ipad tutto per me per chattare, un computer, un telefono’.

‘No no no’ ho fatto con il ditino, e nell’oppormi ero così orgoglioso pensando a te: so che apprezzerai questa mia fermezza. “Magari un gioco al Nintendo, poi se volete libri, ve ne compro a volontà”.

Sono passate quattro stagioni, il gelo è alle spalle, per la verità anche il tepore è lontano.

Ci manchi. Mi manchi. Manchi a tanti di noi.

Però stiamo bene: io talvolta faccio i pancake, Angelica le torte, Mattia la piadina. Litighiamo, ci abbracciamo, sbuffiamo, ci facciamo il solletico.
Viviamo.

Dieci giorni fa Angelica ha finito di leggere ‘Mia figlia è una iena’. Sai i timori che avevi? Che magari si sarebbe arrabbiata per il titolo e per come l’hai descritta? Beh, l’ho sbirciata mentre leggeva: rideva, ma talmente tanto che le spalle si alzavano e abbassavano in sussulti.

Mattia invece mi ha chiesto di iniziare ‘La vita è un cactus’. Così, ogni tanto, li metto a nanna, gliene leggo un paio di pagine, come se fosse una favola. Sì, ecco, magari quando si parla di sesso svicolo, concedimi questa piccola deroga.
I libri. I tuoi sono tutti lì, come volevi.

D’altronde un libro è stato l’ultimo regalo che mi hai fatto, il giorno del mio compleanno. “Il ricatto” di John Grisham, quello passava la libreria dell’ospedale. E’ sul mio comodino, per poterlo sfiorare o annusare se serve.

Ogni tanto vorrei vederti, almeno in sogno, ma non mi è ancora capitato. Dicono sia normale, ma a me spiace tantissimo questa rimozione.

Sono successe tante cose, in un anno, e ne accadranno ancora diverse. Abbiamo fatto un viaggio, alle Maldive, presto ne faremo un altro.
Mi applico, vedi?

Quando giro per l’Italia percepisco, nei volti e negli occhi di tante donne e tanti uomini che incontro, il profumo che hai lasciato. Mi stringono la mano, mi dicono ‘grazie’, ma io non ho fatto nulla. Ringraziano te.

In quei momenti, capisco quanto hai seminato, e quanto hai lasciato: di pienezza negli altri, di vuoto in me.

Non avrei pensato di farcela. Invece Angelica ha finito le elementari e ha iniziato una nuova avventura, Mattia continua a giocare a basket.

Crescono, tra speranze, sogni e disavventure.
Io, il più delle volte, sorrido. E non spreco più un solo secondo di tempo.
Sto imparando tantissimo.

E’ dura, ma ora so come si fa. Perché continui a vivermi dentro.

Tuo, Ale

UN ANNO Cara Franci, Niente, è finita, inutile mentire oltre. Angelica e Mattia si sono fatti grandicelli. E’ toccato...

Geplaatst door Alessandro Milan op zondag 10 december 2017
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