7 Dicembre Dic 2017 0933 07 dicembre 2017

Giulia Innocenzi: «Con VacciNazione ho affrontato un tabù»

La giornalista ci ha parlato del suo ultimo libro: un’ inchiesta sulla politica sanitaria del nostro Paese. Attacca il decreto Lorenzin, ‘bacchetta’ Roberto Burioni e confessa: «Vaccinerei i miei figli».

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Giulia Innocenzi Libro Vaccinazione

«La mia è un'inchiesta giornalistica non sui vaccini, e ci mancherebbe altro, ma sulla politica sanitaria legata a questi». Ci tiene a sottolinearlo subito Giulia Innocenzi, la giornalista cresciuta nel vivaio di Michele Santoro, dal 7 dicembre 2017 di nuovo in libreria con VacciNazione, un’indagine, edita da Baldini & Castoldi, sul tema tanto caldo quanto delicato dei vaccini in Italia. Che l’argomento fosse terreno fertile per le polemiche era intuibile. Che lo diventasse prima ancora che il libro entrasse nel circuito di vendita un po’ meno. Ad aizzare il fuoco una recensione pubblicata dalla rivista Wired, che accusa la direttrice della testata online Giornalettismo di diffondere bufale che fanno gola ai No Vax. Un articolo per il quale la Innocenzi ha immediatamente chiesto una rettifica, arrivata «dopo aver tirato in ballo il mio avvocato», confessa a Lettera Donna. L’ex conduttrice di AnnoUno è pronta digerire qualsiasi tipo critica, ma nessuna di quelle mosse alla correttezza professionale del suo lavoro, e promette di agire per vie legali con chiunque altro dovesse insinuare falsità sulla sua inchiesta. E non c’è bisogno di un grande sforzo di fantasia per immaginare che di certo la giornalista non risparmi critiche al principale oggetto di studio del suo libro-inchiesta: il decreto Lorenzin, approvato lo scorso luglio, che introduce l’obbligatorietà dei vaccini per l’iscrizione a scuola.

DOMANDA: Da un libro sugli allevamenti intesivi a VacciNazione: cosa ti ha spinto a scrivere su questo tema?
RISPOSTA: Ho cominciato a seguire, come direttrice di Giornalettismo, degli appuntamenti rilevanti dell'agenda pubblica e ho notato che sul tema dei vaccini noi coprivamo eventi che agli altri giornali sembravano non interessare. Poi sono andata a seguire quella che forse è stata la prima grande manifestazione del Movimento No Vax, che si è tenuta l'8 luglio 2017 a Pesaro: davanti a una protesta a cui, secondo la Questura, avevano preso parte 15 mila persone mi sono accorta di essere praticamente l'unica giornalista presente. Ho capito quindi che si trattava di un argomento tabù, che ho deciso di affrontare nonostante fossi ben consapevole di diventare bersaglio di critiche.

D: Cosa non ti convince del decreto Lorenzin?
R: Quasi nulla, in particolar modo il tema dell’obbligatorietà. L'Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2014, ha messo in piedi uno studio proprio per cercare di capire come affrontare quella che viene chiamata in gergo la diffidenza vaccinale, che non esiste solo in Italia, ma è un fenomeno mondiale. Secondo il dossier, rendere obbligatori i vaccini può generare più diffidenza nelle persone che sono in dubbio e alimentarne lo scetticismo, soprattutto se il governo che li promuove gode di poca fiducia da parte dei cittadini. Ben 15 Paesi europei non hanno neanche un vaccino obbligatorio, come la Gran Bretagna, la Germania e la Spagna. L'Italia invece, sulla base di un'epidemia di morbillo che ha sicuramente allarmato gli esperti, ha deciso, praticamente in assenza di dibattito, di passare da quattro a 12 vaccini obbligatori. Oltretutto lo ha fatto con un decreto legge che è stato, a detta con orgoglio dalla Lorenzin, licenziato in pochissimo tempo da parte dei suoi colleghi ministri e sul quale era stata posta la fiducia. Ma se l’emergenza era il morbillo, allora perché hanno aggiunto altri vaccini, tra cui quello per debellare la varicella, senza spiegare bene alla popolazione le motivazioni che hanno portato a questa scelta?

D: Secondo te, perché?
R:
La Lorenzin sostiene che i vaccini non obbligatori prima di questa legge avevano un tasso di copertura vaccinale inferiore rispetto a quelli obbligatori. Questo è vero. Dal 2013 in poi, infatti, la copertura vaccinale si è abbassata. Periodo in cui lei era già alla guida del ministero. Per risolvere la questione non si è pensato a un piano di comunicazione importante e trasparente, dove venissero spiegati i benefici dei vaccini e anche gli effetti avversi, e, se è stato fatto, lo si è fatto in maniera discontinua e poco incisiva. A un certo punto si è semplicemente deciso che andava fatto questo decreto, alzando il numero dei vaccini addirittura a 12 (poi diventati 10, ndr), senza addurre delle motivazioni scientifiche valide e senza un minimo di discussione.

D: Il sottotitolo del libro è: «I vaccini in Italia. La prima indagine giornalistica che supera pregiudizi e ignoranza». In che modo tenti di farlo?
R: Prendo in esame diversi aspetti: dalla obbligatorietà, alla farmacovigilanza, che rappresenta un grandissimo problema da affrontare di petto, fino ad arrivare ai danni provocati dalla somministrazione delle dosi. Inoltre analizzo i conflitti di interesse delle persone che hanno adottato il piano nazionale vaccini per andare a verificare se le stesse sono libere da compromessi con le case farmaceutiche.

R:La rivista Wired, in una recensione, ha criticato il tuo libro accusandolo di dare spazio alle bufale dei No Vax. Cosa rispondi?
D:
Che sono insinuazioni assolutamente false. Purtroppo, mi dispiace dirlo in questi termini, ma chi muoverà queste accuse se la vedrà con il mio avvocato, perché si può dire tutto sul mio libro, ma non si può mettere in discussione la correttezza del mio lavoro. Certo nel testo do spazio anche alle bufale che circolano fra i gruppi No Vax, ma lo faccio per far capire il livello delle menzogne che circolano e per denunciarle. Addirittura racconto dello studio Gatti Montanari, molto caro ai No Vax, spiegando che non ha nessun valore scientifico perché pubblicato da un rivista il cui editore è di tipo 'predatorio', cioè che pubblica qualsiasi cosa senza un reale impact factor. Vengo criticata perché sono andata a conoscere le famiglie dei danneggiati da vaccino, ma per me è stata una cosa più che naturale. Nessuno ne ha mai parlato. E loro esistono, si definiscono dei fantasmi per lo Stato. Soffrono non solo per quello che hanno subito, ma anche dopo. Nonostante il danno sia stato riconosciuto dal ministero della Salute, ancora oggi molte famiglie non ricevono l'indennizzo perché si dice loro che non ci sono soldi. La Lorenzin pubblicamente nega l'esistenza dei danneggiati, quando è il suo stesso Ministero a riconoscere un aiuto economico per le famiglie di queste persone. È inaccettabile.

R: A inchiesta conclusa, quale è la tua opinione personale sui movimenti dell’antivaccinismo e sulle sue declinazioni più estreme?
D: È un mondo molto variegato, che va dalle persone che rifiutano qualunque tipo di vaccinazione fino a genitori dubbiosi o semplicemente impauriti. L’Oms suggerisce ai medici di rivolgersi a queste persone in una maniera molto aperta, cioè di dare ascolto alle loro preoccupazioni e rispondere, punto su punto, avvalendosi di documenti scientifici e cercando di spiegare i perché. Personaggi come Roberto Burioni, che è diventato famoso perché attacca i No Vax dalla sua pagina Facebook, fanno il contrario di ciò che andrebbe fatto: non bisogna denigrare e offendere dei genitori che hanno paura per i loro figli. È ovvio che non vogliono il loro male e se hanno delle paure basate su informazioni scorrette bisogna dare loro quelle corrette. Io nel mio libro lo faccio. E spero possa essere per molti uno strumento di comprensione per sciogliere alcune riserve.

R: L’indagine è anche l’occasione per portare alla luce delle storie. Quale di quelle raccolte ti ha colpita di più?
D: Mi ha colpito molto la storia di Giada Varani, una bambina che purtroppo si è ammalata in seguito al vaccino ed è morta tre anni fa appena 12enne. Sono andata a conoscere il papà, Fabrizio, che mi ha mostrato foto e filmini di Giada. Insieme ci siamo chiesti cosa si può fare per sperare di salvare almeno un bambino da casi come questo. Un buona pratica viene messa in atto in Veneto, dove se dopo il vaccino sale la febbre o si nota qualche reazione avversa, si può essere immediatamente visitati dai medici del Canale Verde, un programma dedicato ai vaccini e promosso dalla Regione. In media uno su dieci dei bimbi visitati non prosegue le vaccinazioni perché non ritenuto idoneo. Ecco, se ci fosse più attenzione e apertura nel parlare degli effetti della somministrazione forse si potrebbe fare qualcosa in più.

D :E fossi madre, vaccineresti i tuoi figli?
R:
Sì, lo farei.

D: Credi che il tuo sia un libro scomodo?
R:
Io spero che riesca a sollevare il dibattito che non c’è stato durante l’approvazione della legge. Non c’è stata nessuna discussione sugli effetti negativi del decreto, che ha generato un muro contro muro creando ulteriore diffidenza. Mi auguro che il mio testo possa essere uno strumento in grado di pungolare alcune carenze che ci sono nel nostro sistema.

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