28 Novembre Nov 2017 1212 28 novembre 2017

Maria Edgarda Marcucci, la No Tav che combatte contro l'Isis

Da attivista No Tav a guerrigliera al fianco delle donne curde dell'YPJ: la 26enne torinese racconta la sua battaglia in una lettera.

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Maria Edgarda Marcucci No Tav Isis

C'è sempre una causa per cui lottare. E Maria Edgarda Marcucci lo sa. Dopo aver militato nel movimento No Tav (diventando suo malgrado protagonista di una vicenda per cui si spese anche il regista Paolo Virzì), la 26enne torinese torna agli onori delle cronache per una lettera in cui rivela di trovarsi nel nord della Siria. E di essere lì per combattere l'Isis, insieme alle milizie femminile curde dell'YPJ.

LA TEORIA DELLA ROSA

Chi siano queste donne ve l'abbiamo già raccontato in diversi articoli. Donne che imbracciano il fucile per difendere sé stesse e che terrorizzano i terroristi dell'Isis, secondo cui morire per mano di una donna significa andare all'inferno. Nella sua lettera, pubblicata da InfoAut, Maria Edgarda Marcucci (che si firma con il suo soprannome, Eddi) le racconta usando la «‘teoria della rosa’; ogni creatura vivente ha le sue forme di autodifesa. Una rosa coltiva la bellezza dei suoi petali grazie alle spine che la proteggono da ciò che la minaccia. Ogni donna è una rosa e può coltivare la propria bellezza solo grazie alle sue spine, alla sua difesa».

DONNE LIBERE PER UNA SOCIETÀ LIBERA

Nella sua lettera, Eddi non ha paura di parlare di ideologie. Perché, secondo lei, rivendicare il «protagonismo» delle donne è appunto una «chiara presa di posizione ideologica». E, considerati le battaglie per cui sta rischiando la vita, non è un caso che la sua missiva sia stata letta il 25 novembre in una manifestazione che si è svolta a Roma sotto le bandiere di Non Una Di Meno: «Se si vuole una società libera bisogna che le donne siano libere. Devono poter sostenersi economicamente e politicamente, formarsi, sviluppare al massimo le proprie possibilità, ambire a qualunque desiderio, sentirsi ed essere sicure e forti. Che siano in grado proteggere se stesse, le persone e la terra che amano».

LA STESSA LOTTA

E anche se le donne curde, per difendere i propri diritti, sono costrette a usare i fucili, la loro situazione secondo Eddi non è poi così diversa da quella delle altre donne del mondo: «Le nostre lotte quotidiane contro la violenza sociale e delle istituzioni hanno tanto da condividere con quello che accade in Siria. La libertà e i saperi conquistati dalle donne qui sono la nostra libertà e i nostri saperi. Come ogni nostro avanzamento è anche loro. Viviamo in contesti diversi, sì, come diverse sono le forme della violenza usata contro di noi, ma il nemico è lo stesso. Ovunque siamo, la nostra forza sta nell’organizzare la nostra rabbia, la nostra voglia di riscatto, cambiamento e uguaglianza. Ovunque c’è violenza c’è un modo per difendersi, insieme».

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