21 Novembre Nov 2017 0900 21 novembre 2017

Sleeping Beauties, Stephen King si conferma femminista

Il 21 novembre esce nelle librerie italiane il nuovo libro dello scrittore horror, da sempre attento alle donne.

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L'horror è stato per lungo un tempo un genere tradizionalmente misogino. Eppure, il re dell'horror è femminista. Sì, perché Stephen King è sempre stato dalla parte delle vittime. E, quindi, delle donne. Succede anche in Sleeping Beauties, in uscita in Italia il 21 settembre per Sperling&Kupfer, e co-firmato insieme al figlio, Owen King. Il nuovo libro è ambientato nella cittadina di Dooling, dove ha sede un carcere femminile. E sono sempre le donne a essere colpite da una strana malattia del sonno che le trasforma in bozzoli. E guai a svegliarle, perché non si sa che cosa possa uscire da quel bozzolo.

FEMMINISMO, MA SENZA BIGOTTISMO

Il Daily Californian ha definito Sleeping Beauties come uno sguardo da incubo sul gender, mentre il The Guardian paragona il libro a una distopia dove alcuni uomini si ritrovano in un microcosmo femminista e vendicativo, che si è generato come reazione all'oppressione del maschilismo e del patriarcato. Ma, al contempo, i King, padre e figlio, stanno ben attenti nel non dipingere tutto come bianco e nero. Le sfumature ci sono, e anche il femminismo, quando viene contagiato da estremismo e bigottismo, può avere esiti nefasti.

TRUMP TRA LE RIGHE

È innegabile, comunque, come nota l'Irish Times, che Sleeping Beauties risente del periodo storico in cui è stato scritto, durante l'affermazione elettorale Donald Trump, che Stephen King attacca quotidianamente a mezzo Twitter (tanto che è stato persino bloccato dal Presidente). Ma c'è anche chi, come il New York Times, ha criticato l'ultimo libro di King (anche) per aderire troppo agli stereotipi di genere. Nel caso specifico, saranno i lettori a farsi la propria idea. Ma è altrettanto innegabile che il re dell'orrore, da anni, consegna agli scaffali delle librerie (e al mondo del cinema) personaggi femminile tutt'altro che stereotipati.

LE DONNE MEMORABILI DI KING

Basti pensare alla povera, bistrattata Carrie e al potere immenso che sprigiona in concomitanza del suo menarca; alla Frances Goldsmith, incinta, che affronta il mondo post-apocalittico dell'Ombra dello scorpione; a Beverly Marsh, unica donna del gruppo dei perdenti di It, che è tornata a far discutere in occasione della recente uscita cinematografica; alla narrazione dolente, in prima persona, di Dolores Claiborne nel romanzo a cui lei stessa dà nome; a Jessie Mahout e a come si ritrova prigioniera, suo malgrado del Gioco di Gerald; o a Rose Madder e alla sua lotta contro la violenza domestica. Tutta la letteratura di King, dal suo esordio alla sua (per ora) ultima prova, è percorsa dalla volontà di raccontare personaggi femminili ordinari che, come tutti i suoi personaggi, si ritrovano a fronteggiare situazioni straordinarie.

SE IL MONDO TIRA FUORI IL PEGGIO DI NOI

Se ancora non bastasse, si può ricordare di come King abbia attaccato lo Shining di Stanley Kubrick a più riprese, con varie motivazioni. Tra queste, quella di aver ridotto il personaggio di Wendy a una tizia che sta lì per gridare e basta: «Quella non è la donna di cui ho scritto», ha detto King in un'intervista alla Bbc. Perché le donne di King sono donne che pensano, che hanno paura, che si pongono dei dubbi, che prendono decisioni difficili. E che a volte, per citare proprio Dolores Claiborne, per sopravvivere a un mondo maschilista non possono appigliarsi ad altro che alla propria stronzaggine.

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