Fausto Brizzi

Caso Fausto Brizzi

20 Novembre Nov 2017 1308 20 novembre 2017

Caso Brizzi, le critiche a Clarissa Marchese sono ridicole

L'ex Miss Italia accusata di cercare visibilità dopo aver raccontato di non essere stata molestata dal regista, ma di aver rifiutato di spogliarsi: perché le avance sul lavoro nel nostro Paese sono normali.

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Marchese

Lo scandalo Weinstein nel mondo e il caso Brizzi in Italia hanno scoperchiato il vaso di Pandora. Non solo perché hanno fatto uscire allo scoperto le violenze subite da centinaia di donne, ma anche perché ci stanno facendo conoscere la mentalità misogina e colpevolista del nostro Paese. E personalmente forse avrei preferito restarne all'oscuro.
È lunedì, e c'è bisogno della classica (e fresca fresca) polemica del week end: riguarda l'ex Miss Italia Clarissa Marchese, che intervistata da Le Iene, aveva fatto - mettendoci la faccia - nome e cognome di un regista che le aveva fatto delle avance: Fausto Brizzi. Le donne che hanno raccontato le loro esperienze negative con il regista romano sono in tutto 15: alle dieci nella puntata del 12 novembre si sono aggiunte altre cinque testimonianze in quella del 19.
Ma proviamo a capire quale sarebbe la colpa dell'ex miss siciliana: da subito aveva raccontato di essersi recata a casa del regista per un provino che si era trasformato in una serie di lezioni di recitazione in quella che era la casa-studio di Brizzi. Lui, dopo qualche, ora le disse che probabilmente sarebbe stata adatta a ruoli sexy, e le chiese se sarebbe stata disposta a spogliarsi completamente davanti a lui. Lei rifiutò: «Avevo 20 anni, lui 45, quella situazione era assolutamente inappropriata, lo capii da subito».
Il 19 novembre Marchese torna a parlare del caso a Domenica Live e Non è l'arena. Quando le chiedono perché non ha denunciato risponde che non avrebbe potuto farlo, perché non è mai stata effettivamente molestata, avendo rifiutato quella che secondo lei era un'avance senza mezzi termini. Ma quell'episodio, ha raccontato, «mi ha fatto sentire male, mi ha provocato schifo». Ed ecco la gogna.

Inutile riassumervi il pensiero popolare, che potete afferrare con i tweet qui sopra.
Il concetto per qualcuno (anzi, molto più di qualcuno) è semplice: Brizzi non ha messo le mani addosso a Marchese, allora cosa vuole? Perché parla? Ovviamente, solo per farsi vedere in tivù.
Non conosco Clarissa Marchese, non conosco i suoi obiettivi né la sua moralità, ma è possibile che di fronte alla confessione pubblica - immagino non facile - di una ragazza di 23 anni che dice di aver rinunciato al mondo del cinema dopo un episodio come quello, puntarle il dito contro sia l'unica cosa che sappiamo fare? Chi dice che ha cambiato versione non è stato attento, e le testate che oggi titolano con la frase «Brizzi non mi ha fatto nulla», sono fuorvianti: lei fin dall'inizio ha detto di essersene andata, e di non essere stata costretta a nulla (a differenza di altre testimonianze). E allora che scandalo è sentirle dire che non ha denunciato perché non ha subito violenza?
Niente mani addosso uguale non è successo niente è un'equazione ridicola. E accusare la Marchese di aver fatto un casino per nulla, o di aver provato a rovinare la vita di un uomo in carriera in assenza di un reato è grave: è normale il comportamento di un uomo sposato che invita a casa propria ragazze di 30 anni più giovani di lui chiedendo loro di mostrarsi nude approfittando del proprio ruolo?
Evidentemente siete state fortunate e né voi né vostra figlia o vostra sorella si è mai sentita umiliata da una situazione del genere, quella di sentirsi in dovere di dare qualcosa di vostro a qualcuno perché è più potente di voi. Di scegliere se vendervi o lavorare. Sperate che non vi succeda mai, perché solo allora capirete.

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