17 Novembre Nov 2017 0928 17 novembre 2017

Morto Totò Riina, chi è la moglie Ninetta Bagarella

La 'maestrina di Corleone' non faceva solo la mamma a tempo pieno: ha gestito il suo patrimonio ed è stata un punto di riferimento del clan. La sua parola, spesso, era decisiva. E tutti lo sapevano.

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Ninetta Bagarella

Se ne è andato a 87 anni, nel reparto carcerario dell'ospedale di Parma, colui che nonostante la detenzione al 41 bis da 24 anni, era ancora il capo di Cosa nostra: Totò Riina.
Con la morte del padrino restano senza risposte molte domande: sui rapporti mafia e politica, sulla stagione delle stragi, sui cosiddetti delitti eccellenti, sulle trame che avrebbero visto Cosa nostra a braccetto con poteri occulti in una comune strategia della tensione. Il boss di Corleone non ha mai mostrato alcun segno di redenzione. Fino alla fine quando, al processo trattativa, citato dalla Procura è rimasto in silenzio. Non solo: oltre a non aver mai collaborato con la giustizia, si è sempre vantato dei gli omicidi consumati per sua mano: «Gli ho fatto fare la fine del tonno», diceva di Giovanni Falcone. La sorella del giudice ucciso nella strage di Capaci, ha commentato così la morte di Riina: «Non gioisco per la sua morte, ma non posso perdonarlo. Come mi insegna la mia religione avrei potuto concedergli il perdono se si fosse pentito, ma da lui nessun segno di redenzione è mai arrivato».

LE DONNE DEI CLAN

Quando si parla di mafia, il vertice che muove tutto è il boss, il capoclan. Le altre figure della famiglia o dell'organizzazione criminale non hanno la stessa importanza ma svolgono comunque un ruolo rilevante negli affari. E non è una questione esclusivamente maschile: anche le donne ricoprono posizioni-chiave. Gomorra docet. Basti pensare a personaggi come Donna Imma e Scianel.
Ve bene, la serie tivù è molto romanzata rispetto alla realtà, ma ci sono comunque dei punti in comune. Prendiamo Ninetta Bagarella, la moglie di Totò Riina. Il 19 luglio 2017, infatti, si è scoperto che la 'maestrina di Corleone' non faceva soltanto la mamma a tempo pieno ma gestiva anche il patrimonio del 'capo dei capi', in carcere dal 1993. Oltre al compito di tesoriere, aveva anche altri poteri.

IL PUNTO DI RIFERIMENTO

Per esempio, in assenza del marito, in alcuni casi, è stata lei a fare da paciere tra i boss locali. In particolare, quando si trattava del pascolo delle greggi. I terreni, infatti, nonostante fossero intestati alla Mensa arcivescovile di Monreale e alla Parrocchia Santa Maria del Rosario, di fatto erano controllati dalla signora Ninetta. L'ultima parola era la sua. Tutti lo sapevano. Così come tutti, in città, sapevano che era lei il punto di riferimento del clan. Il caso emblematico è stato l'inchino durante una processione nel 2016, evento che non si è più ripetuto grazie all'intervento di monsignor Michele Pennisi.

IL MATRIMONIO

Ma il rapporto tra Chiesa e mafia è stato ed è tuttora molto controverso. Nonostante lo stesso Pennisi sia stato nominato da papa Francesco nella commissione per la scomunica di mafiosi e corrotti, ci sono forti differenze tra le istituzioni e chi si trova sul territorio. Pensiamo al matrimonio tra Riina e Ninetta. Padre Agostino, poi condannato per mafia, ha celebrato la loro unione nel 1974 con rito religioso. Non fu una vera e propria cerimonia in grande stile: la paura che le forze dell'ordine potessero fare irruzione da un momento all'altro era tanta. Anche la location fu abbastanza bizzarra: un appartamento al quinto piano di un condominio di Palermo. Oltre a questo, tutto fa supporre che si trattò di una 'toccata e fuga': i carabinieri li mancarono per pochissimo. Da quel momento sono sempre stati insieme, uniti nella latitanza, separati soltanto dall'arresto nel '93.

LA LATITANZA AL MARE

Ma Ninetta non era estranea agli ambienti mafiosi. O meglio, non li ha conosciuti solo con il marito. Anche il padre fu in contatto con Cosa Nostra e condannato negli Anni '60. Così come il fratello Leoluca è stato un loro affiliato. Con una differenza: ha anche condiviso la latitanza con Totò. Come si vede in una foto pubblicata su L'Espresso nel 2015, entrambi sono al mare, tranquilli, a rilassarsi. Secondo il giornale, lo scatto risalirebbe all'estate del 1979, poco dopo l'omicidio di Giorgio Boris Giuliano, capo della Squadra mobile di Palermo, che si era messo sulle tracce di Bagarella.

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