17 Novembre Nov 2017 1530 17 novembre 2017

Milano Bookcity, Marinella Manicardi spiega le mestruazioni

Nell'evento 'Parliamo di mestruazioni', in programma il 17 novembre 2017 alle 20.30, l'attrice e scrittrice racconta la storia del ciclo.

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Milano Bookcity Mestruazioni Marinella Manicardi

Non manca l’ironia, così come lo stupore negli occhi del pubblico quando si sente parlare di ciclo mestruale. Eppure è tutta natura. L'incontro di Bookcity, a Milano, Parliamo di mestruazioni, in programma il 17 novembre 2017 alle 20.30, tocca proprio questo tema, declassato spesso come 'roba da donne'. Il punto di partenza è l'ultimo libro di Marinella Manicardi, attrice, regista e autrice di Corpi impuri. Il tabù delle mestruazioni. Un testo attuale e diretto, che parte dalle origini dell’umanità fino ai giorni nostri, spiegando perché l’appuntamento mensile di ogni donna è ancora marchiato come avvenimento di poca importanza. La Manicardi si è confrontata con medici esperti in materia, scoprendo che le ricerche sulla riproduzione umana e in particolare sul funzionamento dell'apparato femminile sono avanzate decisamente solo negli ultimi 60 anni. L’obiettivo è anche abbattere i soliti stereotipi sull’argomento. Per non continuare a sentirsi dire, quando si risponde con un tono poco amorevole «Per caso hai il ciclo?».

DOMANDA: Dal palcoscenico alla narrazione. Ha capito perché il ciclo mestruale è stato sempre considerato impuro?
RISPOSTA:
Storia complessa. Sicuramente le religioni, in particolare le monoteiste sono misogine. Quando si tocca la riproduzione scattano reazioni di invidia dell’utero, perché si tocca il sacro e i suoi tabù. Il corpo stesso della donna è impuro. Tertulliano, I secolo dopo Cristo definisce impuro il corpo femminile stabilendo un nesso con il peccato originale, la disobbedienza di Eva. E la prova della colpevolezza sono proprio le mestruazioni.

D: Perché nel 2017 si percepisce imbarazzo nel parlare di questo argomento?
R:
Perché la scienza ha sempre considerato il corpo femminile inferiore a quello maschile. Si è occupata di quello considerato perfetto, dell’uomo. Ancora oggi le mestruazioni sono chiamate perdite, come se parlassimo di caldaie o termosifoni.

D: Gli uomini quanto ne capiscono e come reagiscono sentendo parlare di mestruazioni?
R:
Sono molto spaventati. Deriva comunque dalla medicina. Nel corso degli anni i dottori non si occupavano di riproduzione. Solo dalla metà del Settecento in poi qualcuno inizia a informarsi di ginecologia. Prima era ritenuto immorale studiare le parti intime della donna. Se poi si aggiunge la colpa legata alla religione si arriva a una situazione problematica.

D: Il tabù non sono solo le mestruazioni. Anche gli argomenti della sfera riproduttiva.
R:
Assolutamente. È qualcosa restato fermo al mitologico e alla superstizione. I greci la attribuivano alla natura. Insomma che la donna facesse i figli era sicuro. Cosa c’entrassero gli uomini non si sapeva.

D: Si è avvalsa dell’aiuto di grandi esperti nel settore medico. Cosa ha dedotto dalle loro delucidazioni?
R:
La prima persona che ho consultato è stato Carlo Flamini, ginecologo illustre. Quando l’ho incontrato mi ha detto: «Non troverai molto sul tema. Perché tutto quello che sappiamo sull’argomento l’abbiamo imparato negli ultimi 60 anni». L’ovocita è stato scoperto solo nel 1875. Dal III secolo a.c. fino a inizio del Settecento erano convinti che il merito della procreazione era dell’uomo perché metteva il suo seme. La donna si limita a ricevere e nutrire l’embrione. Questa teoria detta 'del preformato' ha resistito fino alla metà dell’Ottocento.

D: Ha dato un sacco di nomi alle mestruazioni. Quale le piace di più?
R:
Mostruose, mi diverte un sacco. È una deformazione del termine di mestruazione.

D: Ha accusato gli spot pubblicitari perché mostrano gli assorbenti macchiati di blu e non di rosso.
R:
Mostrare assorbenti sporchi nelle pubblicità dai tempi della televisione era considerato sbagliatissimo. Il sangue blu è nobile. La censura mestruale è alta, anche nelle serie tv e nei film. Si vede solo quello delle ferite. Ho letto però che in America è comparso un primo spot con sangue rosso.

D: L’attivista, voce del femminismo statunitense, Gloria Steinem negli Anni '70 aveva scritto un saggio dal titolo If men could menstruate (Se gli uomini avessero le mestruazioni). Scrive: «Cosa accadrebbe, se di colpo gli uomini avessero le mestruazioni e le donne no? La risposta è chiara: le mestruazioni diventerebbero un invidiabile evento mascolino di cui vantarsi». Che ne pensa?
R:
Certo, nello spettacolo e nel libro lo dico. Secondo me se le mestruazioni fossero maschili nascerebbero gare tra chi ce l’ha più abbondante, chi ha gli assorbenti più grandi e chi ne ha consumati di più.

D: Per non farci mancare nulla, in Italia gli assorbenti sono tassati.
R:
Esatto. Sarebbe ora che fossero considerati come presidio medico come qualunque medicinale di base. Perché una donna deve pagare per 30 anni una cosa che non può evitare? Come facciamo a dire «ah no, questo mese non compro gli assorbenti?».

D: Non possiamo infatti fare a meno di assorbenti, tampax e coppetta vaginali. È giusto che noi donne dobbiamo spendere 7-8 euro al mese per il ciclo? Cambieranno mai le cose?
R:
Penso che la rivoluzione sia in atto. Qualcosa si muove eccome. Il fatto stesso che abbia trovato un editore che mi ha proposto di fare un libro divulgativo da proporre anche nelle scuole è un enorme passo avanti. Dieci anni fa in Italia non sarebbe mai successo.

D: A chi si rivolge Corpi impuri. Il tabù delle mestruazioni?
R: Chiudo il libro con la citazione di un grande psicoanalista Bruno Bettelheim «Più gli uomini fossero liberi di riconoscere il loro desiderio di creare la vita e di sottolineare il loro contributo a questo atto, meno intenso sarebbe il loro bisogno di affermare il proprio potere con invenzioni distruttive».

D: Nel libro si focalizza anche sulle leggi.
R:
Esatto, sono fondamentali. In Italia ci stupiamo del numero di femminicidi che avvengono. Sono esattamente gli stessi di sempre. Semplicemente fino al 1981 in Italia si chiamavano «delitto d'onore».

D: Come possono combattere le donne contro gli stereotipi femminili?
R:
Devono informarsi, capire e lavorare sull’immaginario. Sarà che io sono attrice e ci faccio caso. Già guardando un film o uno spettacolo si nota subito la differenza tra uomini e donne sia nei ruoli che nei numeri. Vestono sempre e solo i panni di madri, mogli, prostitute, vergini o zittelle.

D: Viste le premesse, una donna che vuole fare carriera è una donna troppo ambiziosa?
R:
No. È una donna che se è brava e ha cultura ed è sicura di sé deve provarci fino all’ultimo. Sicuramente troverà di fronte a se tutti gli stereotipi. Se si arrabbierà la prima cosa che le chiederanno sarà «Hai le mestruazioni?».

D: Nella vita si è sempre data da fare. È stata alla direzione artistica del teatro delle Moline di Bologna, ha lavorato come attrice, scrittrice. Dove ha trovato le energie?
R:
Ho avuto due enormi fortune. La prima è di finire dentro il teatro da giovane. La seconda è stata conoscere Luigi Gozzi con il quale è nata una lunga storia d’amore di quarant’anni. Ci siamo influenzati e sostenuti nelle scelte, con grande intelligenza ed entusiasmo.

D: La sua famiglia?
R:
I miei genitori mi hanno sostenuta sempre. Mia mamma mi diceva «Guadagnandoti da vivere, potrai sempre dire quello che pensi».

D: Il mondo dello spettacolo italiano, come ben sa, in questi giorni è al centro delle polemiche per gli scandali sulle molestie sessuali dei registi. Da attrice cosa ne pensa?
R:
Come ho già detto ho avuto la fortuna di lavorare con mio marito. Tuttavia chi ci prova lo si incontra sempre. Da un lato bisogna essere molto consapevoli e pronti a rispondere no. C’è molto da cambiare, è assurdo che per avere una parte da attrice bisogna scendere a compromessi.

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