16 Novembre Nov 2017 1211 16 novembre 2017

Me Too Act: il Congresso americano contro le molestie sessuali

Dopo la campagna su Twitter, alcuni rappresentanti di Camera e Senato hanno promosso un nuovo sistema per denunciare gli abusi e le violenze.

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Me Too Act Molestie

Dopo la Francia, che sta prendendo concrete misure legislative in fatto di molestie sessuali e dove le denunce sono aumentate rispetto ai numeri del 2016, a Washington si sta cercando una strada per limitare gli abusi all’interno dei luoghi di potere. Dopo che diverse dipendenti di Capitol Hill, sede del Congresso, avevano aderito alla campagna social #MeToo, parlando delle loro esperienze fra i corridoi delle due Camere, un gruppo di legislatori e legistratrici ha promosso l’adozione di un nuovo codice di comportamento. Il Member and Employee Training and Oversight On Congress, presentato dalla stampa come Me Too Act, è stato approvato mercoledì 15 novembre. Fortemente voluto dalla repubblicana Jackie Speier e dalla senatrice Kirsten Gillibrand, considerata un baluardo del femminismo nella politica americana, il testo punta a tutelare le parti più deboli del Congresso, come stagisti e dipendenti.

COSA PREVEDE IL ME TOO ACT

«C'è un serio problema di molestie sessuali nel Congresso. E finora troppi membri non hanno preso sul serio la questione», ha dichiarato Gillibrand. Che ha aggiunto: «Il Parlamento non dovrebbe essere al di sopra della legge». Prima del Me Too Act, chi avesse voluto presentare un esposto per abusi, doveva prima seguire, obbligatoriamente, un percorso di counseling e mediazione, in cui le due parti (molestatore e vittima) dovevano sottostare a un patto di segretezza. Dopo, passati spesso diversi mesi, si poteva procedere con la causa, compilando una denuncia vera e propria in tribunale. Una trafila, non è difficile da immaginare, che più che incentivare, scoraggiava chi avesse voluto chiedere giustizia. Ma il caso Weinstein e la mobilitazione che si sta avendo a livello mondiale hanno fatto in modo di cambiare le cose. Ora, il provvedimento voluto da Speier e Gillibrand rende obbligatorio un corso per aumentare la consapevolezza di tutto ciò che può venire inteso come molestia sessuale, mentre non lo è più la mediazione: chi vorrà denunciare, potrà farlo sin da subito, entro 180 giorni dall'episodio. Un sistema di tutela esteso non più solo ai politici e ai membri del loro staff, ma anche a tirocinanti, dipendenti, stagisti.

UN PROVVEDIMENTO NECESSARIO

Che il Congresso americano abbia sempre avuto un problema con le molestie sessuali, è un segreto di pulcinella, come si suol dire. Prima di proporre il Me Too Act, però, Speier lo aveva dichiarato alla luce del sole. In un suo intervento, condiviso su Twitter, ha raccontato una propria esperienza di abusi, subiti a inizio a carriera da un suo superiore. E ha poi aggiunto che è a conoscenza di almeno due membri di Camera e Senato, attualmente in carica, colpevoli di violenza. Non ha fatto nomi, ma ha invitato tutti a denunciare, quando necessario. Nei giorni precedenti, Capitol Hill era già finita al centro di diversi articoli, in cui la stampa americana aveva raccolto le testimonianze di donne, e uomini, che durante la loro carriera avevano dovuto fronteggiare situazioni ambigue, o esplicite, in cui l'abuso di potere era unito all'abuso sessuale. Il New York Times, con oltre 50 interviste, ha reso l'idea di quello che veniva considerato la prassi a Washington. Battute, palpeggiamenti, pressioni psicologiche a sfondo erotico. Fra le dipendenti sono sempre esistite regole di comportamento non scritto per tutelarsi da possibili attacchi: evitare l'ascensore, se in due. Non parlare di molestie con i propri superiori, per non rischiare il posto. Liste di senatori e parlamentari da cui girare alla larga, perché noti per le loro 'libertà' eccessive. Non certo il modo in cui qualcuno dovrebbe essere costretto a lavorare.

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