Fausto Brizzi

Caso Fausto Brizzi

15 Novembre Nov 2017 1206 15 novembre 2017

Le Iene e Fausto Brizzi: i commenti su Facebook

Dino Giarrusso ha chiesto ad alcune attrici famosi di dire la loro sulle accuse di molestie sessuali fatte al regista. E le voci sui social network sono discordanti.

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Iene Fausto Brizzi commenti

«È un pezzo di storia questa roba qua», ha detto l'attrice Isabella Ferrari al microfono di Dino Giarrusso, durante la puntata de Le Iene di martedì 14 novembre. In un nuovo servizio sul 'caso Brizzi', l'inviato ha contattato telefonicamente diverse attrici famose, per chiedere il loro parere sulla vicenda del 'Weinstein italiano', come lo hanno soprannominato in molti. Alcune, fra cui Alessia Marcuzzi, Paola Barale e Alba Parietti, si sono dette sconvolte dalla visione di quanto andato in onda il 12 novembre, in cui dieci giovani ragazze avevano accusato il regista romano di averle molestate. Cristiana Capotondi, che con Fausto Brizzi aveva recitato in Notte prima degli esami, ha invece condannato il «circo mediatico» creatosi attorno alla vicenda, non volendo intervenire oltre. Infine, Carolina Crescentini, prendendo una ferma posizione di condanna nei confronti di un sistema malato che permette queste situazioni, ha ricordato che non si devono accettare provini e casting in luoghi non 'ufficiali'. E se il mondo del cinema italiano si divide davanti alle domande della Iena, fra gli altri cineasti intervistati c'è chi ha glissato, chi non ha nemmeno risposto al telefono, anche sui social network il sentimento nazional popolare oscilla fra la solidarietà e la condanna nei confronti di chi denuncia. Alcune delle posizioni più ricorrenti, emerse dai commenti sul profilo Facebook del programma di Mediaset.

Dopo la bufera che sta travolgendo Fausto Brizzi, Dino Giarrusso ascolta alcune famose attrici e show girl italiane. Guarda il servizio completo ➡︎ http://bit.ly/2jrG7Wa

Geplaatst door Le Iene op dinsdag 14 november 2017

GLI SPAZI GIUSTI PER DENUNCIARE

Un'osservazione che fanno in molti, alcuni con toni civili altri meno, è che fino alla dimostrazione di colpevolezza in tribunale, c'è il rischio di aver messo sotto accusa un potenziale innocente. Che è poi anche quello che ha ripetuto Cristiana Capotondi, condannando il modo di lavorare de Le Iene e della stampa italiana. Su Facebook, un utente ha commentato così: «Prima di distruggere mediaticamente una persona bisognerebbe aspettare la Magistratura e i risultati delle indagini, soprattutto per una denuncia del genere che anche se NON vera, annulla completamente la vita di una persona. I processi si fanno in tribunale, non alle Iene. Se sarà colpevole sarà condannato, ma se risulterà innocente avrà la vita rovinata». Altri invece sono convinti del fatto che si tratti di un becero modo di ottenere attenzione mediatica. Perché finché non si va alla Polizia, meglio se subito dopo l'accaduto, non si può pretendere di essere prese sul serio: «Si fanno le denunce nelle apposite sedi non dalle Iene, questo non e’ neanche giornalismo, e’ solo cannibalismo. Sono state zitte fino a 10 giorni fa, portando avanti la loro vita e la loro carriera e ora si presentano ai microfoni come le vittime di qualcosa successa due minuti prima».

PER MOLTI ESISTONO GLI 'STUPRI-STUPRI' E GLI 'STRUPRI MENO STUPRI'

L'altro grande filone dei commenti è quello della colpevolizzazione di chi denuncia. E se per legge non si può parlare ancora di vittime e colpevole, per molti le dieci ragazze che hanno denunciato Fausto Brizzi sono già state etichettate come 'cacciatrici d'oro'. Che non avrebbero diritto di parlare di abusi e violenze sessuali, perchè «Ci arriva anche un cretino che non sono violenze ma compromessi accettati, abbiate un po' di rispetto per chi davvero subisce una violenza,». C'è chi mette in relazione le loro storie con quelle di altri casi di cronaca, come quello dello 'stupro di Rimini' che nell'estate 2017 aveva molto colpito l'opinione pubblica. «Mah...io mi chiedo cosa direbbe quella ragazza polacca violentata sulla spiaggia o qualsiasi dona abusata sessualmente VERAMENTE, di queste puttanate?! (ma io sono un uomo non capisco certe cose)», scrive un utente. Segno che in Italia l'abuso sessuale è considerato tale solo e soltanto se estremamente violento e brutale. Negli altri casi la vittima non è più vittima, ma una che forse, magari, aveva lanciato segnali equivoci per 'come si era vestita' o per come si comportava.

LA DENUNCIA TARDIVA VALE MENO DI UNA DENUNCIA IMMEDIATA?

«Le denunce vanno fatte subito e non dopo anni». L'altro mantra ripetuto sui social network è quello del «subito». Se non vai subito dalla Polizia, se non ne parli immediamente con qualcuno, allora può essere che non hai sofferto così tanto. «Bisogna denunciare subito. No, dopo due anni e due secoli. Se così fosse, a quel punto la colpa è solo vostra care donne. Il coraggio Non viene dopo due anni , ma se avete le palle viene subito». «Tutte ora stanno saltando fuori queste cose.... denunciare prima no è?», scrivono altri. Eppure non è difficile da capire: anche dopo mesi e anni, un omicidio resta omicidio, uno stupro resta stupro, e così anche gli altri tipi di molestie. Se anche si tratta di reati caduti in prescrizione, non si dovrebbe mettere in discussione la libertà di una persona di denunciare il proprio aggressore. E non conta il 'gli ha rovinato la vita così dopo tanto tempo', conta il 'con il suo racconto può ispirare altre persone'.

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