13 Novembre Nov 2017 1801 13 novembre 2017

La Francia boccia la grammatica della scrittura inclusiva

La proposta, respinta dal Ministro dell'Istruzione, prevedeva l'introduzione della regola della concordanza per prossimità, abolendo il dominio del maschile sul femminile.

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Scrittura Inclusiva Francia

La riflessione sulle regole grammaticali a favore della parità di genere è considerata in Italia il baluardo del 'boldrinismo', bollato e liquidiato come una questione di buonismo estremo e di polemiche sterili contro 'quello che è sempre stato'. Le battaglie linguistiche della Presidente della Camera sono state fatte rientrare nella cultura nazional-popolare del goliardico e ridicolo. Eppure, degli effetti che le parole hanno sulla società, se ne discute animatamente anche in Francia. Dove il ministro dell'Istruzione Jean-Michel Blanquer ha rispedito al mittente la proposta di adottare nuove regole di concordanza e scrittura. Dopo che 314, tra professori e pensatori, avevano firmato un appello alla 'scrittura inclusiva', spaccando l'opinione pubblica d'Oltralpe a metà, Blanquer sembra aver messo fine alla questione, rifiutando duramente quello che ha percepito come «l'ennesimo attacco alla lingua francese».

LA SCRITTURA INCLUSIVA

Di scrittura inclusiva si era iniziato a parlare da settembre, soprattutto, quando la casa editrice Hatier aveva pubblicato un manuale totalmente dedicato a questo nuovo modo di gestire la concordanza di genere. Punto di partenza era stato il rifiuto della cosidetta regola del «le masculin l’emporte toujours sur le féminin», cioè un diktat secondo cui il maschile (grammaticalmente parlando) prevarebbe sul femminile, anche in caso di maggioranza numerica. Un gruppo con un ragazzo e quattro ragazze è da descrivere con aggettivi maschili, in francese come in italiano. La proposta dei 314 professori era quella di introdurre poche ma semplici varianti. Obbligare alla declinazione femminile, quando serve, i nomi che indicano professioni e mestieri (sindaca, ingegnera, architetta), sostituire con espressioni neutre o universali quelle più discriminanti (es. non si parlerà più di 'diritti dell'uomo', ma di 'diritti umani') e combattere la predominanza del maschile quando si parla di insiemi eterogenei. Sarà quindi da usare 'gli elettori e le elettrici' oppure la formula con un punto mediano 'gli·le elett·ori·rici'.

ERA DIVERSO, PRIMA

Uno dei punti di forza della proposta della scrittura inclusiva era (ed è) il fatto che la regola del predominio del maschile sul femminile non ha sempre avuto il monopolio della grammatica francese. Come ha ricordato Titiou Lecoq su Slate francese, fu introdotta nel Seicento al posto della concordanza per prossimità. Cioè, prima, un aggettivo era declinato secondo il genere del vocabolo che lo precedeva. Poi, i grammatici più intransigenti vollero il cambiamento. E il genere grammaticale maschile venne identificato come il più nobile, avendo la meglio. Difficile non vederci un retaggio delle divisioni che al tempo, e nei secoli a venire, segnarono la società.

LE CRITICHE DEI GIORNI SCORSI

Prima che il ministro Jean-Michel Blanquer si esprimesse a proposito, in Francia la discussione aveva già raggiunto toni molto accesi e aspri. L'Académie française aveva pubblicato una dichiarazione ufficiale in cui prendeva chiaramente le distanze dalla proposta, bocciandola su tutti i fronti. Come si legge nel testo, i suoi membri «mettono in guardia» i fautori della scrittura inclusiva dal ridurre il francese a una lingua disomogenea e slegata al suo interno. Mentre altri giornali, come Le Figarò e La Croix, avevano ridotto il tutto a «deliri femministi».

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