Scandalo Weinstein

Scandalo Weinstein

13 Novembre Nov 2017 1255 13 novembre 2017

Dario Argento parla a Domenica In di molestie sessuali

Intervistato da Cristina Parodi su Rai Uno il regista italiano commenta il caso Weinstein, Fausto Brizzi e difende la figlia Asia Argento. Resta non detto il nome di Michele Placido. 

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Asia Argento e Dario Argento

Dopo che sua figlia, Asia Argento, ha portato alla luce l'altissimo numero di molestie sessuali che costellano il mondo dello spettacolo e del cinema in particolare, il regista di Suspiria, Dario Argento, era stato spesso nominato nei dibattiti e nelle discussioni a riguardo. Come poteva non sapere? Perché sua figlia non ha chiesto il suo aiuto? Avere un padre famoso non poteva proteggerla? Domande che sembra essersi posto anche lui, che intervistato da Cristina Parodi a Domenica In ha ripetuto più volte, quasi incredulo, di non aver mai intuito nulla: «Povera Asia, quante ne ha passate. Lei poteva pure essere protetta dal fatto di essere la figlia di Dario Argento, che lavorava nel cinema, che era un regista noto, un produttore... Io questo pensavo, e non ho mai saputo». Il maestro dell'horror ha poi commentato il caso di Fausto Brizzi, prendendo posizioni molto più moderate di quelle di Asia, per poi passare ai due grandi casi di abusi che hanno visto vittima l'attrice: il regista italiano, che le mostrò il pene quando era solo un adolescente, e Harvey Weinstein, il produttore hollywoodiano caduto in disgrazia.

"Conosco il nome del'uomo che ha molestato mia figlia a 16 anni" Dario Argento ora a #DomenicaIn

Geplaatst door Domenica in op zondag 12 november 2017

LE ACCUSE, MICHELE PLACIDO E LE SMENTITE

Uno dei primi argomenti toccati da Dario Argento nell'intervista a Domenica In è stato il caso delle molestie subite da sua figlia a 16 anni, quando era impegnata nella lavorazione di un film italiano. Quando era uscita la notizia, l'attrice non aveva fatto nessun nome in particolare, su Internet era uscito prepotentemente il nome di un regista: Michele Placido. Era stato facile incrociare la filmografia di Asia Argento con la data indicata, e molti utenti avevano tirato le loro conclusioni. Il polverone, però, aveva avuto vista breve. Un secco commento dei portavoce di Placido e una rettifica da parte dell'interprete di XXX avevano fatto calare il sipario sulla vicenda. «Non ho detto che era un regista con cui stavo lavorando», ha detto l'Argento. «Preciso che non ho in alcun modo fatto il nome dell’autore del gesto, né tantomeno ho indicato elementi per identificarlo. Pertanto chiunque pretenda di conoscerlo, scrivendo qui o altrove il presunto nome, se ne assume per intero e personalmente la responsabilità». Una postilla che aveva lasciato perplessi molti. Una posizione ambigua che sembra aver seguito anche Dario Argento nell'intervento di domenica 12 novembre. In cui il nome di Michele Placido non emerge mai, ma che aleggia fra lui e Cristina Parodi: «Come racconta Asia, quando a 16 anni stava facendo il film, anzi un film, perché se no poi si capisce subito il colpevole».

WEINSTEIN E IL MOSSAD

Impossibile non parlare, poi, delle accuse che hanno dato il via a tutto quanto, quelle ad Harvey Weinstein. Dario Argento si è dichiarato inconsapevole di tutto, fino a pochi giorni prima dello scoppio dello scandalo: «Io tutte queste cose non le avevo capite. Lei è perfetta, è anche pura, ma è circondata dal maiali». Asia lo aveva chiamato per avvisarlo della pubblicazione dell'intervista sul New Yorker. Una notizia che ha sorpreso moltissimo il regista, che alle domande di Cristina Parodi, su cosa sapesse, su cosa immaginasse, ha risposto: «Il dubbio ce l'ho avuto, ma vedevo che lei non mostrava di essere mai stata aggredita. Per questo non ho mai saputo». Ma ora, continua i il regista di Profondo Rosso, Asia Argento ha paura di uscire di casa. Teme per propria incolumità e per quella dei figli. A minacciarla ci sarebbero ex spie del Mossad e agenti sotto copertura ingaggiati da Weinstein nel corso degli anni, per evitare che le sue colpe fossero scoperte. Un vero e proprio «esercito sotto copertura», come lo ha definito il New Yorker, che il 6 novembre ha pubblicato un dettaglio articolo a riguardo.

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